ANNIVERSARI

di Silvano Stracca

L'ANNO DI LUTERO

450 anni fa moriva in Germania il monaco agostiniano Martin Lutero. Giovanni Paolo II ha ricordato la sua "profonda religiosità" e invita a proseguire nel cammino dell'ecumenismo.

Il 18 febbraio del 1546 moriva a Eisleben, in Germania, Martin Lutero, il monaco agostiniano che ha diviso il cristianesimo in Occidente. Un giorno d'autunno di nove anni prima, scandalizzato per il commercio delle indulgenze, affisse sulla porta del duomo di Wittenberg novantacinque tesi contro il papato. Quattro anni dopo bruciò pubblicamente in piazza la bolla con l'anatema di Leone X. Bandito dall'imperatore Carlo V, si rifugiò in un castello della Sassonia dove, resistendo a colpi di calamaio alle tentazioni di Satana, tradusse il Nuovo Testamento dal testo greco in un tedesco robusto, acuto, pungente.

CHI È STATO VERAMENTE LUTERO? Che cosa ha rappresentato un movimento così gravido di conseguenze come la Riforma protestante, che introdusse un nuovo elemento di rottura nella travagliata storia d'Europa, causa di guerre, lutti, rovine? Per gli uni, Lutero è il riformatore della fede, il padre della lingua germanica, l'uomo che, traducendo la Bibbia, realizzava il sogno di restituire centralità e accessibilità alla Parola di Dio. Per gli altri resta l'eresiarca, il bestemmiatore contro il papa e i santi, l'artefice di una ferita nella Chiesa non ancora rimarginata dopo quattrocentocinquant'anni.

PER L'ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA, il leit-motiv di tanti libri, dibattiti, celebrazioni, è il superamento ecumenico del grande strappo consumato allora. È il perseguimento dell'unità della cristianità come un dovere storico e religioso di questo fine millennio. Dopo secoli di giudizi assai negativi sulla persona e l'opera del riformatore, la svolta in campo cattolico fu segnata dal Concilio. Nel 1970, dinanzi ad una grande assemblea luterana mondiale, il cardinale Willebrands pronunciò, con l'avallo di Paolo VI, uno storico discorso definendo Lutero « il nostro comune maestro quando afferma che Dio deve restare costantemente il Signore». La via era tracciata. Nel 1983, per il mezzo millennio della nascita del padre dello scisma d'Occidente, Giovanni Paolo Il ricordò la «profonda religiosità di Lutero, che con bruciante passione era sospinto dall'interrogativo sulla salvezza eterna». Il Papa invitava a ricercare l'immagine "giusta" del riformatore e di tutta l'epoca della Riforma. Superando definitivamente pole- miche crudeli, fondate spesso su falsi storici e pregiudizi, che avevano per secoli avvelenato i rapporti tra Roma e le Chiese della Riforma. E riconoscendo "la colpa" dove esiste e "da qualsiasi parte si trovi".

PAPA WOJTYLA ERA CONSAPEVOLE del profondo sforzo necessario, da ambo le parti, per arrivare alla verità. Con grande sincerità ecumenica, e pari onestà intellettuale, lo aveva riconosciuto nel novembre 1980, a Magonza, dinanzi alle autorità luterane tedesche. «Tutta la gratitudine per ciò che ci resta di comune e ci unisce», disse, «non ci può render ciechi su quanto ancora ci divide. Dobbiamo, nella misura del possibile, esaminarci a vicenda, non per approfondire i fossati, ma per superarli. Non possiamo fermarci alla constatazione: "siamo e rimaniamo per sempre divisi e contrapposti gli uni agli altri". Siamo chiamati a tendere insieme, nel dialogo della verità e dell'amore, alla piena unità della fede». Con coraggio, una domenica d'avvento de! 1983, il Papa si recò a pregare nella "ChristusKirche" della piccola comunità luterana di Roma. Con altrettanta decisione, nel 1989, intraprese un difficile viaggio ecumenico in Scandinavia, dove i luterani sono il 90 per cento della popolazione. Gesti straordinari che hanno aiutato, e non poco, il lavoro dei teologi. In questi anni, essi hanno ricercato una comune comprensione del "nocciolo" della dottrina di Lutero, cioè la giustificazione in virtù della sola fede e non attraverso le opere. Neppure il tempo di rallegrarsi per un importante documento su un tema così delicato ed ecco profilarsi una nuova divergenza tra Roma e i 60 milioni di luterani: l'ordinazione delle donne! Nel 1991, in san Pietro, Giovanni Paolo Il anticipava profeticamente l'atteggiamento di fondo da assumere nel difficile dialogo luterano-cattolico. Commemorando Brigida di Svezia, da luterana diventata cattolica, davanti ai capi delle Chiese scandinave, Papa Wojtyla paragonò infatti l'ecumenismo a «un viaggio che si fa insieme e di cui non è possibile, però, fissare il percorso e la durata. Non sappiamo se la via sarà agevole o difficile. Sappiamo soltanto che è nostro dovere proseguire insieme questo cammino»