MISSIONI Santa Cruz in Bolivia, casa Michele Magone: una scuola per ragazzi di strada.

10 ANNI SULLA STRADA

di Angelo Botta


Assalto alla scuola: ogni classe ha 55 alunni e tanti spingono a più non poso perché si facciano classi ancor più numerose. Dove il bisogno è disperato tutto diventa disperato. I giovani del collegio Magone passano dalla strada alla scuola. Non sembra vero. Tristi storie le loro storie.

"Avevo sei anni quando mia madre mi ha portato da un idraulico a imparare un mestiere. Ha detto che sarebbe ritornata a prendermi dopo un po'. Sono passati nove anni da allora, ma ancora non l'ho vista".

"Mi chiamo Luigi, ho 17 anni. Ne avevo 8 quando ho incominciato a far cucina per mio papà e mia sorella. Non ho conosciuto la mamma. Mio padre mi picchiava quando non gli piaceva quello che gli avevo preparato. Un giorno sono scappato. Così ho cominciato la mia vita randagia. Ho trovato altri come me: campavamo lucidando scarpe e rubando. Sei mesi. Poi la polizia mi ha preso e sono finito in un correzionale. Non mi piacevano gli educatori, sicché sono scappato a Santa Cruz. Dormivo per strada, a volte sotto un pullman, mangiavo quello che trovavo, lavoravo come potevo. La polizia mi ha beccato di nuovo e mi ha portato al Michele Magone. Sento la nostalgia della strada. Ma qui voglio rimanerci per diventare un buon meccanico. Ho un sogno: riuscire a incontrare mia sorella, poterla aiutare".

COME LE ACCIUGHE

A Santa Cruz, nella Bolivia, funzionano da tempo varie opere salesiane di proporzioni e incidenza notevoli. Una di esse, posta nel settore Independencia (quindicimila abitanti), si sviluppa in sette ettari di terreno con chiesa parrocchiale, centro giovanile, scuole elementari e medie. Attiva dal 1964, affronta un grave problema: il numero di ragazzi che aumentano sempre di più. Il peso degli zainetti non preoccupa, semplicemente perché non esistono zainetti. E neppure quello dei cartellini identificativi di cui si parla per altre scuole. Ma quando ogni sezione ha 55 allievi, come si fa ad accontentare i genitori che spingono disperatamente per farne entrare ancora di più? La soluzione è tutta da trovare. Intanto si è fatta sempre più preoccupante la realtà di altri ragazzi che i genitori non li hanno e crescono come cani randagi. Nel 1988, come omaggio a Don Bosco nel centenario della sua morte, si è incominciato a raccoglierne qualcuno e si costruita una casa per loro, con laboratori di meccanica, elettricità e grafica pianificati per un totale di 72 apprendisti in tre gruppi. Nome della nuova opera: Michele Magone, il piccolo sbandato che Don Bosco ha raccolto proprio sulla strada e ne ha fatto un modello.

STORIE DI ORDINARIO ABBANDONO

Sono venuti alla svelta, con esperienze vecchie che pesavano sui loro giovani anni. Le confidenze arrivano soltanto dopo un lungo periodo di contatto con la bontà degli educatori. All'inizio si nascondono gelosamente le ferite dietro una barriera di bugie bene orchestrate.

"Alberto e Zoilo Arredondo si sono presentati come fratelli provenienti dalla città di Tarija. Quando chiedevo a Zoilo di raccontarmi la sua infanzia, rispondeva invariabilmente: "Chiedilo a mio fratello Alberto, lui sa tutto". Dopo anni abbiamo scoperto che non venivano da Tarija ma da Cochabamba, che non si chiamavano Arredondo ma Quispe e Mamami e che, naturalmente, non erano fratelli".

Hanno dai 14 ai 18 anni. Qualcuno lo porta direttamente la polizia. Altri sono avvicinati sulla strada dai salesiani. Si cerca di conquistare la loro fiducia e di convincerli che questo è un internato fatto su misura per loro. Prima di essere ammessi al Magone devono completare elementari e medie, poi rimangono qui per tre anni. Gli inizi sono difficili. Il ragazzo di strada si è abituato a impiegare il tempo come vuole lui, a lavorare il minimo indispensabile per mangiare. Entrare al Magone vuol dire invece sottomettersi a un orario, studiare seriamente, lavorare tutto il giorno.

INTERVENIRE CON METODO

In partenza affrontano impegni brevi e ricreazioni lunghe. Il più delle volte il sistema fondato sul trinomio ragione-religione-amorevolezza riporta lentamente il sorriso e apre il cuore alla fiducia. Dopo cinque mesi si passa al programma completo: scuola professionale al mattino, lavoro nel pomeriggio. Possono scegliere se farlo nei nostri stessi laboratori o in quelli della città, dove sono seguiti uno ad uno.

Il lavoro li forma, permette di misurare forze e attitudini, offre la possibilità di guadagnare qualcosa per spese personali. Alla fine dei tre anni sono aiutati a trovare un impiego nel campo della loro specialità.

La Provvidenza ha mandato aiuti generosi all'inizio, quando le spese erano più forti. Poi le offerte si sono assottigliate: gli adolescenti non ispirano sempre molta simpatia. Eppure c'è bisogno di aggiornare installazioni, è indispensabile rinnovare macchinari nei laboratori. Un benefattore tedesco, visitandoli recentemente, ha chiesto: "Preparate questi ragazzi per il passato o per il futuro?"

Evidentemente, per il futuro, anche se ciò aumenta le spese. Faceva così anche Don Bosco. Intanto cresce il numero dei giovani che, completato il programma di tre anni, stanno affrontando la vita. Alcuni hanno persino ritrovato la famiglia. Mentre al Michele Magone si è fatta una grande festa intitolata: "Dieci anni di miracoli".