LETTERE
DAL VIETNAM. « Vi scrivo per presentarvi un'opera di Dio: la chiesa di san Giuseppe di Trang-Due nel nord del Vietnam, presso Hanoi. Il Villaggio esiste dal 1815, e ha 14 mila abitanti. La chiesa è stata costruita nel 1945 con materiale povero ed è stata danneggiata dalle due guerre contro la Francia e gli Stati Uniti. I cattolici di questa chiesa sono un migliaio, buoni e ferventi. Dopo più di cento anni, nel villaggio ci sono 16 sacerdoti e alcuni religiosi/e. li primo cardinale del Vietnam è nato in questo villaggio. Con il permesso delle autorità civili e religiose sono ricominciati i lavori di ricostruzione della chiesa nel giorno di sant'Andrea. I lavori proseguono, ma il denaro è insufficiente, perché in questa zona la gente è molto povera. Vi preghiamo di aiutarci materialmente e spiritualmente a portare a termine quest'opera. II Signore vi ricompenserà. Vi saluto, a nome mio e dei parrocchiani. Questo è il mìo indirizzo per la corrispondenza: Mc Huynh, P.O. Box 767. Ho Chi Minh City - Vietnam. Per eventuali aiuti, indirizzare a: Carlo Socol, SDB, 69B Pokfulam Rd - Hong Kong ». Marco Nguyen Due Huynh, SDB, Ho Chi Minh, Vietnam
PARLATE TROPPO DEI GIOVANI. «Non voglio più ricevere il BS. È sempre stato un buon documentario del mondo missionario, ma diventa sempre più una rivista del mondo dei giovani e dei loro problemi. I mass-media si preoccupano solo di loro. Tutti gli altri andrebbero "sterminati", tanto non hanno un futuro utile. Essendo diventato un pensionato, ho la necessità di leggere informazioni su leggi e scadenze, informazioni mediche per la terza età, ecc. ». Lettera firmata, Moncalieri, Torino
Mentre molti se ne rallegrano, non manca chi come lei si dice contrariato perché diamo troppo spazio ai problemi giovanili. Ci pare comunque di essere in linea con Don Bosco, che ha avuto la missione di occuparsi di loro (ha contato però quante pagine dedichiamo sempre alle missioni?). l giovani prenderanno il nostro posto, cambieranno la società, la ,faranto più giusta e sana, se cresceranno bene. D'accordo, la vita oggi presenta un ventaglio di difficolte] pesanti, soprattutto a chi è anziano. Non perdiamo però l'aggancio a una visione più ampia della vita, che vada oltre le esigenze di ogni giorno
SETTE, COME DIFENDERSI. «A proposito dell'articolo sulle sette del numero di marzo. In Francia Le Monde ha scritto che sotto la spinta emotiva dell'omicidio-suicidio rituale di massa di Grenoble, si sta valutando il rischio per la società di certi loro riti e concezioni esoteriche e "apocalittiche", che portano a una vera "manipolazione mentale" soprattutto dei più deboli. Si diceva che la resistenza alla loro invadenza risulta difficile perché dispongono di grandi mezzi finanziari. E si proponeva un lavoro di prevenzione, con lezioni tenute in classe, e appositi corsi anti-sette. Noi ci preoccupiamo di meno, anzi le guardiamo con rispetto. O no?». Angelo Billia, Pescara
A MESSA CON IL CALICE. «Avete pubblicato una foto con un ragazzo che beve al calice, per indicare una migliore "partecipazione" liturgica (cf. Alla Messa si educa in famiglia, BS 3/96). Credo che la scelta non sia stata felice. Ho letto che i calici usati durante la messa contengono in molti casi batteri pericolosi in grado di trasmettere malattie e infezioni anche gravi. Non è un pregiudizio: la ricerca è stata fatta da due ricercatori americani in una Chiesa episcopale del Kentucky. Ma la cosa vale anche per la Chiesa cattolica, che abitualmente fa uso di calici comuni ». Lettera firmata, Vigevano
LA DROGA RENDE DI PIÙ. «Ho letto ciò che Risso ha scritto sulle donne (Donne di carta, BS 5/96). Interessante l'imbarazzo di Furio Colom- bo. lo però me la cavo meglio. Non dovendo leggere Espres- so o Panorama per motivi di lavoro, quando in copertina c'è una figura femminile che ritengo offensiva per la donna e per me, non compro quel nu- mero. Semplicemente. Mi do- mando, però: se il criterio del- le vendite e quindi del profit- to è la cosa che più conta, per- ché i direttori di quelle riviste al posto di darsi al giornalismo non si mettono a fare i "pro- tettori" o a spacciare droga? Sarebbe forse meno faticoso e renderebbe di più ». Giacomo Garbese, Firenze
LA NOSTRA GIOIA. «Siamo quattro giovani animatori nel- la parrocchia-oratorio. Il 31 gennaio abbiamo emesso la "Promessa" per entrare a far parte dell'associazione dei co- operatori. In comunione con tutto il mondo salesiano, vo- gliamo rendervi partecipi del- la nostra gioia e ringraziare chi ci ha accompagnati nel cammino di formazione». Luca, Fabio, Luca e Tiziana, Lecce
IL SERVO DI DIO EGIDIO CRISTOFORO BULLESI. «Mi permetto di scrivervi per ricordare mio fratello Egidio Cristoforo (23 anni), che da marinaio a La Spezia nélle ore di libera uscita era entrato in amicizia con i salesiani della città. Andava all'oratorio e nella chiesa della Madonna della Neve, dove colpiva tutti per il suo modo di pregare. Sulla corazzata Dante Alighieri per il servizio di leva, operava da missionario laico tra mille commilitoni, in gran parte poco sensibili alla religione. Uno di loro testimoniò che quando la nave si trovava in mare agitatissimo con il vento forza 8, si stringevano a lui, che dava loro animo. Propiziò tante conversioni, alcune clamorose, come quella del Foghin, che portato alla fede da Egidio, si fece frate e missionario». Giuseppe Bullesi, Soverato (Cz)
BS DOMANDA
LE TARIFFE IN CHIESA. «Mi pare che alcune diocesi hanno stabilito "quote fisse" per matrimoni e funerali. Chiedo: qual è il motivo? Non sarebbe bello che l'estremo saluto a un parrocchiano avvenisse "gratis"? E che la comunità festeggiasse quei due giovani sposi senza ulteriore aggravio di spese per quella nuova famiglia? » (Giuseppina Mason, Trieste).
Risponde don Stelvio Tonnini *
Non parlerei di "tariffe" ma di giusta offerta alla Chiesa per il sostentamento dei sacerdoti addetti alla parrocchia. Anche a me è capitato di sentire da alcuni fedeli: «Padre, quanto costa la messa? quanto costa un funerale? quanto si spende per sposarsi in chiesa?» Rispondo: «Non si paga niente, ma si contribuisce in maniera adeguata alle spese che la Chiesa affronta per i diversi servizi che si richiedono. L'amministrazione dei sacramenti è gratuita. La Chiesa è di tutti: ci sono spese per la pulizia, il riscaldamento, la luce, le candele, il vino e le ostie. Sì, tutto questo ha un costo e bisogna che i fedeli lo sappiano. Si tratta di arrivare a quella "corresponsabilità" dei laici che frequentano le nostre parrocchie. Per questo ci sono le famose "questue" durante la messa (specialmente nei giorni festivi): però, insieme alle mille lire, troviamo ancora le cento lire e, non ci crederà (chissà dove le trovano...), anche le dieci lire. Non disprezziamo però l'obolo della vedova. Ringraziando Dio, i benefattori generosi non mancano e la Provvidenza non viene meno. Un parroco come me, che ha una parrocchia di oltre 20 mila abitanti, riceve dal Vicariato (= diocesi) un contributo mensile di 300 mila lire: il resto è affidato alla generosità dei parrocchiani. Forse talvolta è criticabile il "modo" con cui si chiede. Occorre educare i fedeli con buone maniere, argomenti convincenti, rendendoli consapevoli della situazione economica della parrocchia, resoconto trasparente. Chi può offra il suo responsabile contributo, chi non può non va certo privato del conforto di un funerale decoroso per un parente, o della celebrazione gioiosa del sacramento del matrimonio, la prima comunione e il battesimo dei bambini. In alcune nazioni, negli Stati Uniti per esempio, i fedeli ricevono un conto corrente mensile sul quale versano la loro "quota" per le spese della parrocchia. Si potrà fare così anche in Italia? Si eliminerebbe "quel troppo rumore di soldi" attorno all'altare. Ora però, mi lasci dire con serenità, ma con verità: ci sono fedeli che per la Chiesa non hanno l'offerta, poi spendono e spandono per fiori, musica, vestiti, pranzi, lussuose macchine, ecc. Ripeto: ci sentiamo pronti ad aiutare i poveri, non i ricchi. Cara signora, si senta in famiglia: la Chiesa è la famiglia di famiglie! Comprenda i problemi della parrocchia: sarà serena lei e aiuterà anche altri a sentirsi figli e figlie di una comune madre.
* Parroco S. Maria della Speranza in Roma.