VERSO IL CAPITOLO GENERALE Intervista al "regolatore" don Martinelli. Ciò che il Capitolo vuole essere, il documento preparatorio, l'elezione del Rettor Maggiore e del nuovo Consiglio.
Vigilia del Capitolo generale 24°. 210 ispettori e delegati si interrogano su presenza e ruolo del laicato nelle nostre opere e nella società.
Per la prima volta nella storia ormai secolare della congregazione tutto il "pianeta" salesiano sarà presente nella casa della Pisana a Roma. La caduta dei muri rende possibile la partecipazione dell'Est europeo, cinquant'anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. L'istituzionalizzazione della presenza salesiana in Africa favorisce una più estesa presenza di quel grande continente. L'apertura dei regimi del Sud-Est asiatico consente d'essere rappresentate anche a ispettorie, come quella del Vietnam, che lasciarono la loro sedia vuota nel precedente Capitolo del 198 .
Per due mesi, dal 18 febbraio al 20 aprile, 210 "capitolari" prenderanno parte al 24° Capitolo generale. Proverranno da 49 paesi dei cinque continenti. I più numerosi saranno ancora gli italiani: 32. Il più giovane tra i membri eletti ha compiuto i trent'anni solo da due mesi e arriverà dalla martoriata terra del Salvador. Il più anziano ha toccato il traguardo delle 75 primavere e ha vissuto in Slovacchia gli anni duri della persecuzione religiosa sotto il regime marxista. Al Capitolo parteciperanno come membri eletti anche otto salesiani laici: 4 italiani, un tedesco, un giapponese, un coreano e uno statunitense. Altri ancora saranno invitati a partecipare come osservatori.
La voce del laicato non poteva mancare in un Capitolo che si interrogherà proprio sui laici e sulla loro partecipazione alla missione della Famiglia di Don Bosco alle soglie del Duemila. Anche 1a scelta del "regolatore" del Capitolo ha una chiara indicazione delle attese e delle domande sul ruolo dei laici nella vita della Congregazione. Don Antonio Martinelli, consigliere per la Famiglia Salesiana e 1a comunicazione sociale, ha una visione d'insieme di luci e ombre della presenza laicale a trent'anni dal documento conciliare "Apostolicam actuositatem", che segnò una svolta importante all'interno della Chiesa. Don Martinelli ha avuto nei mesi scorsi il compito di coordinare tutto il lavoro di preparazione del Capitolo. A lui tocca ora regolare l'ordine del giorno dei lavori, conciliando brevità del tempo a disposizione con l'ampiezza dei temi in discussione. Sempre a lui, finito il Capitolo, spetterà l'impegno di raccogliere e sintetizzare le conclusioni che proietteranno i salesiani verso il terzo Millennio.
Verso la fine di marzo, i 210 membri del Capitolo eleggeranno il successore di Don Bosco e i componenti del Consiglio generale. «Il fatto straordinario», sottolinea don Martinelli, «non è la designazione del nuovo rettor maggiore, perché tutti i Capitoli devono eleggere un rettor maggiore. Il fatto straordinario è la celebrazione di un Capitolo senza la presenza del rettor maggiore. E don Viganò, con la conoscenza che aveva acquisito di tutta la congregazione nei diciotto anni di rettorato, avrebbe certamente potuto offrire ai confratelli un contributo incommensurabile in un momento di scelta delle persone più indicate per guidare il cammino verso il Duemila».
L'elezione del rettor maggiore avverrà a metà dei lavori capitolari. Dopo un cammino di discernimento di tre giorni. E' la novità del Capitolo che sta per iniziare. Lo scopo è di arrivare al momento della designazione del successore di Don Bosco attraverso una riflessione comunitaria che aiuti e accompagni la maturazione personale. Si tratta per i 210 rappresentanti di prendere coscienza insieme del momento che vive oggi la congregazione per mettere a fuoco le caratteristiche fondamentali del nuovo superiore. E, successivamente, individuare il candidato che appare più idoneo a reggere la congregazione. Subito dopo, un giorno di discernimento sarà dedicato all'elezione dei consiglieri di settori e un altro giorno alla scelta dei consiglieri regionali.
Di grande aiuto in questo cammino sarà la relazione sullo stato della congregazione che il vicario generale, don Juan Vecchi, presenterà in apertura del capitolo. «Le nostre Costituzioni», spiega don Martinelli, «non prevedono la vacanza del superiore. Dopo la morte di don Viganò, il suo vicario è a tutti gli effetti, eccetto il nome, rettor maggiore. In questo caso, inoltre, don Vecchi, essendo stato il più stretto collaboratore di don Viganò, è anche la persona più adatta a presentare lo sguardo d'assieme sulla situazione della Famiglia Salesiana. Don Vecchi ha una conoscenza profonda della congregazione e ha partecipato da vicino all'elaborazione delle decisioni e delle direttive degli ultimi anni».
Don Martinelli, può anticiparci qualcosa circa la relazione sullo stato della congregazione?
«Si comporrà, come sempre, di tre parti. La prima sarà un'esposizione dell'attività dei diversi dicasteri centrali: formazione, pastorale giovanile, Famiglia Salesiana, comunicazione sociale, missioni, economia. La seconda conterrà una analisi della vita della congregazione nelle diverse regioni geografiche. Ogni consigliere regionale prospetterà problemi e realizzazioni dopo il Capitolo 23, indicando orientamenti e piste di lavoro per l'avvenire. La terza parte, senza dubbio la più attesa e importante, indicherà mete e novità del cammino salesiano per i prossimi anni».
Che cosa può dirci sui contenuti e sulla natura del documento di lavoro?
«Si tratta di un testo che servirà semplicemente di base per la discussione al Capitolo. E' un documento relativamente agile. I documenti preparatori dei precedenti Capitoli erano risultati eccessivamente voluminosi. Ci è sembrato che redigere un testo del genere non avrebbe facilitato i lavori. Ci siamo così orientati verso un documento contenuto in una novantina di pagine. Occorre però tener conto che quasi la metà sono dedicate all'analisi della situazione quale emerge dalle relazioni delle diverse ispettorie. Perciò il vero documento di lavoro è contenuto in una quarantina di pagine».
Come si è giunti alla scelta del tema sui laici?
«Anche se in forma non ufficiale, era stata condotta una rapida consultazione nelle regioni per conoscere le tematiche più urgenti tra le varie ispettorie. La stragrande maggioranza si è orientata verso il tema del rapporto tra salesiani e laici. Un'altra significativa indicazione venuta dalle ispettorie è stato il suggerimento di affrontare il discorso sullo spirito e la missione di Don Bosco oggi partendo non tanto dall'interno, quanto dall'esterno della congregazione. In un certo senso i confratelli delle ispettorie si sono fatti prestare gli occhi dai laici per capire chi siamo noi salesiani».
In sostanza il Capitolo si chiederà: come proiettare lo spirito e la missione di Don Bosco oltre le mura delle comunità?
«Laici e salesiani insieme devono preoccuparsi oggi non tanto dello sviluppo interno, ma anche di misurare e giudicare tale sviluppo sulla base della capacità della proposta salesiana di coinvolgere i lontani. La vera sfida è coinvolgere gli altri, non gli interni. Tra le ispettorie si è pure registrata una forte convergenza nell'indicare almeno tre nodi fondamentali sui quali si giocherà il futuro della vita salesiana».
Quali sono?
«Innanzitutto, la nuova situazione giovanile. Pur restando valida l'analisi dell'ultimo Capitolo, le ispettorie avvertono l'esigenza di rimodellare forme e metodi di presenza. Si manifesta con sempre maggior insistenza la necessità di un nuovo sistema preventivo. In altre parole, ripensare il rapporto adulti-giovani, educatore-educando, a partire da una nuova visione dei problemi che oggi si presentano. Il secondo nodo è legato alla sfida della cultura e della comunicazione. Dobbiamo porre un grande interrogativo: sino a che punto viene recepito il messaggio delle nostre comunità? Il terzo nodo concerne il movimento salesiano: non è più sufficiente contarsi sapendo che si è in molti, ma è necessario vedere se e come questi 'molti' creano attorno a noi un alone di simpatia, di collaborazione, di sostegno, di corresponsabilità».
I numeri dei salesiani appaiono ridotti rispetto a ieri. L'immissione di laici al loro posto è un segno del nuovo che avanza o solo una necessità accettata senza troppa convinzione?
«Globalmente parlando, direi che la convinzione esiste. Ma subito aggiungo che, sempre globalmente parlando, c'è ancora molto da fare. La vera conversione delle mentalità ha, forse, ancora bisogno di tempo. E anche la dove la convinzione teorica esiste, non escludo che sia maturata sotto la spinta del bisogno. Sul piano pratico bisogna poi tener conto della diversità delle situazioni politiche e sociali e dei differenti contesti. Per esempio, negli ambienti di prima evangelizzazione, i laici devono essere resi inizialmente collaboratori dello spirito e della missione di Don Bosco, aiutandoli a divenire poi corresponsabili. Né si possono dimenticare le diverse tipologie di laici: una cosa è il cooperatore salesiano, altra il simpatizzante, l'amico di Don Bosco».
Che cosa intendeva dire accennando a diverse situazioni politiche e sociali?
«Prendiamo il caso dell'Italia. L'aggregazione di laici, per esempio, nel lavoro di formazione professionale non è esente da condizionamenti di tipo legale, sociale, sindacale. Ne derivano una serie di problemi pratici non trascurabili. Nel caso dell'Europa dell'Est, per fare un altro esempio, i problemi sono spesso legati al persistere di quella "cultura del sospetto" che caratterizzava i regimi marxisti. In Polonia, sotto il sistema comunista, l'impegno dei laici era tollerato soltanto in sacrestia, mentre veniva loro proibita qualsiasi attività al di fuori delle mura di un luogo di culto. Ora la situazione è cambiata, ma questi condizionamenti pesano ancora».
Non crede che tuttavia esista il pericolo della "clericalizzazione" dei laici?
«Come rischio esiste sempre. Possono esserci certo tra noi mentalità che hanno fatto un cammino a rilento rispetto alle indicazioni del Concilio. Ma se ci giriamo indietro e guardiamo alla nostra storia, penso di poter in genere escludere un simile pericolo in casa salesiana. Don Bosco ha pensato all'interno della congregazione a una figura laica: il coadiutore. Già questo ci rende più attenti alle situazioni concrete del mondo. Don Bosco ci ha anche collocati in un contesto di lavoro "secolare" con il nostro impegno educativo e il conseguente rispetto dell'autonomia della sfera temporale, l'uso di strumenti "mondani". Tutto ciò ci mette, o dovrebbe metterci, un po' al riparo da tentazioni di clericalizzare i nostri laici. Infine, Don Bosco ha voluto anche i cooperatori, cioè dei salesiani che sono laici e vivono come laici, pur essendo parte integrante della congregazione. Molti sono dunque gli elementi per concludere che per noi il pericolo non è una clericalizzazione dei laici. Se mai, il contrario...».
In breve come presenterebbe l'attualità del prossimo Capitolo a un mondo che non si cura molto di fatti e uomini di Chiesa?
«La nostra società ha ancora bisogno di Don Bosco nelle sue intuizioni fondamentali della ragione, della religione e dell'amorevolezza. In un mondo in cui sembra che si perdano le ragioni, la ragione di Don Bosco può aiutare a capire la complessità attuale. In una società che diventa sempre più violenta - verbalmente, per la contrapposizione delle parti sociali, per tante forme di fondamentalismo -, l'insegnamento di Don Bosco potrebbe aiutare ciascuno ad assumere l'atteggiamento tipico dell'amorevolezza, ossia a mettersi dalla parte dell'altro. In un momento in cui tutti gli strumenti a nostra disposizione ci danno la sensazione di essere diventati padroni di tutto e immediatamente, la religione di Don Bosco ci dice che le cose essenziali sono ben altre».