IL DOCTOR J.

APPELLO AI "NEUTRALI"

di Jean François Meurs


Caro Doctor J.,

Mi chiamo Ronaldo*, ho 15 anni. Da qualche anno un ragazzo più grande di me mi fa delle carognate. All'inizio erano semplici burle o prese in giro, ma presto si sono trasformate in ingiurie e colpi bassi. E' riuscito a influenzare gli altri, che hanno cominciato ad escludermi dai loro giochi, si sono messi a sgraffignare le mie cose, a nascondere la mia cartella, a rinchiudermi nello spogliatoio dopo la lezione di ginnastica. Mi era rimasto un amico, ma sfortunatamente anche lui si è lasciato influenzare e ha cominciato ad evitarmi. Però non mi ha mai tormentato, forse perché anche lui è stato vittima di soprusi e sa quanto si soffre. Nei primi tempi ho provato a parlarne a casa. Mio padre ha risposto che dovevo imparare a difendermi e che questo mi avrebbe temprato il carattere. Ma se rispondo ai colpi è peggio. Se ne parlo coi professori, gli altri sicuramente si vendicano. D'altronde non si fa la spia: tra noi è una legge. Così mi sono chiuso nel silenzio e mi sento solo. Alla fine di ogni vacanza, compresa la domenica, mi viene il mal di stomaco a pensare all'indomani. Non riesco più a concentrarmi in classe e i risultati vanno a picco, benché sia considerato un bravo alunno. Quelli che sono troppo gracili hanno la vita difficile. Non so più che fare: sento che sto affondando. perciò ti ho scritto. Non pubblicare il mio nome: non vorrei che qualcuno mi riconoscesse.

 

Cara Ronaldo *

Quello che subisci è intollerabile, e non c'è ragione di accettarlo, nemmeno col pretesto di temprarti il carattere (perdonami se disapprovo tuo padre; però non lo condanno perché i genitori sono disorientati di fronte a questo problema, e la risposta che ti ha dato è un'opinione molto diffusa). Bisogna che tutto ciò finisca e io vorrei che tutti, anche chi non crede di esserci direttamente implicato, lo affermino con forza e si mobilitino per fermare queste persecuzioni. Non posso prometterti che avverrà in fretta: in realtà hai davanti un lungo cammino.

Comincio col dirti che fai bene a ribellarti. Ma tu mi offri anche l'occasione di allertare l'opinione pubblica. Perché c'è molta ignoranza e molti pregiudizi riguardo a questo problema. E' un male diffuso: uno su 23 alunni è un "teppista". Molti purtroppo chiudono gli occhi dicendo che non è affar loro. Perciò hai ragione a chiedere aiuto: da solo non puoi cambiare le cose.

Anche i tuoi compagni devono intraprendere un lungo cammino, soprattutto quando certi modi di fare durano da tanto tempo. Chi dà fastidio trova tali e tanti vantaggi dalla situazione che ben difficilmente ci rinuncia.

Ci guadagnerebbero a smettere, ma probabilmente non se ne rendono conto. Se fossero lungimiranti e onesti, riconoscerebbero che in realtà sono dei perdenti. Essi sono considerati dei duri perché giocano un ruolo predominante, e si sbaglia facilmente nei loro confronti. E' bene che tu sappia che sono anch'essi fragili quanto te. Sono sovente angosciati, mancano di confidenza tra di loro, mal sopportano la critica. Insomma hanno tutti grosse difficoltà a intrattenere vere relazioni sociali. I loro compagni non sono dei veri amici; li temono e li odiano segretamente per il timore che ispirano. E se una volta mostrano un segno di debolezza, i loro antichi complici saranno senza pietà verso di essi. Anche essi fanno fatica a farsi accettare e rispettare e non hanno che la violenza come mezzo per cercare di stabilire qualche relazione. Inoltre, a lungo andare, il loro atteggiamento non porta alcun vantaggio. Lo provano le statistiche: presto o tardi entrano in conflitto con la società per qualche comportamento criminale, e subiscono condanne o sprofondano nell'alcolismo. Ma senza andare così lontano, costoro certamente incontreranno non poche difficoltà nel lavoro, perché lì si esige il rispetto delle regole e dell'autorità, lo spirito di collaborazione e di accettazione della critica. Hai capito?

Inoltre credo che tu abbia ragione anche riguardo a quelli che non ti fanno direttamente del male, ma assistono senza intervenire. I neutrali. Costoro sono tormentati da un senso di colpa; si rendono conto che queste mascalzonate distruggono il gruppo e cancellano il clima di confidenza: è come un'infezione! In una atmosfera simile si lavora male. Una classe unita ottiene risultati molto migliori.

I tuoi genitori, i tuoi professori potrebbero intervenire ma non sempre possono essere presenti per impedire certe cattiverie e non potranno cambiare le cose se almeno una parte della classe non è con loro. Gli alunni o i compagni "neutrali" sono i più suscettibili a rendersi conto della situazione e del vantaggio che avrebbero a cambiare le cose. Spesso si crede che costoro non abbiano da giocare alcun ruolo, invece sono una delle chiavi per capovolgere la situazione.

Mio caro Ronaldo, sei tu che devi decidere da dove cominciare e io sto aiutandoti a riunire delle persone favorevoli per rendere questo cammino possibile.

(continua)