LA MADRE DI TUTTE LE CHIESE

di Natale Maffioli


San Giovanni in Laterano nella sua grande piazza accoglie concerti rock, adunate sindacali, cortei di protesta, manifestazioni religiose e profane. Ma da sempre ospita anche folle di pellegrini venuti nella città di Pietro per ascoltare la sua voce o rivivere le origini del cristianesimo.

Ci fu un tempo in cui tutte le strade portavano a Roma: era il tempo dei grandi viaggi compiuti non per obbedire a interessi economici, ma per ragioni di fede. Nei secoli precedenti l'Anno Mille e nei cento anni che lo seguirono, quando le crociate non avevano ancora lanciato il ponte tra Europa e Terra Santa, le mete naturali dei pellegrini erano Santiago di Compostela, nel nord-ovest della Spagna e Roma. La prima conservava, secondo la tradizione, il corpo dell'apostolo Giacomo, la seconda, sede del Papa, era il centro della cristianità, dove si trovavano le tombe dei martiri, in primo luogo quelle di Pietro e di Paolo.

META DI FEDELI

Le grandi basiliche fatte costruire dall'imperatore Costantino erano la meta desiderata da ogni cristiano. Nelle lunghe sere d'inverno, chi era tornato dal grande viaggio raccontava le meraviglie viste. C'era anche chi ripeteva il racconto di altri, lasciando libero sfogo alla fantasia nel descrivere la Città Eterna: le liturgie fantastiche, i monumenti grandissimi, gli imponenti resti del tempo dei Cesari e i tesori conservati nelle numerose sue chiese. E molti, per pietà, penitenza o desiderio di avventura, partivano a loro volta. Anche in occasione del prossimo Giubileo in tanti si metteranno sulle strade per Roma; le mete saranno, come sempre, catacombe e basiliche.

LA CHIESA ANTICA

I primi sguardi saranno per la basilica di San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma e di tutta la Cristianità. Il più antico edificio fu edificato, subito dopo l'editto di Milano del 313, sul terreno della famiglia dei Plauzi Laterani (da qui la denominazione), donato dall'imperatore Costantino a papa Melchiade. In origine era dedicato al Salvatore e solo più tardi assunse il titolo dei due Giovanni: il Battista e l'Evangelista. La vasta chiesa era a cinque navate formate da quattro file di colonne di marmo con splendidi capitelli, secondo un modello che si rifaceva ad un tipo di edificio pubblico romano, detto appunto basilica. L'altare si trovava al centro di un lungo transetto (il braccio trasversale) nel quale terminavano tutte e cinque le navate. L'abside era decorata con mosaici e corredata della cattedra papale. Vicino alla chiesa sorgeva il monumentale battistero a pianta ottagonale, che servì da modello per tutti i battisteri cristiani dell'antichità.

VICENDE

Fino alla metà del XVII secolo la basilica fu distrutta e ricostruita così radicalmente che l'attuale edificio ha poco da spartire con l'antico. Saccheggiata dai Vandali, restaurata da Leone Magno, ricostruita da papa Sergio III nel 905, andò di nuovo distrutta da un pauroso incendio nel 1308. Rifatta, fu ancora incendiata nel 1360; all'ennesima ricostruzione pose mano un architetto senese, Giovanni di Stefano, cui si deve anche il disegno del grande tabernacolo marmoreo che sormonta, ancor oggi, l'altare maggiore. Fino all'occupazione francese di fine '700 il monumento custodiva due splendidi busti d'argento con quelle che erano ritenute le reliquie degli apostoli Pietro e Paolo, eseguiti, tra il 1369 e il 1372, dall'orefice senese Bartolo di Giovanni.

Infine, per il Giubileo del 1650, papa Innocenzo X la fece rimodernare radicalmente dal Borromini (1599-1667). Nessuno alzò la voce in difesa del monumento antico, ricco di storia e di memorie: sotto le sue navate erano risuonate le preghiere miti di Francesco d'Assisi, le parole di biasimo e di scomunica di Innocenzo III, di Bonifacio VIII. Fu per secoli la residenza dei papi, visitata dalla gente semplice e dagli imperatori. Dante Alighieri ricordava la folla del primo anno santo del 1300, Francesco Petrarca lamentava lo stato di abbandono di questa basilica da lui definita madre di tutte le chiese.

Al posto delle file di colonne della lunga navata centrale (130 m.), ormai intaccate e rese instabili dai ripetuti incendi, il Borromini eresse dei pilastri, al centro dei quali ricavò delle nicchie, circondate da colonne di marmo verde antico e da un coronamento fantasioso. Nelle edicole collocò le statue marmoree dei dodici apostoli, opera dei migliori scultori del momento: Rusconi, Legros, Ottoni, Mazzuoli, Monnot, De Rossi, Moratti. Sopra le nicchie fece modellare dei bassorilievi con scene dal Vecchio e Nuovo Testamento. Non toccò il soffitto di legno dorato messo in opera quasi un secolo prima, ai tempi di papa Pio IV. Anche il pavimento rimase quello antico dei Cosmati, la famiglia romana di artigiani del marmo, che aveva realizzato i pavimenti di tutte le chiese importanti della città. La ristrutturazione terminò nel 1736 con la costruzione della facciata in travertino, su progetti dell'architetto Alessandro Galilei, che ricorda quella di San Pietro al Vaticano;

OGGI

Dalla finestra centrale del loggiato superiore si affaccia il papa per la benedizione, quando prende possesso della sua cattedrale all'inizio del pontificato. Dal portico al pian terreno si aprono cinque porte. Quella centrale in bronzo, antichissima, proviene dalla Curia Senatoria del Foro Romano. È impossibile descrivere tutti i monumenti disposti lungo le navate laterali e nel transetto; alcuni sono stati collocati dopo gli interventi del Borromini, altri provengono dalla basilica antica. L'architetto per il nuovo arredo utilizzò elementi provenienti dalla vecchia basilica: affreschi ed edicole di gusto cosmatesco del secolo XIII con le tipiche decorazioni geometriche realizzate a mosaico, inserite in monumenti di fattura barocca; salvò un brano prezioso della decorazione antica: l'affresco attribuito a Giotto dove è rappresentato papa Bonifacio VIII che indice il primo Giubileo della storia cristiana nell'anno 1300.

Accanto alla sepoltura di Paolo Mellini, morto di peste nel 1527 al tempo del Sacco di Roma, e che conserva una Madonna con Bambino proveniente dal Colosseo, collocò il sepolcro del giovane cardinale Acquaviva, composto da alcune sculture quattrocentesche di Isaia da Pisa. La basilica conserva anche le tombe dei papi Sergio IV, Alessandro III, Innocenzo III; e il curioso monumento a Silvestro II, al quale la tradizione attribuisce strani rumori ad ogni morte di papa. Alla fine del secolo scorso, papa Leone XIII commissionò al Vespignani il prolungamento dell'abside.

ADIACENZE

Il complesso di San Giovanni in Laterano non si riduce alla sola basilica. Collegati alla chiesa vi sono il grande Palazzo Pontificio, il Chiostro, il Battistero, la Scala Santa con il Sancta Sanctorum.

Il Palazzo Pontificio fu fatto riedificare da Sisto V nel 1586 dall'architetto Domenico Fontana, in sostituzione di un complesso reso fatiscente dal tempo e dall'incuria. Lo splendido Chiostro, costruito tra il 1215 e il 1232 dai Vassalletto, padre e figlio, si dispiega sui quattro lati del portico con una teoria di colonne binate (doppie) dalle forme più varie: alcune lisce, altre attorcigliate, altre ancora rivestite di mosaici. La costruzione del Battistero, detto san Giovanni in Fonte, risale all'epoca costantiniana; la struttura attuale, a pianta ottagonale, è passata attraverso numerosi rifacimenti. L'interno è idealmente diviso in due da una serie di maestose colonne di porfido rosso e marmo bianco, impostate su due piani. Il fonte in basalto verde è frutto di una ristrutturazione rinascimentale; l'edificio è il più antico che la chiesa romana abbia destinato a questa funzione.

La Scala Santa è formata dai gradini che la tradizione dice essere quelli percorsi da Gesù nel palazzo di Pilato a Gerusalemme il Venerdì Santo; il Sancta Sanctorum, (antico oratorio privato del papa) è decorato da splendide pitture, opera di artisti della scuola romana del 1300; ancor oggi si custodiscono all'interno numerose reliquie di santi. Questi due edifici sono legati alla passione di Cristo e alle memorie più antiche della chiesa di Roma

Un tempo, davanti alla basilica, si trovava la statua di Marco Aurelio che attualmente orna piazza del Campidoglio; il trasferimento alla nuova sede fu realizzato da Michelangelo nel 1538. Papa Sisto V, nel suo programma di organizzazione urbanistica della città, nel 1588 fece collocare, nel sito lasciato libero dalla statua, un obelisco egiziano, trovato l'anno prima, in tre pezzi, nel Circo Massimo. È il più antico di Roma. Era stato innalzato a Tebe d'Egitto dai faraoni Tutmes III e Tutmes IV nel XV secolo avanti Cristo; nel 357 Costanzo II, figlio di Costantino, lo aveva fatto trasportare a Roma e collocare al centro del circo.


GLOSSARIO

LA BASILICA CRISTIANA

In origine, il termine Basilica designava unicamente le grandi aule pubbliche delle città greche e romane, adibite a svariati usi. Solo dal secolo IV in poi il vocabolo venne usato in riferimento alle chiese cristiane più rimarchevoli. A proposito dell'origine dell'edificio basilicale cristiano, sono state avanzate le più diverse teorie. La più antica faceva della basilica cristiana una copia della basilica pagana. A metà del 1800, ripresa l'indagine sugli edifici più antichi della cristianità, si avanzarono nuove ipotesi: la più interessante afferma che fu il culto a determinare la struttura essenziale della basilica cristiana.

Teorie a parte, la liturgia, scopo principale delle basiliche paleo-cristiane, doveva segnarne profondamente la struttura, ma anche una destina-zione pratica così particolare non poteva prescindere da tipologie ed ele-menti architettonici preesistenti. Alla formazione della struttura basilicale romana hanno dunque concor-so fattori spirituali e materiali insieme. I fattori spirituali sono le speciali esigenze della liturgia ed una certa avversione dello spirito cristiano più antico allo sfarzo mondano. Fattori materiali sono i singoli elementi architettonici.

Gli elementi fondamentali della basilica paleocristiana erano tre: ingresso, navate e presbiterio. L'ingresso era normalmente preceduto da un elemento architettonico che serviva a dare l'idea di separazione tra lo spazio profano e il recinto sacro. Poteva essere costituito da un ampio atrio o da un portico. Era anche chiamato nartece ed era il luogo dove sostavano i penitenti.

Le navate, formavano il corpo dell'edificio basili-cale. Normalmente erano tre, come nella basilica romana di Santa Maria Maggiore, ma San Pietro, San Giovanni in Laterano, San Paolo Fuori le Mura ne avevano cinque, separate da colonne collegate con arco o architrave. La navata mediana aveva uno sviluppo maggiore in larghezza e altezza delle rimanenti, dette minori. Le sue pareti principali erano suddivise orizzontalmente in tre zone sovrapposte: la teoria delle colonne, lo spazio uniforme decorato ad affresco o a mosaico con scene tratte dalla vita dei santi o dall'Antico e Nuovo Testa-mento, e la fascia delle finestre generalmente chiuse da sottili lastre di alabastro e disposte in sintonia con gli intercolunni sottostanti.

Le navate convergevano verso l'altare come centro ideale di tutto l'edificio. Quando le navate erano numerose, sfocia-vano nel transetto, a forma di vasta sala, aperto sulla navata centrale da un grande arco detto arco trionfale. La copertura delle navate era a capria-te a vista oppure piatta, arricchita da una fitta cassettonatura.

Ultimo elemento era il presbiterio, un vano semicircolare o poligonale nel quale sfociava la navata principale. Sul fondo era collocata la cattedra (il trono) del vescovo fra due bancate per i presbiteri. All'inizio dell'abside (la parte curva del presbiterio) c'era l'alta-re, sormontato da un ciborio (una sorta di baldacchino) di marmo o materiale prezioso. Attorno all'al-tare della Basilica Vaticana, per esempio, c'era una pergula formata da colonne tortili di marmo bianco collegate da un architrave.

Attorno all'altare si disponevano i sacerdoti e i chierici assistenti alle liturgie. In seguito anche i cantori ebbero il loro spazio nel presbi-terio, al punto da dare il nome ad una sua parte, detta appunto coro.

Nessuna città del mondo ha conservato tante vestigia dell'architettura cristiana più antica quanto Roma.