LETTERA AI GIOVANI

ABITARE IL 3° MILLENNIO SENTI?. TI CHIAMA!


Carissimo/a,

Seguimi in un piccolo ragionamento. "Voglio diventare un medico, non un laureato", mi ha confidato un giovane. Tanti scelgono una facoltà per inerzia, in attesa di tempi migliori, perché non c'è lavoro. Il pericolo oggi è che un'intera generazione possa gestire il proprio presente senza farsi carico del futuro, di vivere una stagione della vita senza portare nel proprio grembo la stagione che verrà dopo.

"Segui la tua vocazione". Sono le parole che Gabriele, 18 anni, bello, brillante, intelligente, aperto, avverte dentro mentre segue la processione dell'Assunta.

Tra il "voglio" espresso dal giovane laureando e il "segui" di Gabriele non c'è divario né di tempo, né di sensibilità. In tutti e due urge la stessa domanda: "Chi sei tu?".

Mi tengo come una reliquia, su un foglio ingiallito dal tempo, la composizione di un alunno di scuola media. Te la regalo.

"Chi sei tu?"
Per tua madre, sei un figlio.
Per tuo padre, sei una speranza.
Per me, sei un compagno.
Per la gente, sei solo un ragazzo.
Per il mondo, sei uno dei tanti.
Per Dio no, non sei come gli altri!

Tra uomo e uomo c'è più differenza che tra una città e un monte, tra il mare e le stelle. Curare la propria identità è custodire e vigilare sui propri talenti, è prendersi cura delle proprie ricchezze, è rispettare il mistero cui si appartiene, è concedersi stupore e meraviglia.

E' facile oggi leggere che siamo di fronte a un uomo senza vocazione, a un giovane senza identità, a una generazione senza qualità. La litania del "senza", si è sostituita a quella del "contro" degli anni '70. La sfida è altissima: in palio è il futuro dell'uomo.

Nel terzo millennio si continuerà a scrivere sul diario delle giovani generazioni come Gabriele a suo padre: "Le 24 ore di cui è composta la giornata, mi sembrano 24 brevi istanti che rapidamente si succedono".

Scegliere la propria vocazione è vivere intensamente. E intensamente vive Gabriele nel suo bell'Abruzzo. Muore a soli 24 anni, la stessa età di Teresina del Bambin Gesù. "Non baratterei un quarto d'ora della mia vita data al Signore con un anno e quanto volete, tra spettacoli e divertimenti del mondo", scrive al padre poco prima di morire.

La svolta nella vita non è la morte, ma la decisione di vivere. A 24 anni la vita può dirsi compiuta, il disegno è divenuto capolavoro. Un giorno Gabriele aveva serenamente detto ai suoi confratelli che in tutto il corso della sua vita, gli avvenimenti più notevoli erano stati sei, il settimo sarebbe stato la sua morte.

Il santo è ricordato come san Gabriele dell'Addolorata, perché ha messo al centro della sua vita i dolori di Maria, che hanno trafitto il suo cuore di Madre.

A 24 anni si può essere santo, ma può capitare a qualcuno di non sapere ancora scegliere la propria vocazione. Il grido d'allarme va lanciato ai vari Luca, Alessandro, Chiara, Davide... E' proprio il caso di dire: "Salvate il soldato Ryan", perché la vita ancora oggi ha le sue vittime e il mondo intero corre il rischio di non essere soccorso e liberato dai volontari dell'amore come dono di sé. E' l'ultima chiamata prima di spiccare il volo per gli anni 2000.

"Segui la tua vocazione": è la rotta per il terzo millennio.

A risentirci!

Carlo Terraneo