OSSERVATORIO

Una parrocchia di carta

di Umberto De Vanna

Don Bosco volle essere presente nel mondo della "buona stampa" e considerò la sua diffusione uno dei fini principali della congregazione salesiana.

Il Bollettino Salesiano entra quest'anno ufficialmente nel 120° anno di vita. Di fatto era uscito due anni prima con il titolo Bibliofilo Cattolico, per iniziativa del salesiano capo- tipografo Pietro Barale. Aveva inizialmente soprattutto lo scopo di far conoscere i libri freschi di stampa dell'editrice di Valdocco, ma poi Don Bosco lo trasformò in un vero periodico, anche se modesto, ma con finalità precise. E fu in quel momento che cominciò a chiamarsi Bollettino Salesiano. Un titolo che sa indubbiamente di antico, ma che porta con sé anche una sua tradizione di tutto rispetto. Meno di dieci anni dopo, nel 1886, stampava già 40 mila copie mensili, spendendo annualmente per stampa e spedizione 25 mila lire. Oggi la rivista esce in ogni regione del mondo e raggiunge ogni mese alcuni milioni di lettori. Una grande "parrocchia di carta" che diffonde lo spirito e la missione di Don Bosco e fa conoscere la realtà missionaria. Il Rettor Maggiore in più occasioni ne ha parlato. Ne riprendiamo qualche passaggio.

FA CONOSCERE LA MISSIONE DI DON BOSCO. «Il Bollettino Salesiano», diceva don Viganò al giornalista Angelo Montonati, «è stata una originale realizzazione di Don Bosco. E' oggi una pubblicazione viva e feconda, presente nei vari continenti. Si contano oggi più di 4O edizioni nelle diverse lingue, che non sono traduzioni dell'edizione italiana, bensì riviste diverse per contenuto, per organizzazione editoriale, per gruppi redazionali, per attenzione agli avvenimenti. Hanno in comune i criteri di informazione e animazione propri della Congregazione».

IMITATO DA MOLTI. «Quando Don Bosco ne annunciò la pubblicazione, circa centovent'anni fa», continua don Viganò, «parlò di un "avvenimento grande", anche se le prime copie erano assai umili. Guardava più in là di ciò che può essere l'impresa di un mensile. Pensava ai laici e a tanta gente disposta a impegnarsi nel bene. Fu un'esperienza che anche altri imitarono. Il beato Bartolo Longo, l'apostolo di Pompei, volle incontrare Don Bosco perché gli suggerisse il segreto per diffondere la sua missione. E volle fare come lui».

VINCOLO DI UNITÀ. «Con il Bollettino Salesiano il nostro fondatore si fece "narratore" delle vicende della sua opera; presentava i missionari, le condizioni di tanti popoli bisognosi e i problemi della gioventù. Così il Bollettino Salesiano è diventato suscitatore di comunione ecclesiale, di vocazioni, di amore a Maria Ausiliatrice, madre della Chiesa, e anche di collaborazione e di aiuti da parte di tanta gente generosa. Noi oggi lo consideriamo una rivista che "diffonde la conoscenza dello spirito e dell'azione salesiana, specialmente di quella missionaria ed educativa". E anche un valido strumento di formazione e un vincolo di unità per i vari gruppi della Famiglia Salesiana».

NEL CAMPO EDITORIALE. Don Viganò guardava però con la stessa attenzione a quanto viene fatto oggi nel settore della comunicazione sociale. «I salesiani sono impegnati però anche su altri fronti», diceva. «Le nostre editrici producono audiovisivi e sussidi didattici, catechistici, culturali. C'è poi tutto il campo delle riviste: ne abbiamo in tutto il mondo, di taglio educativo, catechistico, di attualità e cultura. Altre iniziative si riferiscono innanzitutto al teatro giovanile e popolare. Don Bosco ci teneva molto a quello che chiamava "teatrino" con funzione educativa e distensiva. Anche oggi si conta una schiera di simpatiche "compagnie teatrali", soprattutto negli oratori. Vi sono poi qua e là stazioni radio e televisive. Questi centri li consideriamo per ora un seme da far crescere. In Italia ci sono un paio di radio. Ma ce ne sono ovunque nel mondo, soprattutto in zona di missione. In alcune nazioni dell'America Latina c'è anche qualche stazione televisiva, la cui gestione però non risulta facile per gli altissimi costi».