LA GRANDE VIGILIA

UNA LUNGA MARCIA: CREDO IN UN SOLO DIO

di Juan E. Vecchi


Quest'anno si medita sul Padre. La riflessione solleva subito il pensiero o la questione di Dio: la credenza, l'interrogativo, il dubbio, la negazione, le immagini umane di Dio...

Il Padre è l'origine e il principio dentro la Trinità e verso l'esterno. È Colui che genera. È il primo che si rivela nella storia degli uomini. È Colui che invia il Figlio. Da lui procede lo Spirito. A Lui appartiene la potenza, che è la possibilità di tutto il resto. A ragione nel Nuovo Testamento tutte le volte che si dice Dio, senza aggiunte, ci si riferisce al Padre.

Il Papa mette la riflessione di quest'anno in rapporto col secolarismo: il prescindere da Dio nell'organizzazione della vita sociale, il relegarlo nel privato, l'irrilevanza della ricerca su di Lui, il disinteresse per chiarirsi il significato di una sua eventuale presenza nella nostra vita. La connette al dialogo con le grandi religioni, in particolare l'ebraismo e l'islamismo (cfr. TMA n. 52 e 53). Con esse ci si trova nell'accettare l'esistenza di Dio e un suo certo rapporto con il cosmo e la storia degli uomini.

Congetturare, scorgere e concludere che Dio esiste e comprendere che cosa tale esistenza significhi per noi non è stata una ricerca facile per l'umanità. E non lo è ancora: le sole forze della ragione non bastano. Eppure mai è stata abbandonata o considerata indifferente. Alcuni, e ce ne sono ancora, identificarono il divino con le forze sconosciute della natura o con le energie misteriose dell'uomo. Non arrivarono a percepirlo come persona. È un filone non assente anche nella galassia religiosa di oggi. Magia, occultismo, animismo e altre erbe simili ne sono indizi.

Il secolo XX si è caratterizzato per l'esclusione di Dio dal pensiero e dalla vita e, in particolare, per la violenza su coloro (di varie religioni) che avrebbero voluto costruire una qualsiasi realtà storica sulla fede o l'ipotesi di Dio. Ha il primato nell'ateismo organizzato e violento. Per non pochi Dio è indefinibile, quasi un plasma, un'energia. Per questo, ma non solo, oggi è frequente trovare chi tenta di costruirselo su misura. Non interessa sapere chi è né come è, ma come lo sento e come serve al mio caso.

La Bibbia documenta il percorso dell'uomo verso la conoscenza di Dio: a tentoni, nel buio, per strade impervie e con bussola precaria. Mostra il fascino dell'uomo di fronte alle forze della natura, la sua perplessità davanti alla voce della sua coscienza, gli interrogativi che solleva la sua storia. Racconta lo svelamento o rivelazione su Dio che l'uomo ha avuto, non tanto attraverso una "una dottrina", quanto piuttosto attraverso una esperienza singolare all'interno di un avvenimento storico.

L'avvenimento è la Pasqua: l'esodo dall'Egitto e l'alleanza del Sinai nell'Antico Testamento; la morte e risurrezione di Gesù nel Nuovo. L'esperienza umana che vi si fa è di liberazioni molteplici nel nome di Dio, per grazia sua e per essere suoi: passaggio dalla schiavitù alla libertà, dalle condizioni di morte a quelle di vita, espansione di questa vita fino alla pienezza, cammino verso tutto ciò con la solidarietà e la compagnia di Dio. Sono avvenimenti che non si possono dimenticare o mettere in secondo piano senza tradire la memoria che dell'esperienza di Dio hanno l'umanità e la Chiesa.

Alla luce di questi eventi si sono letti gli inizi del mondo e quanto in esso avviene. Sono infatti la sigla, il segno del farsi presente di Dio nell'umanità, del suo rapporto con la vicenda dell'uomo. Se Cristo non fosse morto e risuscitato e i discepoli non ne avessero avuto l'esperienza, nemmeno ricorderemmo le espressioni con cui Egli si dichiarava Figlio di Dio; la sua stessa preghiera, il Padre Nostro, se venisse ricordata avrebbe un significato simile a quelle che abbiamo ereditato da altri pensatori religiosi.

Paolo ad Atene, credette necessario partire da un discorso su Dio invocando la ragione e proponendo la fede nella rivelazione per introdurre la missione di Gesù Cristo. È un itinerario, insieme ad altri, ancora fecondo e necessario per una giusta comprensione della paternità di Dio.