ATTUALITA' Scuola, sempre scuola, fortissimamente. famiglia! I cooperatori salesiani scendono in campo

QUESTO MATRIMONIO.S'HA DA FARE!

di Daniela Bernassola


La scuola riveste un ruolo strategico nella formazione delle nuove generazioni. Tutte le componenti sociali e politiche ne chiedono a gran voce la riforma, da decenni. Poco prima della chiusura estiva, lo scorso anno, il Parlamento ne ha varata un "pezzetto" che non risolve il problema, anzi, forse l'aggrava scontentando tutti, docenti, allievi e famiglie. Scuola pubblica e privata: un matrimonio difficile.

Il malessere della scuola rivela il malessere della società. La crisi che viviamo è crisi di fondamenti e di fini. Nel mondo di oggi famiglia e scuola, catturate da una società che punta tutto o quasi sull'effimero, sembrano incapaci di affrontare i veri problemi, immobili spettatrici di una deriva di valori e di motivazioni che le allontana reciprocamente e ne disperde le potenzialità educative.

E' NECESSARIO CAMBIARE

La disaffezione allo sforzo, al sacrificio, l'individualismo morale, la frenesia del "tutto possibile" hanno portato ad uno stato di acquiescenza delle coscienze. Mancano motivazioni solide, i vizi alla moda passano per virtù, si è portati a "sentimentalizzare" il sociale ma non a risolverne le contraddizioni. E' tempo di invocare una "rivoluzione culturale", di ridare forza propositiva alle agenzie educative tradizionali e rinnovarne o ricostruirne il tessuto formativo.

Tale rinnovamento o ricostruzione non può prescindere dal recupero di quei valori morali che sono poi i valori della persona. Senza il loro riscatto non può avvenire alcun rinnovamento. Riappropriarsene è un imperativo in una società dove gli educatori non riescono più a dare un orientamento all'educando; dove è venuto meno il rapporto collaborativo scuola - famiglia, perché la scuola è diventata un monopolio statale inattaccabile, l'unico rimasto, non si sa il perché (o forse si sa anche troppo bene!), e la famiglia è praticamente costretta a scegliere la scuola pubblica, per non pagare due volte l'istruzione, la prima con le tasse la seconda con le rette.

PRIMA LA FAMIGLIA

La famiglia, componente fondamentale della società, è titolare del diritto-dovere di educare ed istruire i figli secondo valori e riferimenti di sua insindacabile scelta, con l'unico limite del rispetto dei principi costituzionali.

Purtroppo le varie riforme dal lontano 1859 ad oggi non sono riuscite a fare una scuola veramente libera: la famiglia è stata sempre più emarginata, e si è assistito al rafforzamento del monopolio statale che ha lasciato sempre meno spazio all'iniziativa privata, come se questa, invocata in tutti gli altri campi, fosse nel campo dell'istruzione una bestemmia.

E' risaputo che tante famiglie non dispongono di tutti i mezzi per realizzare i propri fini, primi fra tutti l'istruzione e l'educazione. Lo Stato è chiamato perciò ad intervenire secondo il principio di sussidiarietà, senza togliere alla famiglia il diritto naturale e civile del primato educativo nei confronti della prole. Nel contesto di un servizio pluralista è necessaria la parità giuridica ed economica della scuola non statale proprio per rispettare il diritto della famiglia alla libertà che gli compete.

NON SOLO STATO

E' sotto gli occhi di tutti. anche dei ciechi: il monopolio, ha provocato effetti negativi; la scuola è andata perdendo mordente formativo. Emarginando la famiglia lo Stato si è dimostrato incapace di sostituirla. Essa invece va stimolata a una presenza sempre più responsabile e costruttiva in una società democratica e pluralista come è la nostra. Ci pare che il rinnovamento della scuola non possa prescindere da questi dati.

PRECISE RICHIESTE

Per questo i rappresentanti dei cooperatori salesiani nel Forum delle Associazioni Familiari, assieme a quelli delle Associazioni di settore AGESC - AGE - FAES si sono riuniti più di un anno fa a Bologna per affermare il diritto a un maggiore riconoscimento del ruolo delle famiglie e per chiedere di prevedere nella riforma della scuola l'autonomia, attraverso la gestione di docenti, genitori e studenti; la libertà per tutte le famiglie di scegliere per i propri figli il percorso educativo più congeniale ai loro intendimenti; il potenziamento degli organi collegiali per una conduzione oculata e trasparente dell'apparato amministrativo e didattico.

Compito dello Stato è controllare e garantire la professionalità delle scuole statali e non statali per quanto riguarda la struttura e l'organizzazione. Il rapporto tra scuola statale e non statale è un problema che lo stesso Parlamento Europeo chiede agli stati membri di risolvere con proprie leggi ponendo all'attenzione di tutti che: "Il diritto alla libertà di insegnamento implica, per sua natura, l'obbligo per gli Stati membri di rendere possibile l'esercizio di tale diritto anche sotto il profilo finanziario..."(Risoluzione del Parlamento Europeo 1984,9).

ANCHE LA COSTITUZIONE.

Affermare il diritto delle famiglie alla libertà di scelta è chiedere l'applicazione di un articolo della Costituzione in cui è sancito il diritto-dovere dei genitori di istruire ed educare la prole. Allo scopo serve una legge che "rimuova gli ostacoli di natura economica e sociale affinché non impediscano il pieno sviluppo della persona" (Cost. art.30).

Del resto la piena libertà consentirebbe un più razionale impiego delle risorse economiche, e innescherebbe una sana competizione tra le varie scuole, costringendole a migliorare, e facendo aumentare l'efficienza dell'intero sistema. Lo Stato, attuando la parità ai sensi dell'art.33, comma 4, della Costituzione, spenderebbe sicuramente meno e meglio. Così letto, il principio di sussidiarietà diventa un principio pedagogico che pone l'attenzione sui bisogni dell'altro e lo aiuta nello svolgimento dei suoi compiti.

La concreta attuazione di una effettiva parità per le scuole non statali non è dunque, come amano definirla, una "questione cattolica" ma un dovere civile.