COPERTINA I ragazzi/e amano la notte. C'è una dimensione educativa della notte, tutta da scoprire Riflessioni di un'educatrice.
Mi fermo in un angolo a
osservare inosservata: a poco a poco le figlie arrivano, fuori di sé per
l'entusiasmo. Urlano, cantano, saltano, sbucano all'improvviso quasi
spaventando il genitore, gli girano intorno raccontando immediatamente e
velocemente tutto, senza accorgersi che lui non ha capito neanche una parola.
Se i ragazzi sono più di uno, continuano a parlare tra loro e il
genitore svolge perfettamente il suo ruolo di autista. Muto. La scena è
simpatica e mi pare possa servire come metafora dell'atteggiamento degli adulti
nei confronti del mondo giovanile e in particolare nei confronti della notte:
sono "fuori" a guardare con aria disgustata, senza capire cosa ci possano
trovare di bello, nella speranza che decidano presto di "uscire".
La notte, nell'immaginario degli adulti, è sinonimo di male, di peccato, di morte. La vita appartiene al giorno. La notte è fatta per dormire. Non sono d'accordo, ovviamente i ragazzi: per loro la notte è il luogo della libertà, dell'intimità, dell'amicizia, del divertimento, della verità. Sembrano quasi dire: "Volete conoscerci veramente? Guardateci di notte, noi siamo così". Non voglio qui affrontare il discorso della dimensione trasgressiva della notte. Non parlerò del problema dell'alcool e delle droghe che trovano il loro... habitat naturale nella notte dei giovani, né parlerò dei giochi pericolosi, delle corse pazze in macchina, degli incidenti del sabato sera. Di questo si può parlare solo in negativo. Ma c'è un universo notte più normale, più tranquillo, eppure ugualmente affascinante per i ragazzi. È la notte dopo le 23.00, fino all'1 o alle 2 al massimo. È un tempo che è molto di più di un semplice spazio di tempo: è clima, è ambiente, è esperienza. E la notte, questa notte, assume per i ragazzi ruoli importanti, perché li fa sentire "liberi", "autonomi", "veramente se stessi".
Chi di noi, da adolescente, non ha vissuto il brivido delle notti delle gite scolastiche? E quale insegnante non ha tribolato, durante le gite scolastiche nel tentativo di costringere gli alunni a rimanere nelle proprie stanze e dormire? O quale educatore non ha passato le notti in bianco, prima per assistere nei dormitori e poi per lunghe riunioni notturne di verifica e altro? Che cosa c'è nella notte di tanto magico?
Alcune categorie tipiche della notte diventano interessanti.
La notte è il tempo del silenzio e quindi del dialogo, dell'incontro intimo. Tacciono le voci del quotidiano frenetico. Unico sottofondo è la musica. Ed ecco che i cuori si aprono in preziose confidenze. Gli innamorati sussurrano frasi che, dette di giorno, non avrebbero la medesima poesia; gli amici si raccontano avventure segrete, progetti futuri, sogni impossibili; qualcuno trova lo spazio ideale per raccogliersi o per incontrare Dio. Il film "Prima dell'alba" sottolinea con arte questa dimensione: in un'unica, grande, lunga, meravigliosa notte un ragazzo e una ragazza si conoscono, si innamorano, si raccontano tutta la vita, fanno l'amore e all'alba si lasciano. Una bella avventura. Questo è forse un altro strano aspetto del silenzio della notte: rischia di essere un silenzio troppo leggero, quasi vuoto. Domani è un altro giorno, forse non ci ricorderemo neppure dell'intensità della notte, ma l'intensità c'è stata e l'abbiamo vissuta tutta.
Il buio ti impedisce di vedere chiaramente le cose: le ombre potrebbero essere strani personaggi, stregoni cattivi o fatine buone. La canzone di Jovanotti "L'ombelico del mondo" descrive bene questa dimensione: "È qui che s'incontrano facce strane / di una bellezza un po' disarmante / pelle di ebano di un padre indigeno / e occhi smeraldo come il diamante / facce meticce di razze nuove / come il millennio che sta iniziando / e questo è l'ombelico del mondo / e noi stiamo già ballando. Questo l'ombelico del mondo / dove non si sa dove si va a finire / e risalendo dentro se stessi alle sorgenti del respirare / è qui che si incontrano uomini nudi / con un bagaglio di fantasia / è qui che c'è il pozzo dell'immaginazione / dove convergono le esperienze / e si trasformano in espressione / dove la vita si fa preziosa / e il nostro amore diventa azione / dove le regole non esistono esistono solo le eccezioni...". La luna assume bene la dimensione misteriosa della notte. Chi di noi non l'ha guardata almeno una volta affidandole paure e segreti?
Una ragazza raccontava in maniera paradossale l'importanza della notte: "Solo la notte è luce!". Nella notte prende risalto la persona, diventa protagonista, perché tutto il resto è in ombra. I ragazzi, così assetati di protagonismo finalmente la sera lo conquistano. E non importa che sia tra le luci psichedeliche della discoteca, o tra i lumini tenui del concerto, o sotto la luce pallida dei fari della piazzetta... al centro ci sono loro! Loro con le loro storie da raccontare, da ascoltare, da inventare; loro con le canzoni cantate a squarciagola; loro con i movimenti frenetici del corpo alla ricerca di un'unica grande emozione: "Io ci sono". La notte diventa "notte di stelle" perché quando ci si sente apprezzati, considerati, amati... tutto brilla. È la dimensione forte e fondamentale dell'amicizia, del gruppo. Quel gruppo che a volte rende capaci anche di cose assurde... Nessuna trasgressione viene compiuta se non si è almeno in 2!
L'anno scorso ho avuto la fortuna di partecipare al Festivalbar di Napoli da dietro il palco. Ero vicino alla passerella da cui i vari cantanti accedevano al palco. Davanti, invece, migliaia di ragazzi. Il vero spettacolo per me erano loro: agitavano le braccia, strillavano, ballavano e, quando sentivano l'occhio della telecamera su di loro l'entusiasmo saliva alle stelle, salutavano e si sbracciavano mille volte di più. Mi pare che il grande appello che la notte lancia agli educatori a nome dei ragazzi sia proprio questo: accorgetevi che noi esistiamo! La notte rappresenta un invito per gli educatori, ma possiamo dire per la generazione degli adulti in generale, a perdere qualche ora di sonno per andare là dove loro sono. La notte è una metafora che rappresenta tutto il mondo dei ragazzi sconosciuto agli adulti. I ragazzi continuano a ripeterci, più con l'atteggiamento che con le parole, che sono stufi che si parli di loro: vogliono che si parli con loro. Come non ricordare che Nicodemo andò da Gesù "di notte"? Il Dj Albertino mi diceva in un'intervista: "Secondo me gli adulti dovrebbero sforzarsi di conoscere i gusti dei ragazzi, non dico che debba piacere loro per forza tutto quello che piace ai giovani, ma che non lo rifiutino senza conoscerlo. In fondo gli adulti desiderano che i giovani conoscano le cose del mondo degli adulti...". In atre parole, usando la metafora dell'inizio, i papà schierati fuori dal Forum di Assago, potrebbero fare lo sforzo di "mettere dentro il naso"... potrebbero addirittura rischiare di divertirsi un po'.