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Don Stjepan Bolkovac,

ispettore di Croazia. Cresciuto a Zagabria, ha fatto gli studi di teologia a Castellammare di Stabia, presso Napoli.

Tranquilla e tesa. La Croazia ha sempre rispettato le decisioni prese dagli organismi internazionali, ed è stata elogiata per la sua volontà di collaborazione. Ma la Serbia ha occupato la zona est della Croazia, e ì 150 mila profughi chiedono di ritornare. Speriamo che la situazione si risolva senza violenza.

Penso di sì. Ma non è facile immaginare come verrà realìzzata la convivenza pacifica. Resta comunque aperto il problema degli Albanesi nel Kosovo. E anche quello dei musulmanì che vogliono ritornare nei territori abitati oggi esclusìvamente dai serbi.

Il nostro territorio è stato ed è tuttora un laboratorio di politica mondiale. I grandi stati non sono intervenuti a tempo, e non sono mai riusciti a bloccare le armi, dimostrando di voler uscire dal loro guscio solo quando sono coinvolti direttamente. C'è molto cammino da fare.

È un problema di equilibri. L'Inghilterra e la Francia temevano la crescente ìmportanza della Germania, dove vi sono 400 mila croati che vi lavorano stabilmente da decenni. Per questo Francia e Inghilterra hanno sempre voluto tenersi una Serbia amica alle spalle della Germania.

È vero. Lo ha fatto per dimostrare che conserva ancora quel peso polìtico internazionale che ormai vacilla.

Tito è stato abile. Le tensioni e i problemi c'erano, ma non si raccontavano ai turisti. Basti dire che il 30 per cento della polizia era in divisa e il 70 per cento era in borghese. Il comunismo dal volto umano in Jugoslavia è uua leggenda.

Certamente non religiosa. Siamo sempre stati reciprocamente tolleranti. Ma nemmeno una divisione etnica. La lotta è sempre una questìone di potere, una faccenda di vertici politici.

Sono 99, in 18 parrocchie, 3 case di formazione, un centro catechistico e la casa ispettoriale. I novizi sono 3, una ventina di aspiranti, 11 i teologi.

Sì, ma ci stìamo aprendo ai centri giovanili, sul modello di quelli del nord Europa, come la Don Bosco Haus di Vienna: centri di accoglienza, di ascolto, di incontri. Una iniziativa davvero speciale è l'apertura di una scuola professionale a Zepde, a 80 km da Sarajevo. Ci ha invitati lo stesso card. Puljié. Il 51% dei nostri salesiani sono della Bosia Erzegovina. La scuola sarà aperta a tutti, anche ai musulmani e favorirà certamente un rapporto pacifico tra la popolazione. r,