DOSSIER RUSSIA
di Jozef Daniel Pravda
Il mondo salesiano è impegnato quest'anno nel «Progetto Yakutsk», per la costruzione di un centro giovanile nell'estremo nord-est della Russia. I modesti inizi di una missione coraggiosa nella grande Siberia.
La-missione siberiana ha dei precedenti lontani. Dopo il colpo di stato dei bolscevichi nell'ottobre 1917, in Cecoslovacchia cominciò una corrente di preghiera per la conversione della Russia. Molti giovani cechi e slovacchi si preparavano nel Collegio "Russicum" per lavorare in Russia. Dopo la Seconda guerra mondiale, quando la Cecoslovacchia era caduta sotto la dominazione russa e la Chiesa era duramente perseguitata, i credenti cattolici pregarono ancora di più per la Russia. C'erano contatti continui tra le due Chiese perseguitate, cattolica e ortodossa; attraverso la Slovacchia passava molta letteratura religiosa all'Unione Sovietica.
Con i cambiamenti del 1989, i contatti divennero più liberi e più intensi: un gruppo di seminaristi salesiani si manteneva in corrispondenza con Padre Bytautas, di Novosibirsk, l'unico sacerdote cattolico che lavorava in quel momento in Siberia. Grazie alle sue lettere, i seminaristi vennero a sapere che la situazione era completamente cambiata e che c'era una grande apertura verso la religione, in particolare verso il cristianesimo.
Nella primavera del 1991 partii per la Siberia e trovai che l'ambiente era molto propizio per aprire una prima presenza salesiana. Al mio rientro a Vilnius (Lituania) incontrai il nuovo amministratore apostolico per la Siberia, monsignor Joseph Werth, che manifestò il desiderio di avere i salesiani nella sua diocesi, la più grande del mondo. I superiori dell'ispettoria di Bratislava (Slovacchia) decisero di inviare me e don Joseph Toth in Siberia per esaminare la situazione in modo più approfondito. Rientrammo con un contratto in tasca che consentiva di collaborare con il dipartimento per l'educazione popolare della regione di Aldan. Il dipartimento ci permetteva di costruire una casa e aspettava da noi una collaborazione nell'ambito dell'educazione etica e delle lingue straniere.
LA POVERTÀ DEGLI INIZI Quando, un anno dopo, i primi tre salesiani arrivarono a Aldan, niente era stato fatto di ciò che era previsto nel contratto. Decisero tuttavia di restare ad Aldan e di incominciare qualche attività in un piccolo appartamento in un edificio di legno alla periferia della città. In pochi giorni il pavimento dell'appartamento crollò. Era l'estate 1992. Incominciammo a insegnare in varie scuole lingua francese, etica, introduzione alla religione, e ci mettemmo in collaborazione con l'orfanotrofio dello stato, mentre cominciammo a costruire una casa per i salesiani e per i ragazzi al centro della città, esattamente dove, negli anni '30, la CEKA (madre del KGB) fucilava i cattolici.
La nostra comunità cattolica era molto piccola: a volte arrivavano a quindici i partecipanti alla liturgia domenicale. Intanto abbiamo fatto le prime esperienze con i giovani e lavoravamo in quattro scuole. La gente s'interessava molto alla religione e ci invitava di continuo. Era il momento del primo entusiasmo dopo il periodo della repressione.
PROSPETTIVE
Ad Aldan e dintorni i giovani sono molto vulnerabili, nervosi, aggressivi: sono le vittime del passato regime che ha creato un clima da campo di concentramento, cioè, di sospetto, denuncia, persecuzione; le vittime di circostanze familiari difficili (non c'è praticamente una famiglia senza un divorzio), dell'alcoolismo. L'alcoolismo arriva al 60 per cento della popolazione (alcuni dicono al 90 per cento). Nell'estate 1993 due cooperatrici salesiane ci hanno raggiunto e lavorano nelle scuole e nell'orfanotrofio. La nostra casa funziona come centro di giovani, centro di attività sociali e caritative e come cappella/parrocchia della comunità cattolica, che si è moltiplicata.
Tentiamo ora di acquistare un pezzo di terreno vicino alla casa per campi di gioco e bisognerà pensare a una specie di internato per gli adolescenti che escono dagli orfanotrofi dello stato e che si trovano senza tetto e per la strada. Nel 1994 abbiamo organizzato colonie estive per ragazzi e giovani della città, con l'aiuto di otto giovani volontari slovacchi e di giovani del posto: è stato un vero successo. Questa esperienza dei giovani volontari ha avuto una forte risonanza nella stessa Slovacchia e ha provocato la nascita di un movimento missionario fra i giovani e fra gli adulti.
L'ispettoria di Bratislava (Slovacchia) ha deciso di aprire una seconda presenza salesiana in Siberia, a Yakutsk e due sacerdoti salesiani con una Volontaria di Don Bosco vivono e lavorano nella capitale della Yaku tia dall'ottobre scorso, con lo scopo preciso di studiare possibilità e forma di aprire un centro giovanile. Sono a contatto con le autorità locali, che si mostrano molto favorevoli a questa idea. Hanno offerto alla congregazione uno dei vari immobili in costruzione, non finiti a causa della forte crisi economica del paese.
È il "Progetto Yakutsk": Centro giovanile '96: si tratta di finirne la costruzione e organizzare il Centro. I salesiani vivono in un piccolo appartamento e lavorano con successo in due scuole, insegnando per ora solo educazione etica, perché la costituzione russa non permette attività religiose nelle scuole statali. Hanno affittato un locale che funziona come mini-centro giovanile e serve alle riunioni della comunità cattolica.
In Siberia il comunismo ha distrutto praticamente tutte le chiese e ì monasteri: qui era tanto più facile dato che, per le condizioni climatiche, erano di legno. A Yakutsk c'è per ora una chiesa di legno che funziona, e un'altra fabbricata in mattoni nella quale si trovano gli archivi di stato. Questa sarà restituita alla Chiesa ortodossa. Al di fuori di queste due chiese, ce n'è ancora un'altra in provincia, che è stata adibita a museo. La popolazione attuale russa si dichiara per principio cristiana ortodossa. Questo non significa assolutamente che sia credente e, meno ancora, praticante (per gli ortodossi però è sufficiente andare in chiesa una volta all'anno per confessarsi e comunicarsi). I Yakuti vivono in uno stato spirituale confuso: la maggior parte si dichiara pagana. Una parte di essi sta per il ritorno alle credenze degli antenati. Gli altri stanno per l'ortodossia. Alcuni entrano nelle sette protestanti. C'è anche un buon numero di Yakuti che, sentendosi asiatici, preferiscono le religioni di origine asiatica o lo stesso islamismo. E un popolo comunque che cerca Dio.