Egregio direttore, ho letto qualche giorno fa una rivista e mi sono ancor più convinto di quello di cui da tempo sono convinto, che cioè sempre più si va verso una generazione di governanti senza principi o, quanto meno, con una doppia morale, una ad uso privato, in cui tutto o quasi è permesso e una pubblica, con la maschera del perbenismo. Non esiste più vizio privato, ma solo scandalo pubblico. Non mi dica che sono pessimista. Clinton, che predica a tutto il mondo, pratica una morale a suo uso e consumo; il nuovo cancelliere tedesco Schröder è già alla quarta moglie; una serie di ministri del governo di Sua Maestà Britannica se la fa con uomini. Morale: in privato si può far tutto, in pubblico no! Mi pare troppo comodo. Le dirò che la cosa non mi piace proprio. Non sarà un nuovo collettivismo? Che cosa devo insegnare ai miei figli, che privatamente possono fare tutto quel che gli pare, ma pubblicamente devono essere dei santi?
(senza firma)
Caro signore, ho tagliato il resto della sua lunga lettera... Quello che ho riportato basta e avanza per poterle comunicare, riguardo alla sua affermazione su una generazione Jekil e Hyde (cioè con una doppia morale) che c'è il rischio, ahimé, che lei abbia ragione!
Egregio direttore, mi sono imbattuto in una copia della sua rivista nella sala d'aspetto del mio medico. L'ho sfogliata e non ho resistito a scrivervi. Come fate ad essere così tranquilli, a scrivere cose sulla giustizia, la pace, la non violenza, voi che avete ammazzato nel M.E. milioni di streghe, di ebrei, di eretici, che avete gestito la schiavitù negra per secoli, che avete torturato[.].
Cenzino, Napoli
Mon Dieu! Caro signore, fossi in lei prima di dar fiato alla bocca (o alla penna), verificherei che nel cassetto del cervello sia tutto in ordine. se non altro il reparto storico- matematico!
Caro direttore, monta la marea sulla scuola privata. Benché sia cattolico, non posso tollerare che la scuola privata sia trattata come la scuola pubblica.
Valeri, Ravenna
Perché mai? Come dovrebbe essere trattata? E' questione annosa e non ho tempo né spazio di attivare una polemica che rischierebbe di essere infinita. E poi tutti ne scrivono, anche a sproposito. (A proposito, c'è un articolo anche su questo numero, a pag. 12!). Mi limito perciò a inviarle il giudizio di uno che non odorava di Chiesa nemmeno un po', Bertrand Russel, il filosofo che ha scritto 'Perché non sono cristiano': "L'insistenza dello Stato perché i bambini vadano a scuola è pienamente giustificata, ma non è giustificato pretendere che la loro istruzione miri a una squallida uniformità". Siamo, ovviamente, per la libertà di scelta della scuola. Non riesco proprio a capire perché in una fase della nostra storia economico-sociale che potrebbe essere definita "di privatizzazione globale", solo la scuola debba fare eccezione, e solo in Italia. manco fossimo all'avanguardia!
Caro Direttore, voi salesiani che teologia fate? Di fronte ai grandi gesuiti, ai domenicani, ai benedettini, ai francescani. che hanno lasciato un segno nella storia del pensiero teologico, voi chi o che cosa siete? Io sono stato per qualche tempo in un vostro oratorio, e ho visto spesso il salesiano a sgambettare in cortile, giocare, arbitrare, essere di parte, tifare, urlare qualche improperio a quelli più esagitati. Poi di colpo interrompeva tutto per le preghiere della sera. E lì tutt'al più faceva per qualche minuto un po' di moraletta spicciola e. sempre quella. Mai alcun volo. teologia da cortile!
Renzi, Trento
Egregio signor Renzi, un altro signore, certo Renato M., tempo fa mi ha scritto di teologia da cortile, in una lettera, per la verità un po' difficile, citandomi addirittura le sottigliezze dialettiche di Banez e Molina. Allora che dire? Prima di tutto spero che lei non pretenda lezioni di teologia durante i tre minuti del saluto della sera fatto dal direttore dell'oratorio ai suoi scatenati ragazzi.
Secondo. Credo, senza nulla togliere a gesuiti, domenicani ecc., che anche noi sappiamo "teologare": le circa 30 università salesiane sparse nel mondo spero bastino a testimoniarlo.
Terzo. Non facciamo teologia "da cortile". semmai "del cortile": siamo sicuri che Dio è in cortile come in chiesa e che un'anima in cortile la si prende più facilmente che non in chiesa... perché in cortile ci va, in chiesa. mica tanto! Certo è un terreno suggestivo, e quasi una provocazione tentare un trattato su "La teologia del cortile". Non ho memoria di averne letto, ma certamente l'abbiamo fatta. Forse anch'io, che in cortile ci ho passato vent'anni e. ho ancora qualche nostalgia. Se non hai motivazioni teologiche non ci resisti molto in mezzo a centinaia ragazzi in libertà, pronti a scatenarsi senza troppi controlli di gesti, parole, pensieri. (quello che non dicono glielo leggi dentro). Mi piace pensare che il nostro Dio sia "Dio del cortile", un Dio in libertà, che gioca con noi il gioco della vita, dopo essersi giocata la vita per noi. Un Dio che sprizza fantasia creativa e gioia, un Dio che cerca l'uomo, là dove tutti cercano il giocatore, il tecnico, l'intelligente. Un Dio che ama e milita in tutte le squadre, per dire a tutti che non devono esistere nemici. Un Dio che mi piace: viva la teologia del cortile!
Caro direttore, perché mai la sua rivista non fa nessun cenno al caso Pinochet? Eppure è importante. O no? Cosa si deve pensare di quei governi che arrestano uno straniero che è andato a curarsi nel loro paese? Voi che dite di essere educatori dei giovani. educatori di che, se sfuggite sempre di educare alla politica? Visto che ci sono gliene sforno un'altra, così se non vuole rispondere su Pinochet risponderà su Pio XII. Il rabbino Meir Lau ha denunciato pubblicamente a Berlino che Pio XII restò indifferente, forse per convenienza, di fronte alla "notte dei cristalli" il 10 novembre 1938; una sua parola avrebbe potuto salvare migliaia di ebrei, invece.
Mariolino, Genova
Il BS, caro signore, non è una rivista politica. Questo non significa che noi non educhiamo alla politica. Insegnando ai giovani l'arte (e la virtù) di essere "onesti cittadini", noi educhiamo alla politica. Eccome! Alla sua domanda risponderò con la mia sensibilità di educatore, anche se potrebbe apparirle, come risposta, non pertinente, o un po' fuori delle righe. Vede, il caso Pinochet (badi, non so come si sarà risolto quando lei leggerà la risposta che io stilo ai primi di dicembre e lei legge in febbraio, ma non importa), Il caso Pinochet, dicevo, è emblematico, perché apre l'orizzonte di una giustizia globale. Questa è la vera lezione da apprendere, sia che il protagonista risulti colpevole sia che risulti innocente. In tempi di "globalizzazione", non si può pretendere che qualcosa sfugga alla sua rete; dunque anche la giustizia diventa sempre più globale, planetaria, superando i confini nazionali. Insomma, ci piaccia o no, la sovranità nazionale sembra restringersi sempre più, con buona pace di tutti i nazionalismi, i regionalismi, i campanilismi di ogni genere. Il professor Mosconi, titolare di diritto internazionale all'Università di Pavia, afferma che la sovranità nazionale in campo giuridico è stata superata o sta per esserlo. Il che può anche non piacere, ma "così è se se vi pare". E anche se non vi pare.
Per quanto riguarda la seconda questione, la famosa "notte dei cristalli", l'inizio delle persecuzioni contro gli ebrei, scriva al rabbino che controlli le date: Pio XII nel 1938 non era Pio XII, essendo stato eletto Papa nel 1939. In più dovrebbe leggersi bene le quasi 20.000 pagine di scritti sulla questione, provenienti da tutti gli archivi, Vaticano compreso. Ma soprattutto dovrebbe conoscere alcune fonti ebraiche che parlano di almeno 800.000 ebrei salvati dal papa in questione. e mi scusi se è poco.