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Figlia di Maria Ausiliatrice, presidente nazionale Cospes (Centri Salesiani di Orientamento Scolastico e Professionale). È nata a Napoli ed è laureata in psicologia.
«Il libro è stato scritto a più mani, e fa seguito a una ricerca fatta da varì esperti: intervistatori, operatori, psicologi, sociologi. Ne è emerso un materiale molto ricco che mettiamo a disposizione degli educatori. Dai dati di questa ricerca, gli adolescenti potrebbero essere definiti "una generazione sospesa e inquieta'. Vedono il futuro come un "buco nero", da cui fuggire, mentre hanno un esasperato attaccamento al passato. La permanenza in famiglia. ormai prolungata fin dopo i 25 anni, pur risolvendo tantì problemi pratici è fortemente couflittuale. Fa comodo. Ma ne scapitano la responsabilità e l'autonomia. È qui che si radica un "presentismo" incredibile: l'oggi è l'unica dimensione del vivere, sospeso tra passato e futuro. Il disagio assume volti più o meno drammatici, naturalmente. Pur senza affrontare le cause e le forme della marginalità vera e proprìa (evasione, droga, teppismo...) si può dire che esiste in maniera generalizzata una dilatazione nelle scelte della vita: sempre di più i giovani fanno fatica a scegliere definitivamente».
«Io penso di sì. Oggi poi i giovani fanno fatica a trovare il proprio "sentiero" anche perché i processi di identificazione sono resi più complessi da una molteplicità di proposte, anche impegnate. Non è così semplice come 50 anni fa definire sé stessi per la vita matrimoniale o religiosa o clericale: ci sono mille altre proposte intermedie che sembrano mettere d'accordo opposte esigenze e che rischiano di essere il paravento per ambiguità incredibili ».
« Si fa un lavoro prezioso neì Centri di orientamento, anche se spesso viene ignorato. Non si tratta solo dì somministrare un test di intelligenza. Nelle scuole, sia salesiane, che cattoliche, ma spesso con un'azione allargata all'intero territorio di una città, vengono seguiti mìgliaia di ragazzi che arrivano con un carico di problemi personali e familiari. Lo sforzo di un operatore è quello di "smuovere" dal di dentro le risorse. Senza la collaborazione attiva del ragazzo/a non si fa niente. Il processo vocazionale è un itinerario educativo che ha l'obiettivo di recuperare l'identità. Solo da questo punto di partenza si arriva a poter scegliere, ad accettare le normali frustrazionì e le opportunità di crescita, a unificare la propria personalità attorno a un "punto" di forza. Non si comincia mai troppo presto a fare "orientamento vocazionale" se si intende questo cammino verso sé stessi che arriva fino alle scelte di fede (perché. naturalmente, la vocazione cristiana o alla vita religiosa comportano cammini diversi e diverse profondità».