LETTERE

PARTIAMO DALLE PICCOLE COSE. «Avendo trascorso quasi 13 anni della mia infanzia in un istituto salesiano, porto nel cuore, e ne sono fiera, quella esperienza. In realtà la sento più nelle mie ossa, perché è stata come una forte impalcatura eretta fuori e dentro di me; mi ha accompagnata e mi accompagnerà per molto tempo. Purtroppo per svariati motivi, non riesco a fare molto di concreto per mostrare un minimo di riconoscenza, e leggendo sulla vostra rivista quanti sono e quanto fanno i missionari e benefattori in genere, sento che quella mancanza diventa sempre più assenza da parte mia. Mi piacerebbe quindi trovare tra le vostre pagine una rubrica dedicata alla solidarietà più semplice, quotidiana, della gente comune. Vorrei trovare indicato, regione per regione, città per città, il punto di raccolta di oggetti di necessità, quali di questi oggetti servono, in quale missione essi saranno inviati. Vi prego di pensare un attimino anche a chi come me è disposta a fare qualcosa, che se pur piccolo e di modeste dimensioni, ha per chi lo compie, ma forse ancor di più per chi lo riceve, un valore inestimabile». Gabriella, Torino

Ciascuno deve inventarsi un campo di azione a propria misura. Nel suo caso, direi che potrebbe cercare tino spazio nella sua parrocchia, oppure rivolgersi a una casa salesiana (c'è il gruppo dei cooperatori, i laboratori Mamma Margherita, l'associazione exallieve/i...). Un nodo concretissimo di collaborare è quello di scrivere a un missionario dichiarandogli la propria disponibilità ad aiutarlo in qualcosa, magari coinvolgendo le proprie amiche.

VASSULA RYDEN. «Sfogliando il numero di dicembre ho letto una notizia che mi ha fatto trasecolare. Nella rubrica "Il mese in libreria" con grande risalto viene reclamizzato un libro su Vassula Ryden, edito dalla LDC. È una donna divorziata, che esprime esternazioni fameticanti e inverosimili. Chiedo che diate una smentita, e che abbia la stessa risonanza della notizia data » (Lucia Cairoli, Luino). «Sono rimasta davvero meravigliata della presentazione del libro su Vassula Ryden. E stata proibita la diffusione dei suoi scritti... » (suor Ida Orbi, Roma).

Il libro Vassula Ryden, Indagine critica (LDC, pp. 174, lire 15.000) è del domenicano François Derisine, docente di teologia a Bologna, studioso del fenomeno delle sette. Nel libro offre un'indagine critica acuta e solidamente documentata sulla persona e l'opera della Ryden. E un libro che tutti dovrebbero leggere, tanto più dopo la "Notificazione della Congregazione per la dottrina della fede". Nel libro- vengono analizzate lucidamente tutti i "lati oscuri, ambigui e negativi" (Presentazione) di questo fenomeno che "rientra effettivamente nel quadro specifco della New Age" (Conclusione).

TUTTE LE ETÀ SONO BUONE. « Ho 25 anni, sono un ex studente geovista in cerca di verità sin dall'adolescenza. Chi mi ha riportato sulla retta via non è stato un cattolico adulto e responsabile, ma un amico coetaneo. Evitiamo dunque discriminazioni nei confronti dei giovani che vogliono impegnarsi nell'evangelizzazione. Mi riferisco alla risposta data nel numero 10 del '95. Voi li definite incompetenti, ma Domenico Savio pur giovanissimo è stato preso sul serio ». Germano Rubatto, Chieri

COME SUPERARE LA BARRIERA GIOVANI-ADULTI. « Ho 19 anni e da moltissimo tempo leggo il vostro giornale, che trovo davvero "speciale". Nel numero di ottobre ho letto quella lettera sul rapporto tra adulti e giovani. Mi trovo in profondo disaccordo con quel padre di tre figli. Penso che basterebbe un po' di comprensione e rispetto da entrambi i versanti per far scomparire le barriere. Purtroppo ciò che si vuole è inquadrare i giovani in schemi fissi e se chiedono autonomia, si grida allo scandalo. I giovani però hanno fatto anch'essi le loro esperienze e sanno di avere un preciso compito da assolvere nella loro vita. Certi modi di fare da parte degli educatori costringono i giovani a gridare per farsi ascoltare. I genitori vogliono far arrivare i figli dove non sono arrivati loro, anche se i figli sono contenti di accettarsi come sono e cercano di trovare un proprio ruolo personale nella vita. Non credo comunque che i genitori ci ascoltino troppo, altrimenti ci farebbero sentire di più il calore confortante di chi ci ama davvero. Tengo però a precisare che non è nemmeno giusto puntare sempre l'indice contro gli adulti, perché ci sono anche quelli che con il loro modo di fare ci infondono sicurezza». Marilena, Catania.

CONTINUARE PER LORO. « Ho 20 anni e leggo da sempre il BS. Sono cresciuta in oratorio. Mi piaceva giocare, pregare, stare con gli altri. Diventata adolescente, qualcosa è cambiato. Qualche ragazzino cominciò a farmi il filo e questo non piaceva a qualcuno, tanto che dovetti lasciare la vita oratoriana. Sono rimasta sola per molto tempo. Giravo per la città in bicicletta e passai dei giorni molto tristi. Dopo qualche anno mi proposero di fare catechismo in parrocchia. Ho cominciato quasi per scherzo, poi impegnai tutta me stessa. Oggi quei primi bambini sono adolescenti e io sono ancora con loro e li vedo crescere con soddisfazione. Non son mancati screzi e problemi, soprattutto con il parroco, piuttosto autoritario, ma anche con i genitori, che magari si lamentano perché gli rimproveri il figlio. Ho avuto talvolta la tentazione di abbandonare, perché oltre a impiegare gratuitamente il mio tempo per me prezioso (studio all'università), e speso denaro per raggiungere la parrocchia, lontana 15 km dalla mia città, ricevi calci in faccia. Ciò che mi convince a continuare sono i ragazzi. Mi dicono: "Con te mi sento sicura"; "Maria Rosa, giochiamo?". "Posso venire con te a fare le compere?". Ma la soddisfazione più grande l'ho provata quando Giusy ha utilizzato il suo tempo, mentre gli altri giocavano, per aiutare una bambina handicappata a compilare un test. Questo mi dà la forza di continuare. Voglio comunque che la mia vita sia utile a qualcuno». Maria Rosa, Barcellona (Messina)

UNA NUOVA FILOSOFIA DELLA VITA. «Ho 26 anni. Pochi giorni fa mi è capitato casualmente tra le mani il BS. A essere sincera, se mi fosse capitato qualche anno fa, non vi avrei fatto caso. Invece l'altro ieri, un po' perché il padre del mio fidanzato è un exallievo, e un po' perché ora sono più attenta ai problemi dei giovani e dell'uomo in genere, ho cominciato a leggerlo con attenzione, scoprendo una realtà di cui sapevo troppo poco. Di gente che aiuta il prossimo senza chiedere nulla, una nuova filosofia della vita... ». L.P.. Bari

BS DOMANDA

«MI HANNO RUBATO IL CUORE... ». «Lanzo è stata la prima vera scuola salesiana; a Lanzo Don Bosco andò molte volte per ritemprarsi le forze e fece alcuni dei sogni più importanti. A Lanzo sì tennero i primi Capitoli generali. Quell'opera era certamente nel cuore di Don Bosco: "I ragazzi di Lanzo mi hanno rubato il cuore...", scriveva in una lettera che ancora si conserva. Oggi la scuola di Lanzo è stata chiusa e gli edifici sono stati venduti. Che sarà ora delle attività giovanili a Lanzo e nei paesi vicini? L'utile della vendita servirà per opere nuove a favore di ragazzi più bisognosi di quelli di Lanzo? Vorremmo una risposta dal superiore regionale d'Italia». Seguono le firme, Lanzo (Torino)

Risponde Giovanni Fedrigotti (*).

A seguito della visita straordinaria al Piemonte, il Consiglio Generale si è posta una esplicita domanda nei confronti di quelle opere salesiane che hanno uno speciale significato storico, ma che oggi sono in situazione critica. A Lanzo è venuta meno la presenza dei ragazzi che frequentavano quella scuola, fondata da Don Bosco nel 1864, e a cui rimase sempre molto affezionato. La chiusura dell'internato, il calo demografico, la scarsità di personale salesiano, la vicinanza della scuola delle suore "Albertine", con cui si rischiava una concorrenza, ecc. sono fra i fattori che hanno contribuito alla diminuzione degli allievi e alla conseguente decisione di chiudere la scuola. In questa situazione - come in altre analoghe, che si stanno profilando - il crì terio dominante resta quello "pastorale", e quello della rilevanza "storica" viene necessariamente subordinato. Don Bosco del resto - che chiudeva, anche in tempi assai brevi, le case da lui fondate -ci ha insegnato a preoccuparci assai più dell'avvenire e del bene dei giovani che non dell'avvenire e della durata delle singole opere. Egli ha voluto i suoi salesiani come "pastori di giovani" e non sarebbe felice di vederli trasformati in "guardiani di mura", anche se antiche e cariche di gloria. Chiusa la scuola, che ne sarà di Lanzo? Ci si è preoccupati di mantenere la presenza in parrocchia e nell'oratorio, per il quale resta assicurata la disponibilità degli ambienti necessari. In prospettiva, in risposta a una esplicita richiesta del cardinale Saldarini, si estenderà gradualmente la cura pastorale anche alla "zona" circostante. Credo che doti Bosco non sia dispiaciuto di questa soluzione, che, oltretutto, ha scongiurato la definitiva partenza dei salesiani da Lanzo. Quanto all'impiego di eventuali "ricavi", c'è solo l'imbarazzo della scelta. La sistemazione della nuova sede della comunità salesiana in Lanzo, gli impegni presi in Nigeria, i costi previsti dal piano di solidarietà con il Sud Italia (Corigliano Calabro), i progetti di intervento in Piemonte a favore dei minori in difficoltà (per ricordare solo alcune delle iniziative in corso...), sono tali da esaurirli e da spingerci a chiedere, sempre di nuovo, la solidarietà dei nostri benefattori.

(*) Consigliere regionale per l'Italia e il Medio Oriente.