CHIESA L'ultima enciclica di Giovanni Paolo II affronta il problema dei rapporti filosofia/teologia
"La fede e la ragione
sono come due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la
contemplazione della Verità". Un incipit poetico per la tredicesima
enciclica di Giovanni Paolo II, dedicata alla storia, assai tormentata nei
secoli, dei rapporti tra fede e ragione. "Fides et ratio", fede e ragione
è appunto il titolo latino di questa riflessione, bella e complessa,
sulla verità. Centocinquantacinque pagine che sono un grido appassionato
contro il "pensiero debole" della nostra epoca, e un grande atto di fiducia
nella ragione umana.
L'enciclica si apre simbolicamente con il monito scolpito sul tempio di Delfi, che ispirò uno dei grandi del pensiero Socrate: Conosci te stesso. Si tratta di una verità basica, fondamentale, afferma il papa. Conoscere se stesso è tipico dell'uomo.
Il tema potrebbe sembrare a prima vista eminentemente intellettuale. Argomento riservato agli addetti ai lavori: vescovi, teologi, filosofi, uomini di cultura. In realtà l'enciclica interpella tutti gli uomini del nostro tempo, tentati dallo scetticismo e dal relativismo, perché in ogni uomo, delle diverse parti della terra e delle differenti culture, alberga incontenibile il desiderio di conoscere la verità. Di trovare risposta agli interrogativi fondamentali dell'esistenza, quelli di sempre: Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Qual è il senso della presenza del male, della sofferenza, del dolore? Cosa ci sarà dopo questa vita?
Sul finire del millennio preoccupa il Papa la diffusa "crisi di fiducia nella ragione" che spesso offusca la ricerca della verità.. Perciò egli si rivolge soprattutto ai giovani esortandoli ad avere il coraggio di pensare in grande. A volare verso mete alte. A non accontentarsi di proposte che elevano "l'effimero al rango di valore". A non smarrirsi nelle "sabbie mobili" del generale scetticismo. Giovanni Paolo II critica gli "ismi" moderni: l'eclettismo, lo scientismo, l'agnosticismo, il relativismo, lo storicismo, il modernismo, il pragmatismo, il fideismo, il marxismo e il nichilismo, dandone di ciascuna una lucida definizione, come tendenze pericolose di pensiero che riducono la possibilità di conoscenza dell'uomo, la sua apertura al trascendente, alla rivelazione di Dio.
Il Papa precisa poi che la conoscenza della "verità certa" non porta all'intolleranza, ma fonda la vera possibilità di dialogo tra posizioni diverse. Accusa gli "umanesimi atei dell'età moderna", che presentano la fede come alienante per l'uomo, d'aver generato mostri: cioè i sistemi totalitari.
Una delle maggiori minacce in questa fine di secolo è la "tentazione della disperazione". Ed ecco il principale dramma dell'esistenza umana contemporanea: "l'uomo vive sempre più nella paura" perché "teme che i suoi prodotti, proprio quelli che contengono una speciale porzione della sua genialità e della sua iniziativa, posano essere rivolti in modo radicale contro di lui".
Nessun contrasto dunque tra fede e ragione. E' proprio questo uno dei leit-motiv dell'enciclica, che definisce "nefasta" la separazione tra fede e ragione che, a partire dal tardo Medio Evo, ha impoverito anche la fede, che è andata sottolineando "il sentimento e l'esperienza, correndo il rischio di non essere più una proposta universale". Per stimolare la ragione ad aprirsi a Dio è indispensabile che la Chiesa si confronti con le correnti del pensiero postmoderno. Secondo molte di queste tendenze "il tempo delle certezze sarebbe irrimediabilmente passato e l'uomo dovrebbe ormai imparare a vivere in un orizzonte di totale assenza di senso, all'insegna del provvisorio e del fuggevole".
Se non comprende adeguatamente il fenomeno, la Chiesa non può agire efficacemente nella società contemporanea. Il pensiero filosofico, scrive con convinzione il Papa, è spesso "l'unico terreno di intesa e di dialogo con chi non condivide la nostra fede". Ed i problemi che si pongono con più urgenza all'umanità - quello ecologico e quello della pace e della convivenza delle razze e delle culture - "trovano una possibile soluzione alla luce di una chiara e onesta collaborazione dei cristiani con i fedeli di altre religioni e con quanti, pur non condividendo una credenza religiosa, hanno a cuore il rinnovamento dell'umanità.