STAMPA GIOVANILE
di Roberto Beretta
Il calo della popolazìone giovanile manda in crisi anche l'edítorìa cattolica per ragazzi. Ma qualcosa si muove, a partire dalla qualità.
Travolta dai costi e dalla concorrenza televisiva, la galassia della stampa per i giovanissimi vive anni di difficoltà. Come uscire dalla crisi.
Testate (cattolìche) contro il muro (delle vendite). Una chiude i battenti dopo 30 anni di onorato servizio. L'altra passa da quindicinale a mensile. Su una terza sì ventilano ipotesi di cessione. Tutte - poi - subiscono la crisi nel calo degli abbonamenti e nei costi che crescono. Eh già: tira aria brusca sul mondo dell'editoria cattolica per ragazzi. Eppure era una galassia gloriosa e funzionale, fino a pochi anni fa: testate con decenni di storia, una funzione educativa sempre apprezzatissima e dietro il sostegno organizzato di un mondo che al la sua « buona stampa» ancora «ci credeva». E oggi? Oggi i periodici cattolici continuano a «crederci» ma - inutile nasconderlo - soffrono, boccheggiano, al più arrancano per tener dietro a un rilancio che richiede di più in più e mezzì, e idee, e soldi, e appoggi.
Fotografa la situazione padre Fabio Scarsato, frate della basilica antoniana di Padova e da 3 anni direttore del Messaggero dei ragazzi: una testata fondata addirittura nel 1923 come sorella minore del più celebre Messaggero di Sant'Antonio. «Certo, abbiamo subìto negli anni scorsi un importante calo di abbonati: adesso siamo a 50 mila, ai tempi d'oro (tra il 1975 e il 1980) eravamo tranquillamente il doppio. Colpa della crisi demografica, delle diminuite possibilità di farsi conoscere e naturalmeute della devastante concorrenza televisiva. Insomma, già fare una rivista per ragazzi oggi è di per sé difficile; farla "cattolica", poi, è una scommessa ancora maggiore. Nella quale tuttavia continuiamo a credere. Da questo ottobre, infatti, la rivista cerca un rilancio passando da quindicìnale a mensile (per ragioni burocratiche) e insieme aumentando le pagine e rinnovando i contenuti in modo interattivo : cioè con l'inserimento di spazi per il lettore e attraverso la collaborazione di alcune classi che da tutt'Italia ci mandano i loro articoli. Speriamo che funzioni... ». Speriamolo anche per Primavera-Mondo Giovane, quindicinale redatto a Cinisello Balsamo dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, che ricordando tempi migliori stanno ora valutando ipotesi per nuove sinergie o addirittura un passaggio di testata. Suor Graziella Boscato, direttrice da 15 anni: «La crisi è generale, ma noi cattolici ne accusiamo ancor più i contraccolpi in quanto dobbiamo tenere alto il livello educativo mentre ormai ci rivolgiamo a ragazzi che di cattolico hanno ben poco. Il futuro? Credo che la Chiesa per i media giovanili avrebbe potuto fare di più. Penso alla Francia, dove un'editrice cattolica copre con i suoi prodotti la fascia giovanile dai 18 mesi ai vent'anni, ed è un piccolo "colosso". Noi siamo rimasti indietro ».
Concorda senz'altro Roberta Grazzani, direttrice «storica» del periodico per bambini Giovani Amici, edito fino a giugno dall'Università Cattolica di Milano: «Già. Perché poi abbiamo chiuso, dopo 30 anni di lavoro apprezzatissimo. Ragioni di bilancio, certo: da due o tre anni, complice il calo delle nascite, eravamo in "rosso", dalle 32 mila copie del 1990 siamo scesi ai 20 mila abbonati. Ma sono davvero troppi 170 mìlioni di passivo l'anno di fronte alla valanga di proteste che abbiamo ricevuto dai lettori dopo la sospensione delle pubblicazioni? La verità è che non ravviso nel mondo cattolico una reale sensibilità verso la stampa per bambini. Gli stessi che si scagliano contro gli strumenti "cattivi" che fagocitano i ragazzi, non si preoccupano poi di fornire ai loro figli strumenti "buoni": noi lo eravamo e non ci hanno aiutato».
Anche gli Istituti missionari coltivano da lustri una loro competenza nell'editoria per minorenni. Ne fanno fede il Piemme dei Comboniani di Verona e I.M. del Pime di Milano: due riviste con 70 anni di vita e - purtroppo - un po' d'acqua alla gola. FrateL Gianni Albanese da 4 anni dirige Piemme: «Dalla fine degli anni Settanta il calo delle vendite si è sentito, eccome, soprattutto per l'insufficiente attenzione alla diffusìone. Da un paio d'anni abbiamo una persona a tempo pieno per la promozione del mensile e il risultato si vede: ornai l'emorragia si è assestata su poche centinaia di copie in meno l'anno, contro le 3/5 mila di prima. Certo, con 40 mila lettori (negli anni Sessanta erano il doppio) lavoriamo ancora in perdita: ma il "ritorno", per noi, non è solo economico, perché la rivista è uno strumento utilissimo per educare alla missione».
«Il problema dell'editoria cattolica mi sembra piuttosto la poca competitìvità del prodotto e la scarsa fìducia nella pubblicità: i soldi spesi in marketing siamo abituati a considerarli inutili. A torto: riviste come la nostra, con una "rotazione" altissima dì lettori per ovvie ragioni anagrafiche, hanno bisogno di stendere e alimentare di continuo una rete di colle-amento con i gruppi, le scuole (cattoliche e non), gli amici, i simpatizzanti. Noi organizziamo "Feste Piemme" regionali, mandiamo in giro mostre itineranti, offriamo piccoli regali come un apprezzato "Diario" scolastico. E un lavoro da inventare ma bisogna farlo, perché oggi con i media non si può più giocare: o si rilancia seriamente, o è meglio lasciar perdere ». Ne è meno convinto padre Massimo Casaro, direttore di I.M., ora a 9 mila copie dalle 30 mila degli anni Sessanta: «I nostri abbonati sono pochi ma stabili, perché chi ci segue ha un interesse specifico. Promozioni? Mai fatte: il turn over aunuale si aggira sul migliaio di lettori, che si auto-rigenerano per conoscenza diretta. Quando al miglioramento del prodotto, si può fare fino a un certo punto: poi tocca a tutti i soggetti educativi - genitori, parrocchie, scuole - essere più sensibili allo strumento che offriamo. E che non ha ancora terminato la sua funzione, perché i ragazzi hanno bisogno di crescere e maturare con tempi diversi da quelli assillanti del video». Le suddette riviste missionarìe stanno già pensando per la prossima primavera a un «forum» sull'edìtoria periodica per ragazzi, secondo un'idea della Pontificia opera infamia missionaria di Roma e del suo mensìle Il Ponte d'Oro; la cui direttrice suor Maria Teresa Crescini aggiunge: «Anche noi subirono il calo delle vendite: dalle 40 mila di vent'anni fa sìamo scesi a 20 mila copie. Per arginare le perdite quest'anno abbiamo cambiato look. preso nuovì disegnatori, aumentato il colore e diminuito le parole. Una curiosità: i lettori più "golosi" sono quelli di provincia. Forse perché i "cittadìni" di offerta cartacea ne hanno fin troppa ».
IL GIORNALINO E MONDO ERRE Pure la flotta cattolica «verde», tuttavia, ha la sua «corazzata» di carta: si tratta naturalmente de Il Giornalino dei Paolini. Al timone don Tommaso Mastrandrea: « La demografia conta: appena 10 anni fa i potenziali mini-lettori in Italia erano 8 milioni, oggi sono soltanto 3. Il che significa che tra le disperse iniziative cattoliche è tempo di alleanze. Il segreto delle nostre 200 mila copie? Un prodotto ricco e alternativo alla tv. Se infatti l'offerta è interessante e competitiva i ragazzi la recepiscono, anche perché i genitori sono disposti a spendere di più per i figli: purché il prodotto sia "rassicurante". Ma non succede che il successo arrida a chi mette «tra parentesi » un contenuto esplicitamente cristiano? «Non è il caso nostro. Certo, non siamo un catechismo; ma la fiducia che ci siamo conquistati ci permette anzi di far filtrare il messaggio religioso. Insomma, forse i cattolici sono in crìsi perché il loro prodotto - contenuti a parte - è più scadente di quello della concorrenza? Risponde da Torino don Valerio Bocci, direttore dello spiglìato quindicinale salesiano Mondo Erre, 50 mila copie: « Per niente: tra noi ci sono testate che non sfigurano affatto al confronto con le sorelle "laiche", non sanno di sacrestia, hanno un appeal gradevole e professionale. Poi - certo - ce ne sono altre che abbassano il livello della categoria. Il problema vero, a mio vedere. non è però il prodotto, quanto la sua promozione. Dunque mi associo nel chiedere una sinergia tra cattolici: zappiamo tutti nello stesso giardino, tra l'altro sempre più ridotto, usiamo gli stessi mezzi e proponiamo i medesimi valori, non è forse ora che uniamo le forze per riuscire a sfondare laddove glì investimenti si fanno impossibili per una rivista da sola? Sì, temìamo di essere fagocitati, abbiamo paura dì lavorare insieme: ma presto sarà il mercato stesso a imporci la scelta di collaborare. Se non vogliamo morire ». E non è detto che qualcosa non si muova.