VISTO DA VICINO

di Teresio Bosco

CONOBBE E FU ACCANTO A DON BOSCO ANZIANO

« Mi chiamo Luigi Piscetta, nativo di Comignago (Novara), di anni 36. Sono sacerdote salesiano, dottore collegiato in sacra teologia e professore di teologia morale teorica nel seminario metropolitano, direttore del seminario delle missioni estere nella casa di Valsalice fuori Torino. Ho conosciuto Don Bosco nell'ottobre 1870 (aveva 12 anni), quando fui accettato alunno nell'Oratorio di Torino. Da quel tempo si può dire che sono sempre stato con Don Bosco. Quando entrai nell'Oratorio ho visto Don Bosco attorniato da numerosi giovani, sorridente, buono, e mi ha fatto l'impressione di un buon padre in mezzo ai suoi figliuoli (Don Bosco aveva 55 anni). Ho sempre avuto molto affetto per Don Bosco, riconoscendo in lui tutta la mia istruzione ed educazione, anzi quanto sono: posso dire di essere stato accettato gratuitamente nell'Oratorio».

IL METODO EDUCATIVO Di DON BOSCO

«Quanto al metodo di educazione e di direzione ho udito più volte parlare Don Bosco stesso e i suoi primi alunni. Principio informativo di questo metodo era la carità che previene e impedisce il male, vigilando e facendo vigilare continuamente i giovani, in modo da mantenerli nell'impossibilità di commettere disordini. Massima praticata da lui e inculcata ai suoi cooperatori era di farsi amare più che temere, e di accompagnare costantemente ogni suo comando, avviso o correzione colla carità e pazienza, sì che da tutto il suo modo di fare appariva evidente non cercare egli altro che il bene dei giovani. Altra sua massima era che si evitasse possibilmente ogni castigo, e si facesse servire per castigo la sottrazione verso i colpevoli di qualche segno di benevolenza praticato verso i più buoni. Assolutamente proibiti i castighi umilianti e irritanti, e il dare titoli ingiuriosi».

UOMO DI FEDE

«Quanto alla fede, manifestava di averla vivissima in molti modi. Io l'ho udito molte volte inculcare la gratitudine a Dio per averci fatti nascere nel grembo della santa Chiesa, e raccomandare la corrispondenza a questa grazia, col professare coraggiosamente e senza umano rispetto la fede in faccia agli uomini, colla fuga dal peccato e l'osservanza della divina legge. L'udii raccomandare il pensiero della presenza di Dio con tali termini, che si vedeva averlo egli sempre dinnanzi alla mente. Questa mia persuasione mi era confermata dal portamento sempre modesto, come chi cammina o sta alla presenza d'un gran personaggio. Ebbi agio di vederlo moltissime volte a mensa nel refettorio comune e talora anche a parte, e mi ha sempre edificato il suo contegno, e fatta l'impressione di uno che è tutto compreso dei pensiero della presenza di Dio. lo pensavo tra me che in chiesa, dinnanzi al SS. Sacramento non avrei potuto stare con più modestia».

DEVOZIONE AL PAPA

«(Il suo) attaccamento alla Chiesa l'ho scorto, fra gli altri segni, nella raccomandazione che faceva di non raccontare troppo facilmente, nemmeno nella scuola se non era proprio richiesto dalla necessità, fatti che potessero tornare a disdoro di personaggi ecclesiastici, e specialmente dei Papi. Questa raccomandazione fece a me stesso quando fui incaricato della scuola di storia ecclesiastica in seminario (nel 1885). In questa occasione l'udii biasimare l'Alzog (studioso cattolico tedesco, autore di una diffusa "Storia della Chiesa") perché, quantunque buono sotto molti aspetti, non parla molto rispettosamente di alcuni Papi, e perché non gli sembrava troppo adatto a formare intelletti e cuori svisceratamente devoti alla Santa Sede. E siccome il cardinale Alimonda, arcivescovo di Torino, mi aveva additato questo testo, volle che io scrivessi o parlassi allo stesso arcivescovo, dicendogli che Don Bosco non era contento di quel libro di testo. E sebbene io mi rifiutassi modestamente a far tal cosa, volle assolutamente che la facessi, e il cardinale riconobbe la giustezza del parere di Don Bosco e mi dispensò dall'adottarlo. In questa medesima occasione mi diede gravi ammonimenti e mi raccomandò ch'io avessi di mira di far conoscere e mettere in bella luce il posto che ha nella storia il Papato. "Gran parte degli storici messi in mano ai chierici non parlano - disse - abbastanza del Papa, e non fanno risaltare nella narrazione dei fatti che centro e anima di quel che si opera nel mondo cattolico, e presso gli infedeli, fu ed è la Sede Romana».

«Mi RIPOSERÒ IN PARADISO»

« Più volte l'ho udito parlare del Paradiso con tale accento che ben rivelava la ferma fiducia in lui di arrivarvi. A ogni pié sospinto, si può dire, egli parlava del Paradiso. Si nominavano per esempio le vacanze, ed egli, come l'udii dalla stessa sua bocca, diceva: "Le nostre vacanze le faremo in Paradiso". Tornato dalla città dove era stato a questuare, il segretario don Berto, o uno dei suoi aiutanti tra i quali il sac. Pietro Giordano mio compagno di scuola, lo invitavano a riposare un tantino prima di mettersi al lavoro, perché lo vedevano stanco. Egli rispondeva: "Mi riposerò in Paradiso"».

IL METODO PER UNA NUOVA OPERA

«Ho udito dallo stesso Don Bosco qual metodo tenesse nell'intraprendere le sue opere: egli esaminava prima bene se ve n'era la necessità, se era di maggior gloria di Dio, se pareva conforme al divino beneplacito. Accertatosi di questo, vi si accingeva senza badare alla mancanza dei mezzi, sperandoli dalla Provvidenza. E veramente la Provvidenza, come l'udii da lui stesso negli ultimi suoi anni, non gli venne mai meno. E ho veduto io stesso imprese molto difficili condotte felicemente da lui a termine».

RICORDI DOLCISSIMI

«Quando mi dirigeva nella scelta dello stato (= nell'orientamento della mia vita) e mi parlava del chiericato e del sacerdozio a cui sarei stato assunto, il suo discorso era continuamente sulla grazia di Dio e salvezza delle anime a cui voleva mi consacrassi tutto; e lo vidi rallegrarsi visibilmente parlando del bene che egli sperava avrei fatto poi. Se un salesiano si recava al paese natio, egli si informava se presso la famiglia avrebbe avuto tutto il necessario; e quando conosceva che la famiglia non era troppo agiata, dava al salesiano buona somma di denaro, e lo invitava a scrivergli tutte le volte che avesse bisogno di qualche cosa. Occorse a me di trovarmi non ammalato, ma alquanto indisposto, e tuttavia obbligato a lavorare. Egli mi chiamò e mi raccomandò ripetutamente di domandare tutto quello che avessi giudicato opportuno. La sua carità si manifestava anche nel pensare talora, in mezzo a mille importanti cure, ai più minuti particolari. Ero a casa in vacanza, e gli scrissi informandolo della mia vita. Quantunque non vi fosse alcun bisogno, mi fece rispondere raccomandandomi di prolungare il riposo e la ricreazione. Più tardi, quand'ero chierico, mentre partivo per una visita ai parenti, mi domandò se avessi bisogno di qualche cosa, e risposto che no, mi soggiunse di scrivergli poi, se mi fosse occorso. La sua carità si estese anche ai genitori e specialmente alle madri dei salesiani. Parecchi di questi (genitori) io conobbi in qualcuna delle case salesiane. Riguardo alle madri, parecchie ne accolse in varie case delle suore, e inoltre aperse una casa apposta in Mathi presso Torino, nella quale casa morì anche mia madre».


LUIGI PISCETTA SACERDOTE SALESIANO

Luigi Piscetta entrò all'oratorio di Valdocco ragazzino di 12 anni, quando Don Bosco aveva già 55 anni. Manifestò subito intelligenza profonda e ordinata. Sacerdote, si laureò in teologia, e nel 1885 (tre anni prima che Don Bosco morisse) venne aggregato giovanissimo (27 anni) alla Pontificia Facoltà Teologica presso il Seminario Arcivescovile di Torino, e fu professore di Storia Ecclesiastica, Diritto Canonico e Teologia Morale per un quarantennio. Don Bosco curò moltissimo la sua formazione. Don Rua lo chiamò nel 1907 a far parte del Consiglio Superiore della congregazione salesiana. Fu ammirato dovunque per la vasta e profonda cultura e per l'equilibratissimo giudizio. Testimoniò al "Processo di santità" di Don Bosco sotto giuramento dal 17 aprile al 7 luglio 1894, davanti ai giudici ecclesiastici can. Morozzo, can. Pechenino, can. Alasia. Le sue testimonianze sono contenute nel manoscritto del Processo Ordinario, copia pubblica, nei fogli 1771-1884.