IL PUNTO GIOVANI
Ma non tutto fila liscio: in giro per l'Europa comincia a prendere quota l'idea di non prostrarsi davanti all'euro nuovo idolo, tanto da scordare le dimensioni altre e la centralità di popoli e persone di qualunque razza e lingua.
Non si possono, tuttavia, chiudere ingenuamente gli occhi davanti alla forza della moneta che - lo diceva il vecchio Marx - determina l'organizzazione e i conflitti sociali in maniera preponderante.
Presi un po' tutti dalla frenesia di sopravvivere per essere presenti e puntuali al giro di boa del millennio, non si pensa che in realtà quello che sta per giungere, non potrà non essere affidato ai ragazzi e ai giovani di oggi.
E bisogna ammettere che qualche idea ce l'abbiano dal momento che capita di incontrare ragazze come Veronyca Palm, 25 anni, svedese, deputata al Parlamento Europeo.
E' diventata eurodeputata come prima dei non eletti nella lista socialdemocratica del '94, dopo il recente passaggio al parlamento nazionale di una sua collega.
Pensa di cambiare il mondo con la politica. Lavora nella commissione cultura, perché prima era maestrra d'asilo, ma dice subito di non voler piegarsi ai compromessi, tipici di una politica affaristica.
Veronyca ha piena la testa di ideali. "prima di ogni cosa - dice - io credo nella forza dell'uomo, nella sua capacità di agire per il bene della comunità. Anche di chi appare animato da uno sfrenato egoismo".
Ma ha pure i piedi piantati per terra e dice le cose prendendole di petto. Pensa a un futuro nuovo, "dove la gente si possa difendere dal capitalismo selvaggio che taglia occupazione e stipendi, aggrava il solco tra ricchi e poveri. Anche il trattato di Maastricht è stato un progetto liberale disegnato per ammassare capitali".
Tanti altri giovani la pensano diversamente, ma se a Strasburgo dovessero, col tempo, crescere giovani che pensano come Veronyca, l'euro ne vedrebbe delle belle. Perché ciò accada, ci vorrebbe un ritorno dei giovani alla politica da cui si sono allontanati per lo più disgustati.
Ora anche in Italia abbiamo un giovane, Enrico Letta, che è ministro per le politiche comunitarie a 32 anni. Viene smentito il mito inconsistente che non ci siano giovani assennati capaci di sedersi al tavolo delle decisioni.
Il recente romanzo "Alexandros" che celebra la figura del giovanissimo e antico re dei macedoni, rilancia la grande forza progettuale che i giovani portano con sé, quando gli adulti sanno accompagnarli guidandoli verso il futuro e non verso il passato.
La nuova era, aperta nel segno dell'euro è carica dunque di possibilità e anche di incognite. I giovani battono un colpo per assicurare la loro voglia di presenza attiva. Non commettiamo lo sbaglio di chiudere loro ogni spazio, facciamoli invece salire con noi sulla tolda della nave Europa perché siano anch'essi al timone per guidarla verso il futuro.