LETTERE

POSTE, ANCORA DISGUIDI. «Non ho ricevuto né il numero di dicembre, né quello di gennaio. È strano: l'Osservatore Romano, il Messaggero di Sant'Antonio, Famiglia Cristiana mi arrivano puntualmente, mentre le riviste salesiane per riceverle devi continuamente protestare. Non si contano le lettere e le telefonate che ho fatto da quando sono abbonato » (Catroppa Antonio, Serra San Bruno, Catanzaro). «E la seconda volta che vi scrivo: a causa del malfunzionamento postale non ho ricevuto il numero di febbraio» (M. D'A., Bressa di Campoformido, Udine).

Due lettere a campione - una dal nord e una dal sud - delle tante che ci arrivano per lamentarsi del disservizio postale. Purtroppo, nulla di nuovo.

ADESSO È SALESIANO. «Sono la mamma dì Gianluca, al quale arriva da tanti anni il vostro gradito giornale. Volevo solo informarvi che mio figlio dopo essere stato vostro allievo adesso è diventato salesiano. Prego quindi di cambiare l'indirizzo e di mettere il nome di mio marito». Ada Mercol Toso, Roletto, Torino

FAMIGLIA, NON É SOLO CRISI. «Sono un medico di 44 anni. Vivo in un paese alle falde del Vesuvio. Sono felicemente sposato da circa 14 anni. Ho due figli che sono tutto per me. Trascorro il mio tempo libero dagli impegni in una comunità parrocchiale. Sulla scrivania dell'ufficio del mio parroco ho visto il Bollettino Salesiano. È stata tanta la voglia di sfogliarlo, che non ho desistito dal toglierlo dal cellofan e guardarlo. Da ragazzo sono stato un vostro "oratoriano" » (Lettera firmata). « Sono una cooperatrice da più di 30 anni. Voglio esprimere la mia gioia nel far parte della Famiglia Salesiana e di aver avuto l'opportunità di conoscere nei vari incontri tanti salesiani di valore. Ho fatto parte della Caritas e del Centro di ascolto. Ma vorrei anche farvi sapere che il 26 gennaio scorso ho festeggiato con mio marito le nozze d'oro circondata dai miei cinque figli, dieci nipoti, tutti cresciuti alla scuola di Don Bosco e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice... » (Angela e Antonio Di Domenico. Salerno). « Vorrei esprimere la mia riconoscenza verso chi dirige il nostro oratorio: grazie al loro esempio e al loro sorriso sono riuscito a riacquistare quella fede che pian piano stava svanendo in me. Mia figlia si è inserita all'oratorio e anch'io con mia moglie abbiamo potuto conoscere un po' di quel vostro spirito fatto di allegria, serietà, discrezione... » (A.M. Cascine Vica, Torino).

VOGLIO RIFARMI UNA VITA. «Sono quel detenuto di cui avete pubblicato l'appello qualche tempo fa. Da allora ricevo corrispondenza anche dall'Europa, Argentina, Giappone. Vi ringrazio. Mi è stato di aiuto in tutti i sensi. Da dieci mesi mi trovo in un nuovo carcere e vi scrivo perché ho di nuovo bisogno di voi. Ho ancora da fare 3 anni e 5 mesi, poi dovrò uscire e rifarmi una vita. È quello che desidero, ma nessuno sembra disposto ad aiutarmi. Sono del '56, quindi non più giovanissimo, ma accetto qualsiasi lavoro e in qualsiasi città. Se volete informazioni su di me, basta chiederle al direttore del mio carcere ». Roberto Rombolà Carcere di via Gravellona, 240 27029 Vigevano

IL BS IN CLASSE. «Ho 19 anni e sono venuta a conoscenza del Bollettino Salesiano solo una settimana fa, grazie a una mia compagna di classe... ». (Deborah, Padova). «A scuola durante le ore di supplenza leggiamo i vari articoli che parlano e interessano noi giovani, ad esempio "Il punto giovani" (I primi fuochi, molto interessante). A me il BS arriva sempre puntuale, ai miei amici no» (Vincenzo, Riesi).

COME TROVARE LAVORO. «Sono un'exallieva dell'istituto Maria Mazzarello di Roma. Vi scrivo per parlarvi di un problema che mi angustia e deprime. Si tratta del lavoro. Ho due diplomi, la maturità classica e magistrale, conosco discretamente il francese, dattilografia, ho superato 19 esami alla facoltà di medicina e chirurgia di Roma. Ho già lavorato come insegnante supplente. Mi rivolgo a voi per ricevere aiuto, consigli, indirizzi per riuscire a trovare un lavoro continuativo». C.D'A., Roma

In questi mesi in Italia ci sono state le elezioni e i politici hanno fatto grandi promesse nei confronti dei giovani. Vedremo. Il lavoro per i giovani è davvero la soluzione a molti problemi. Recentemente i responsabili del "Settore emarginazione e disagio giovanile" dei salesiani d'Italia hanno scritto sollecitando a "inventare" qualcosa di nuovo: «Poca è la sensibilità nel inondo salesiano per la disoccupazione », dicono. « Ci perdiamo nelle feste, rna non affrontiamo i problemi reali e concreti (il lavoro). Non sarebbe opportuno portare avanti delleforme profetiche anche in questo campo? Nella riconversione delle opere e delle strutture devono trovare un posto privilegiato i reali bisogni dei giovani».

MISSIONARIO DA 44 ANNI. « La nostra parrocchia che ha già più di 30 anni, non aveva ancora gli uffici e una sala parrocchiale. Li abbiamo benedetti nel giorno di Don Bosco, grazie agli aiuti dell'Adveniat e di tanti piccoli benefattori. Abbiamo anche posato la prima pietra della casa dei salesiani, ma non so quando sarà pronta. Parte della nostra casa è di lamiera di zinco e qualche volta piove sui letti.Per non parlare dei topi che si muovono liberamente. Quando arrivai ad Hatico, Mao, otto anni fa, nella zona non vi erano chiese, ora abbiamo sei chiesette nuove con il tabernacolo, e la gente è contenta. Vorremmo costruire una scuola e il centro giovanile dove adesso vi è la casa dei salesiani. Col tempo e confidando nella Provvidenza faremo tutto». Don Luis Sertore Parroquia Sagrado Corazon de Jesus Apdo. 47 - Hatico, Mao Repubblica Dominicana

CAMICIA PER VIP. « Un settimanale di grande tiratura ha pubblicato una pubblicità indiretta (si dice così? Erano le novità nell'abbigliamento e la presentazione di oggetti nuovi e originali...). Mi ha colpito il prezzo di una camicia in vendita in alcuni negozi della mia città: 900 mila lire. Subito non ci ho badato, poi mi sono detto: è l'equivalente di alcuni mesi di pensione sociale, quella di molti italiani! Ho pensato che stiamo ritornando all'antico, quando il ricco si faceva il bagno nel latte e il povero doveva accontentarsi dei pane nero». Carlo Fumagalli, Milano

BS DOMANDA

I GRANDI VALORI «Si può dire che io ho imparato ogni cosa dai miei genitori, Oggi invece, guardando i nuovi genitori e come crescono i loro figli. mi domando preoccupato da chi i giovani riescono a imparare le cose che contano: dalla scuola? da quel po' di catechismo? dai nonni? o dalla televisione, che fa più scuola di tutti?» (nonna Luisa, Mestre).

Risponde Jean-Marie Petitclerc.

La sua domanda rispecchia bene il grande cambiamento che c'è stato nella società in cui viviamo oggi. Le generazioni che ci hanno precedute vivevano in un mondo sicuro di sé, che custodiva convinzioni e certezze, mentre le nuove generazioni crescono in un contesto che ha come base un fondo d'incertezza ed è segnato dal pluralismo. La società è diventata complessa. Il giovane d'oggi non è più soltanto l'abitante di un villaggio o di una famiglia: si muove tra il centro scolastico o commerciale; passa per il centro sportivo e quello del divertimento. Ognuno di questi offre una pluralità di scelte religiose, politiche, morali e anche ambienti, ai quali occorre aggiungere l'influsso grandissimo della televisione, modi diversi di vivere. Tale pluralismo rende relative le esperienze e i valori che ti hanno finora formato. Per cui farsi una scala di valori è diventato più difficile per un giovane d'oggi che per quello di ieri. Perché non c'è più consenso comune sui valori. Questo rende più delicato anche il compito dei genitori. Essi operano al centro di molte proposte educative (scuola, televisione, opinione pubblica) che si accavallano e di cui bisogna necessariamente tener conto.

Questo fatto non deve condurre a rinunciare al compito  di trasmettere i valori. Perché il diffondersi del pluralismo fa correre un grande rischio: quello di comportarsi e fare discorsi di questo tipo: «Tutti i modi di pensare e di vivere si equivalgono: è solo una questione di gusti personali!». Se fosse così, a che cosa servirebbe impegnarsi per fai- trionfare Ma se in un mondo in cui c'era consenso la trasmissione dei la giustizia'? valori poteva avvenire per autorità, in un mondo pluralistico, questo si può fare solo per contagio. Trasmettere un valore presuppone che l'educatore abbia la capacità di testimoniarlo. E noi sappiamo quanto i giovani d'oggi siano sensibili alla virtù della coerenza. Per finire, permettetemi allora di sottolineare l'importanza del ruolo dei nonni presso i giovani. La loro disponibilità e la loro ricchezza di esperienza costituiscono la carta vincente per la comunicazione con i ragazzi e gli adolescenti. Testimoniando la loro felicità che dura nel tempo, essi portano questa certezza che oggi è così assente.