SOCIETA' Le Figlie di Maria Ausiliatrice negli States con un programma: educare alla diversità

I COLORI DEGLI STATES

di Maria Antonia Chinello


Gli Stati Uniti sono da sempre terra di immigrazione. Tale fenomeno ha plasmato una nazione dai tratti molteplici dovuti alle razze, alle culture e alle lingue che, lungo gli anni, approdavano sulle sue coste. Le Figlie di Maria Ausiliatrice educano ancora oggi all'accoglienza della diversità e alla valorizzazione della persona.

Antistante il porto di New York, adagiata nella baia disegnata dall'Hudson, si trova il Museo Nazionale dell'Immigrazione di Ellis Island. Dal 1892 al 1954 questa piccola isola di fronte alla grande metropoli ha visto passare l'ondata di immigrazione più massiccia nella storia degli USA. Qui sono sbarcati circa dodici milioni di persone; oggi i loro discendenti costituiscono quasi il 40% della popolazione del paese.

Le Figlie di Maria Ausiliatrice degli Stati Uniti rivelano, nelle storie personali, esperienze di immigrazione: figlie di italiani, colombiani, cubani, messicani sono approdate, alcune ancora bambine, in terra americana. La società attuale multietnica e multiculturale fa riaffiorare, per tante di loro, il dramma di lasciare la propria patria portandosi appresso ideali e incertezze per il futuro, ma le trova nello stesso tempo pronte all'accoglienza della diversità.

NEL CUORE DI MANATTHAN

L'educazione, soprattutto nella scuola primaria e secondaria, è l'opzione fondamentale per le FMA statunitensi. Giovani, bambini, adolescenti vengono accolti nelle scuole, nei centri di insegnamento religioso e di spiritualità, nei centri giovanili e nelle colonie estive.

Suor Maria del Roble Cavazos è nata in Messico, vicino a Puebla, dove ancora risiede la sua numerosa famiglia. Lei, dopo aver conosciuto le FMA, si è trasferita negli Stati Uniti e attualmente dirige la scuola "Mary Help of Christians" di New York.

Incastonata tra la 12th strada e la Avenue A, la piccola costruzione e il cortile sembrano rubare spazio al cielo, competendo in altezza con i vertiginosi grattacieli. Ogni giorno la scuola della parrocchia salesiana è frequentata da circa 170 bambini e bambine dai 4 ai 14 anni.

Le statistiche sono presto fatte. Basta parlare e guardare i piccoli nelle classi, in cortile. È un orizzonte colorato, quello che si presenta, mentre le lingue si mescolano. Ma parlare inglese è d'obbligo.

"Il panorama multietnico della nostra realtà educativa - esordisce sr. Roble - rispecchia quello di tutte le scuole degli Stati Uniti, non si tratta solo di una coordinata che si incontra qui a New York. In particolare, dei 5.475 studenti, che frequentano le 12 scuole diocesane, parrocchiali rette dalle Figlie di Maria Ausiliatrice nella parte est della nazione in cui siamo presenti, l'8% è di origine nera, 51% ispanica, 4% asiatica, 36% americana, 1% altre razze. Riguardo al paese di provenienza dei genitori il 36% è nato negli Stati Uniti, ma il 48,5% arriva dai paesi dell'America Centrale, Caribe e Latina (12,32% Perù e 8,92% Colombia).

Delle 3.100 famiglie, circa 957 (24%) sono composte da un solo genitore, usualmente la mamma".

ST. MARY'S SCHOOL: QUALITÀ D.O.C.

Suor Helen Godin è canadese, ma da molti anni lei si è trasferita qui, nello stato del New Jersey. E' preside di una scuola elementare e media di 310 tra ragazzi e ragazze. Anche qui, stando in mezzo ai bambini e alle bambine, incontrando i genitori e gli insegnanti si percepisce un'aria mondiale.

St. Mary's School è una scuola parrocchiale di Paterson, la cittadina che, all'inizio del secolo, era conosciuta prima come quartiere irlandese poi italiano. Ora, i suoi abitanti hanno cambiato pelle e nazionalità: predomina la presenza ispanica.

Qui, come in ogni altra istituzione salesiana, la missione delle FMA verso chi proviene da altre nazioni è contraddistinta dalla cura della persona, con un'attenzione particolare al soddisfacimento dei bisogni primari, ma anche a fornire le chiavi per diventare protagonisti del presente e del domani. La creazione di un ambiente familiare, permeato dalla serenità dei rapporti, dalla pulizia degli ambienti e dalla formazione a una vita cristiana, è la scelta prioritaria.

I programmi scolastici si focalizzano sull'apprendimento della lingua e delle altre discipline. Sono previsti corsi di recupero e di sostegno per rafforzare la comprensione della lingua inglese, in modo particolare.

Si provvede quotidianamente al pranzo dei bambini, e in alcune scuole anche alla colazione. Per le famiglie con un reddito basso è un grande aiuto. Anche l'accoglienza al pre e al post-scuola dei figli di coloro che lavorano è apprezzata. Un numero significativo di alunni riceve servizi sanitari gratuiti, sussidi per l'acquisto dei libri scolastici e l'assistenza per il trasporto da casa a scuola e viceversa.

I genitori pagano una retta scolastica che è stabilita attraverso una graduatoria: maggiore è il numero dei bambini in famiglia, inferiore è la quota da pagare. E' una scelta per democratizzare l'accesso all'educazione e permettere a tutti di ricevere un'istruzione di base.

CAMP AUXILIUM: DOVE IL MONDO È DI CASA

A Newton ci si arriva dopo un viaggio di circa un'ora e mezza, lasciando New York alle spalle. La città, la "grande mela" è lontana, visibile all'orizzonte solo nei giorni di cielo sereno. Ma se differente è l'ambiente naturale che ci accoglie, identica è la passione per i giovani.

La giornata di suor Louise Ann e della sua comunità comincia presto: al mattino i bambini arrivano quando ancora fa buio e le suore sono impegnate nella preghiera. Al Camp Auxilium, un'intera collina salesiana, le ore e i minuti sono ritmati dalle voci e dai volti dei più piccoli. Una mappa variegata di provenienze che, soprattutto durante il periodo estivo, registra accenti che portano in casa il mondo.

Al termine dell'anno scolastico, infatti, le aule della scuola vengono trasformate, quasi per incanto, in dormitori e laboratori. Un vero esercito di suore, giovani leader, insieme con un sacerdote salesiano, sono impegnati nel progettare il "summer-camp" per circa 450 ragazzi e ragazze dai 6 ai 14 anni, provenienti da Newton e dai dintorni. È un lungo giorno, della durata di circa un mese e mezzo, che permetterà ai giovani di sperimentare aria di casa e di vacanze.

Suor Louise Ann, a cui l'altezza permette di "perdersi" in mezzo alla folla dei partecipanti, è l'anima di questo grande movimento di attività e di persone. Un'animazione la sua e quella dei volontari portata avanti con il cuore, i gesti e lo sguardo della preventività. Le storie che, al termine dell'estate, si potrebbero raccontare sono molte. Quest'anno, una ha riempito gli animatori di speranza, nonostante la fatica e la stanchezza.

UNA STORIA SEMPLICE

Lise è una preadolescente, svogliata, insofferente, a volte anche aggressiva. La sua esperienza di famiglia è registrata alla voce disagio. È stata mandata dalla direzione dell'istituto religioso in cui è interna al Camp Auxilium per respirare "aria buona". Lise ha trovato non solo ciò che era necessario per la sua salute, ma soprattutto una famiglia dalle dimensioni straordinariamente grandi, vivace e chiassosa. Ha incontrato amici e amiche che l'hanno guardata negli occhi e le hanno detto, semplicemente, "ciao, benvenuta!". E lei ha cominciato a credere in se stessa e ad avere fiducia negli altri.


Le rotte dell'immigrazione

Si stima che le persone di origine caraibica rappresentino il 20% della popolazione migrante negli Stati Uniti. Repubblica Dominicana, Haiti, Giamaica e Cuba figurano tra i dieci paesi in testa ai flussi migratori verso questa nazione.

Nella sola Repubblica Dominicana si calcola che circa due milioni di cittadini vivano oltre le frontiere nazionali. In un'inchiesta svolta in alcuni quartieri di Santo Domingo, la capitale, il 76% degli intervistati ha dichiarato di avere almeno un familiare all'estero.

Porto Rico, una tra le più piccole isole del Mar dei Caraibi, conta 2 milioni 700 mila connazionali negli Stati Uniti, contro 3 milioni 500 mila che permangono in patria. Allo stesso tempo, uno studio svolto sulla popolazione, ha rilevato che i cittadini provenienti dalla Repubblica Dominicana sono una minoranza privilegiata nella nazione portoricana: essi occupano posti di lavoro nell'industria manifatturiera e nel settore terziario, riempiendo così il "vuoto" lasciato da chi si è spostato all'estero.

La fuga di milioni di cubani dall'isola, coincisa con la rivoluzione di Fidel Castro, ha disseminato professionisti e impresari sia negli Stati Uniti, soprattutto nella vicina Florida con centro di irradiazione la città di Miami, sia nelle altre isole delle Antille. In Porto Rico, la colonia cubana ha saputo organizzarsi in piccole imprese a conduzione familiare che sono simbolo di efficienza di mercato e garanzia di qualità dei prodotti.

Haiti vive un continuo esodo: viaggi clandestini, visti ottenuti a somme altissime, boat-people sono il prezzo pagato per avventurarsi in cerca di una vita migliore.

In Costa Rica si contano circa 3 milioni 500 mila abitanti; di questi attualmente circa 900 mila sono emigrati dal vicino Nicaragua: causa la povertà e la paura della dittatura sandinista. Ma la piccola nazione incastonata nell'istmo americano è stata nei decenni precedenti terra d'asilo per chi fuggiva da un contesto di violenza: colombiani, cubani, peruviani, argentini, cileni, guatemaltechi, salvadoregni.

Anche Panama, ultimo lembo di terra che lega il nord con il sud del continente, è zona di passaggio, frontiera aperta per palestinesi, cinesi, arabi, israeliani in cerca di fortuna commerciale. Attualmente, la migrazione più forte proviene dalla vicina Colombia a causa della guerriglia e del narcotraffico.