Lettere


NON TUTTO CAPISCO

Egregio direttore, devo confessarle che non tutto capisco del BS, eppure sono abbastanza giovane. E' che purtroppo mi è sempre capitato, fin da piccola, di non capire la gente, non solo gli scritti. Perfino con i miei non c'è dialogo. Che fare? Io sono single. Un po' per scelta ma anche per incomprensione e difficoltà di comunicazione interpersonale, ed anche per una certa invalidità che mi porto dietro dalla nascita. Con le persone non me ne va bene una. Sono stata fidanzata ma le interferenze dei genitori di lui hanno distrutto tutto: dialogo e relazione . Che c'entrano i genitori in queste cose?

M. Giovanna, Roma

 

Gentile signorina,

non si meravigli più di tanto se non tutto riesce a capire del Bollettino. Anche se è vero che noi scriviamo per tutti, indubbiamente alcuni argomenti risultano un po' ostici per chi li affronta per la prima volta. Non sempre tutto è comprensibile da tutti. A tutte le riviste capita così, almeno a quelle che trattano gli argomenti più disparati, come fa il BS. Ma non è nemmeno necessario capire tutto. Ciò che conta è che uno capisca quello che gli interessa: gli argomenti che gli sono più vicini, più congeniali, e/o più utili.

Per quanto riguarda il dialogo. Vorrei esserle d'aiuto ma, la questione della comunicazione interpersonale, della relazione con gli altri è un vero mistero: avventurarvisi e dar giudizi significa rischiare delle grandi "gaffe". Come comportarsi quando si producono delle rotture nel dialogo? La cosa più ovvia è cercare di ricucire. Con calma, senza farsi prendere dalla schizofrenia, senza strafare. Più le relazioni sono naturali più sono feconde e felici. Cerchi di essere sempre controllata, discreta, profonda nel suo dire, aperta all'accoglienza, alla comprensione, all'aiuto. Ma queste cose lei le sapeva già.

Anch'io sono d'accordo che non si può rimanere in eterno sotto tutela: "Libertà vo' cercando, ch'è sì cara.", scriveva Dante. Ed è vero e giusto che le questioni di cuore a una certa età vanno risolte senza interferenze e intermediazioni più o meno interessate. Bisogna crescere, diventare adulti ed essere pronti a dirigere la propria vita, imprimendogli la direzione che risponde alla nostra vocazione. L'aiuto lo dobbiamo trovare anche nel consiglio disinteressato di chi ci vuol bene, ma soprattutto dentro di noi, nei valori che possediamo, nella fede che abbiamo, serenamente fiduciosi in Dio, nella nostra buona stella, e nella nostra determinazione.

 

LA SOLITUDINE UNA MALATTIA?

Gentile direttore, mi chiamo Laura, 21 anni; da quattro mesi ho rotto con fidanzato e amici e da allora ho sperimentato la peggior malattia che esiste: la solitudine. La cosa positiva è che ho riscoperto Dio, ho imparato cosa significa pregare, soffrire. Così ho dimenticato le brutte compagnie, la droga che stavo per avvicinare, ma anche la gente in genere e la gente ha dimenticato me. A volte penso di non farcela e di aver fallito, di non essere all'altezza degli impegni cristiani.

L. Milano

 

Cara signorina,

La solitudine è un male serio solo in un caso, quando si impadronisce della mente; altrimenti ha tutte le caratteristiche di una benedizione. Non sto scherzando. In un mondo così caotico, in cui non c'è più privacy, tanto che si è costretti a fare delle leggi per cercare di ritagliarsene qualche spicchio, (non si è più soli nemmeno. al bagno!!!), riuscire a sentirsi soli può essere un privilegio. La solitudine bisogna scoprirla per apprezzarla. I Padri del deserto avevano capito tutto! E ci hanno tramandato pagine di inenarrabili amore alla solitudine. Ebbene, impari a non subire alla solitudine ma a valorizzarla, a scoprirne i segreti, a gustarne i lati positivi.. E visto che ci sono le do anche un suggerimento: legga il libro di Derek Webster: "Giovanni il Nano e l'Abate Nicola", editrice San Paolo, che ha per sottotitolo "Storie di saggezza nel deserto". Le farà bene.

Ho anche notato che lei ha nobilissimi sentimenti. Per cui non credo che abbia, come afferma, dimenticato la gente o che la gente abbia dimenticato lei. La gente scaccia dalla mente alcune cose, ma non dimentica. Quando meno te l'aspetti certe esperienze, certi affetti, certe parole, certi sorrisi, certi atteggiamenti tornano alla soglia del conscio e incidono. Noi lasciamo una traccia nostro malgrado.

E, da ultimo, Dio è l'unico che non crederà mai che un uomo possa fallire. Non l'ha creato per farlo fallire ma perché sapeva bene che poteva essere un capolavoro. E gliene ha dato i mezzi. Tutti siamo all'altezza!. lasciamo una traccia, nostro malgrado.

 

APPELLI

Salve, mi chiamo Giuseppe, 17 anni, seminarista. Vorrei corrispondere con ragazzi/e all'estero: Germania, Francia, Canada, Spagna. purché sappiano un po' di italiano. Mi piacerebbe ricevere lettere per avere conoscere, dialogare, formarmi.

Giuseppe Ditolve, Via Antica Tribuna, 8, 75022 IRSINA MT

 

CLINTON SHOW

Caro direttore, Che ne pensi degli show sessuali di Clinton? Che hai da dire? Certo questi mesi passati ne abbiamo sentite di tutti i colori. Ti lascio immaginare la difficoltà che ho avuto con mia sorellina più piccola che mi chiedeva di certe parole e il significato di certe spiegazioni raccolte tra le amichette e a scuola. Ti faccio presente che fa la seconda elementare. Ti voglio confidare una cosa: è da qualche tempo che rifletto che ormai nel mondo moderno è del tutto inutile portare i vestiti. tanto siamo nudi di fronte a tutti.

Micol, Genova

 

Cara Micol, uso anch'io il "tu" visto che.

Di quelli che chiami show di Clinton quel che penso è meglio non scriverlo. In quanto a quel che ho da dire. c'è da dire qualcosa? Ci hanno squadernato talmente tutto e detto talmente tanto che non c'è rimasto proprio più nulla da aggiungere.

Per conto mio è una storia, meglio "storiaccia", che non fa né ridere né piangere (come vedi qualcosa di quel che penso lo dico),forse fa arrossire chi ha ancora qualche briciolo di pudore in serbo nell'anima.

Quel che mi preoccupa è il fatto che sembra siamo avviati, nella società occidentale, a un individualismo morale che non ha l'eguale, e a puntare unicamente sul comportamento sociale, come se non esistesse più una morale individuale. Oggi abbiamo un sacco di professori di morale: gente che giudica gli altri ma rifiuta di giudicare se stessa. Ed è proprio in nome di questa morale che si concedono o si negano aiuti, si affamano popolazioni innocenti, si inviano minacce si lanciano anatemi. Indubbiamente qualcosa non quadra.

Certo non vorrei essere nei tuoi panni costretta, come dici, a dare spiegazioni, queste spiegazioni, alla sorellina di seconda elementare. Qualcuno dice che così i bimbi si svegliano presto e si attrezzano meglio. Io dico che è come insegnare la matematica quantistica agli analfabeti. Siamo proprio nudi, indifesi. L'iperbole dei vestiti oggi inutili mi fa riflettere. E allora ci conviene difenderci da questa invasione perversa, e mi sa tanto che le antiche virtù cristiane.

 

UNA VITA FORTUNATA

Caro Direttore, voglio confidarle alcune cose della mia lunga vita di medico:
- A Torino ho steso io il sacro lino di Gesù , molti anni fa.
- Ho portato il corpo di Don Bosco, togliendolo dal loculo a Valsalice (conservo ancora la lettera di ringraziamento del vostro Rettor Maggiore di allora.
- A Cerignola un frate mi pregò di accompagnarlo a S. Giovanni Rotondo. Lo feci. Era Padre Pio. E divenimmo amici.
- A Torino da giovane ho sistemato i corpi di san Giuseppe Cafasso e di altri santi torinesi.
- A Roma ho avuto la ventura di accompagnare Madre Teresa a San Pietro
- Ho conosciuto tre papi Giovanni XXIII, Papa Montini e Papa Luciani.

Prof. Dott. Carlo M.

 

Quando si dice nascere con la camicia.

 

DON BOSCO E GLI IMMIGRATI

Un articolo della Stampa di Torino a proposito della situazione con gli immigrati "cattivi" afferma, polemicamente con l'attuale "buonismo", che anche don Bosco era un duro e che i ragazzotti cattivi li piegava alla disciplina dell'oratorio. Questo contrasta con l'iconografia di santino che troppo spesso ci hanno presentato

Pasquali, Torino (ricevuta via e-mail)

 

Caro Pasquali, non ho letto l'articolo, rispondo a quel che lei ha scritto. Non mi risulta che Don Bosco fosse un duro. Tutt'altro. Era dolcissimo. Si è lasciato "mangiare" dai suoi ragazzi. Fuggivano, rubavano, scomparivano al momento delle preghiere. ma non si hanno notizie di sfuriate da duro o di disciplina ferrea. A Valdocco vigeva molta libertà e bastava la presenza di Don Bosco a fare da calmiere. E' vero che era deciso, coriaceo, ostinato, ma non duro: duro è un'altra cosa.

Più tardi, quando la massa dei ragazzi crebbe a dismisura, vennero gli interni, s'impiantarono le scuole, anche lui non poté fare a meno della disciplina e nacquero le regole: il silenzio, le file, gli orari, il tutto però applicato secondo quel capolavoro che è il sistema preventivo.

E poi non so se sia legittimo paragonare i ragazzi dell'oratorio di Valdocco agli immigrati di oggi che sono di razze, culture, religioni, costumi, mentalità diverse. Don Bosco aveva a che fare con i muratorini e i piccoli spazzacamini delle valli piemontesi o valdostane, o con i figli del popolo liguri o lombardi, ecc.

Un'ultima precisazione. Poche volte, per non dire mai, ho sentito presentare Don Bosco come santino, ma sempre come uomo di sane e salde virtù contadine e di solide basi morali, forte nel fisico e nello spirito, dinamico, creativo, furbo, coraggioso fino alla temerità.