CARTA Dl COMUNIONE
Articolo 16: "L'ascesi della bontà"
"Amorevolezza" ha un che di dolce e richiama lo stile di Dio, libero e gratuito, tenero e sicuro, puntuale e totale. Don Bosco l'ha imparata dalla mamma, che l'ha abituato ad assaporare il gusto della presenza di Dio nella sua vita, nella natura, negli avvenimenti. Non è una tecnica di animazione, è semplicemente vivere con i giovani per trasmettergli l'amore tenero e forte di Dio.
"Amorevolezza" è lo scrigno che racchiude tutto il metodo e la spiritualità salesiana. E' lo stile di un rapporto che chiama al contraccambio: non solo amare i giovani, ma che essi sappiano che li si ama, altrimenti questo che è il più nobile e puro dei sentimenti rischia di cadere nel vuoto. Don Bosco vuole bene ai suoi giovani, un bene mirato: cerca per loro un lavoro ma esige che il datore di lavoro li lasci liberi per la messa: salvezza del corpo e dell'anima.
"Amorevolezza" è voler bene soprattutto quando c'è sbandamento morale, perché è in quel frangente che si avverte la necessità assoluta della "mano amica", di una gratuita presenza d'amore.
In un tempo di educazione violenta e forzata il piccolo prete dei Becchi rovescia il sistema pedagogico, affermando con incredibile audacia che "l'educazione è cosa di cuore", è stabilire un rapporto empatico coi giovani, far sentire che qualcuno crede in loro.
"Amorevolezza". Questa affascinante intuizione suscita interesse anche in campo laico. Imitata, ripresa da più parti, accettata nelle università, essa tuttavia si rivela inconsistente se viene considerata una pura tecnica educativa: la sua forza è a monte, in quell'amore di Dio da cui, solo, l'amorevolezza può sgorgare. Don Bosco giocò la sua vita su tale convinzione, e si prodigò perché venisse compresa dai suoi figli.