RASSEGNA STAMPA
di Umberto De Vanna
«Il primo Rettor Maggiore non italiano»: così i giornali hanno presentato l'ottavo successore di Don Bosco. Don Juan Edmundo Vecchi è nato in Argentina, la terra dei primi sogni missionari
I giornali argentini lo hanno salutato come Rettor Maggiore già molti mesi fa, ancor prima dell'inizio del 24° Capitolo Generale che lo avrebbe eletto. Il Clarin di Buenos Aires il 21 marzo presentava con entusiasmo l'« argentino che dirigerà i salesiani ». In Europa hanno dato la notizia testate celebri come La Croix e Le Monde e il diffusissimo Frankfurter Allgemeine Zéitung. Il francese Le Progrès parlava di una piccola rivoluzione, dal momento che non solo don Vecchi, ma anche il suo vicario, don Van Looy, non erano italiani. In Italia, data la massiccia presenza salesiana, ci saremmo aspettati maggior spazio a quello che per noi è un avvenimento di grande portata. Infatti l'elezione del successore di Don Bosco, che avviene in modo assolutamente democratico, è una scelta che determina poi gli orientamenti di fondo dell'intera Famiglia Salesiana. Ma gli interventi sono stati di qualità.
LA REPUBBLICA ha dato ampiamente la notiza il 21 marzo nell'edizione regionale. L'ASCA, la principale agenzia cattolica, sottolineava i meriti di Don Vecchi nei dieci anni in cui fu consigliere generale per la pastorale giovanile. E ricordava che, alla vigilia di diventare Rettor Maggiore, "ha lanciato lo slogan impegnativo per i figli di Don Bosco: la prima urgenza è il salesiano di qualità, capace di rispondere alla nuova domanda giovanile".
LA STAMPA, quotidiano di Torino, ha affidato a Domenico Del Rio il compito di informare i lettori. E il pezzo riportava un dialogo che usciva dalla piccola cronaca. Don Vecchi si dichiarava ottimista. «Credo che la nostra società, oggi all'apparenza così spensierata e godereccia, ma in realtà in preda a mille frustrazioni, abbia bisogno che le siano mostrati gli aspetti positivi e fecondi della vita. Questo è importante per i giovani, soprattutto se si pensa ai ragazzi provati, ai quali bisogna far prendere consapevolezza delle risorse positive che sono in loro e della grazia che rappresenta la vita». Del Rio si diceva favorevolmente stupito di trovarsi davanti a un uomo carico dell'ottimismo cristiano, a un superiore che sulla severità e magari sulla condanna faceva prevalere il senso della comprensione e della partecipazione umana. « Il salesiano», precisava ancora don Vecchi, «gode dello scorgere i semi che si sviluppano non solo nelle persone, ma anche nei processi storici. A noi piace più stare sul versante della speranza che su quello della visione critica ».
AVVENIRE, quotidiano cattolico, dopo aver ricordato che l'elezione di don Vecchi è avvenuta alla prima votazione, scriveva quanto don Vecchi aveva detto cinque minuti dopo il solenne Te Deum: parole di serenità nei confronti del nuovo impegnativo incarico di successore di Don Bosco e di speranza per il futuro della congregazione. Ricostruiva i passi che avevano portato all'elezione, quei momenti che fanno ormai parte della nostra storia: l'invito di don Ernest Macak, ispettore di Ungheria, che chiedeva a don Vecchi: «Caro fratello, è piaciuto allo Spirito Santo e a questa assemblea di eleggerti all'incarico di Rettor Maggiore per il prossimo sessennio. Accetti?». E l'applauso aveva quasi coperto la risposta di don Vecchi, che con un bel sorriso diceva soltanto «Accetto». «La serenità interiore del nuovo incarico - ha poi spiegato don Vecchi - deriva dal fatto che la congregazione è guidata dallo Spirito di Dio prima che dagli uomini e che i superiori a ogni livello non sono soli nelle responsabilità». Don Vecchi confidava infine di essersi anche chiesto se doveva mettersi da parte, oppure dare la sua disponibilità all'eventuale incarico. E che lo aveva incoraggiato la serietà con cui era stato portato avanti il processo di discernimento prima dell'elezione: « Ho accettato con serenità e con gioia», ha concluso don Vecchi, «nella convinzione di non poter sperare altro campo di lavoro migliore in vita mia da quello salesiano e di servire i confratelli e la congregazione».