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di Silvano Stracca
«Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna». Così Giovanni Paolo Il si rivolge ai giovani nella Domenica delle Palme 1996 per l'XI Giornata della Gioventù.
Dopo i due indimenticabili raduni del '95, quello mondiale a Manila e quello europeo a Loreto, nella Domenica delle Palme di quest'anno si celebra in tutte le diocesi dei cinque continenti la XI Giornata della Gioventù. In attesa del prossimo grande appuntamento internazionale dell'agosto 1997 a Parigi.
Al GIOVANI Giovanni Paolo Il chiede di fissare già lo sguardo verso la frontiera epocale dell'anno Duemila. Ricordando che "il futuro del mondo e della Chiesa appartiene alle giovani generazioni, che nate in questo secolo, saranno mature nel prossimo, il primo del nuovo millennio". Invitando i giovani a prepararsi assieme a tutta la Chiesa al Grande Giubileo di fine millennio, Giovanni Paolo li anticipa i temi che saranno il filo conduttore delle prossime Giornate mondiali. Nel 1997: «Maestro, dove abiti? Venite e vedrete». Nel '98: « Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa». Nel '99: « Il Padre vi ama». Nel 2000: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi ». Se l'eternità è l'orizzonte di tutte le generazioni, la storia è lo scenario dell'avventura quotidiana di ogni uomo. « E nostro dovere», scrive il Papa nel suo messaggio, «vivere dentro la storia, fianco a fianco con i nostri contemporanei, condividendone le ansie e le speranze, perché il cristiano è, e deve essere, pienamente uomo del suo tempo. Egli non evade in un'altra dimensione, ignorando i drammi della sua epoca, chiudendo gli occhi e il cuore alle ansie che pervadono l'esistenza. Al contrario, è colui che, pur non essendo "di" questo mondo, "in" questo mondo è immerso ogni giorno, pronto ad accorrere là dove ci sia un fratello da aiutare, una lacrima da asciugare ».
IL PAPA INVITA I GIOVANI ad opporsi a quella che sembra oggi la "disfatta della civiltà" e a riaffermare, con vigore, la "civiltà dell'amore". A fare, anzi, dell'amore la nuova "frontiera" della testimonianza cristiana. In difesa della vita "contro ogni pretesa di fare dell'uomo l'arbitro della vita del fratello". Di quello non nato come di quello sulla via del tramonto, dell'handicappato e del debole. «A voi giovani, che fate della "voglia di vivere" l'orizzonte dei vostri sogni e l'arcobaleno delle vostre speranze, chiedo di diventare "profeti della vita". Siatelo con le parole e con i gesti, ribellandovi alla civiltà dell'egoismo che spesso considera la persona umana uno strumento anziché un fine, sacrificandone la dignità e i sentimenti in nome del mero profitto». Nessun uomo è un "iceberg" alla deriva nell'oceano della storia. Con questa bellissima immagine, Giovanni Paolo Il domanda ai giovani di spalancare gli occhi e di aprire il cuore. Per scoprire l'originale e insostituibile contributo di ognuno che, accanto ai mille gesti di tanti fratelli spesso lontani e sconosciuti, concorre a costituire il "mosaico della carità", capace di cambiare le stagioni della storia. « Viviamo », ricorda il Papa ai giovani, «momenti difficili nei quali è spesso arduo distinguere il bene dal male, i veri dai falsi maestri... Non cedete mai alle lusinghe e alle facili illusioni del mondo che poi, assai spesso, si trasformano in tragiche delusioni ».
È NEI MOMENTI DELLA PROVA che si misura la qualità delle scelte. Rammentandolo, Giovanni Paolo li chiama i giovani e le giovani del mondo al "coraggio" della decisione. Mettendoli in guardia: « Non esistono scorciatoie verso la felicità». Ammonendoli con un linguaggio esigente, che richiama quello di Gesù con i suoi discepoli: « È con senso del dovere e del sacrificio che dovete camminare lungo le strade della conversione, dell'impegno, della ricerca, dei lavoro, del volontariato, del dialogo, del rispetto per tutti, senza arrendervi di fronte ai fallimenti, ben sapendo che la vostra forza è nel Signore». In questa Domenica delle Palme '96, il Papa vuole che i giovani siano non solo "profeti della vita e dell'amore", ma anche "profeti della gioia" in un mondo spesso cupo e triste. Profeti capaci di trasmettere speranza alle generazioni di domani. « La strada che Gesù vi indica, non è comoda», sottolinea Giovanni Paolo Il alla fine del suo messaggio. «Assomiglia piuttosto ad un sentiero che s'inerpica sulla montagna. Non vi perdete d'animol».