INSERTO Il nostro itinerario pre-giubilare continua con la visita alla chiesa di Santa Sabina all'Aventino, una delle più antiche e meglio conservate di Roma. Offriamo ai futuri pellegrini, ma anche a quelli che non potranno recarsi a Roma nel 2000, questa nostra fotografia di.

UNA BASILICA QUASI PERFETTA

di Natale Maffioli


Santa Sabina. L'Aventino è il colle reso famoso dal. primo sciopero della storia, quello di Menenio Agrippa. Ora accoglie una delle basiliche più belle e suggestive dell'antichità cristiana, quella di Santa Sabina.

Al tempo degli imperatori, il colle Aventino era coperto dalle sontuose dimore dei mercanti e dei banchieri. Tutto finì tragicamente quando Roma fu messa a sacco dai Goti di Alarico (410). Di quello splendore non rimasero che rovine, e, come seme nascosto sotto terra, la memoria di una santa che. diede molto frutto.

Le più antiche memorie della devozione a Santa Sabina risalgono a prima del saccheggio dei Goti e sono legate ad un'ampia sala, adibita al culto cristiano, che faceva parte di un'abitazione signorile; nonostante la venerazione, le notizie sulla santa sono molto imprecise.

DOPO IL SACCO!

La costruzione della basilica iniziò una dozzina d'anni dopo il sacco di Alarico, ad opera di un sacerdote dalmata, Pietro D'Illiria, sotto il papa Celestino I. La nuova fabbrica, a grandi linee nelle stesse condizioni di come la vediamo ancor oggi, fu consacrata da Sisto III. Le murature, lungo i secoli, non ebbero pace; nel secolo X la chiesa venne addirittura trasformata in fortezza. Gli interventi più pesanti si ebbero nel 1500, sotto Sisto V, che fece rivestire gli interni di pitture e stucchi dopo aver murato quasi tutte le finestre. Soltanto agli inizi del nostro secolo, importanti lavori di restauro hanno restituito alla chiesa il suo aspetto primitivo.

Una delle date importanti della chiesa è il 1222, quando papa Onorio III l'affidò all'Ordine dei Predicatori, i Domenicani, che costruirono gli ambienti conventuali a ridosso della basilica e dotarono la navata centrale di un tramezzo per le esigenze liturgiche della comunità.

CARATTERISTICHE

La struttura dell'edificio sacro è quella tipica delle prime basiliche cristiane, anzi, Santa Sabina rappresenta il più perfetto esempio di basilica cristiana del V secolo: una vasta aula, sviluppata longitudinalmente e divisa in tre navate da una doppia fila di colonne. Quelle di Santa Sabina, tutte uguali e corredate di eleganti capitelli corinzi, non provengono da un edificio classico andato in rovina, ma sono state prodotte per essere collocate nella basilica. Al fondo della navata principale, un'ampia abside si curva sull'altare maggiore. L'illuminazione è data da una doppia teoria di finestre, poste vicino al soffitto, ognuna delle quali è messa in corrispondenza degli intervalli tra le colonne.

Lo sviluppo in orizzontale della navata senza interruzioni di sorta, fa risaltare un momento della liturgia: la processione. La ritmica scansione delle colonne, invita prima il celebrante e poi la comunità tutta, ad andare avanti senza indugio, un passo dopo l'altro fino al termine dell'elemento architettonico, verso l'ambone, da dove viene proclamata la parola del Signore e l'altare, simbolo di Cristo e mensa della celebrazione eucaristica.

UN EDIFICIO PARLANTE

L'edificio sacro è sempre parlante, ha da comunicare non solo le intenzioni autocelebrative di una comunità (espresse soprattutto nella decorazione), ma pure in chi nella comunità crede e come la comunità celebra. È vero che una chiesa è sempre un luogo di preghiera e di incontro, sia quando è fatta di lamiere, come in terra di missione o abbia la foggia di un capannone-fabbrica come i tanti edifici sacri delle periferie delle nostre città, ma è pur vero che ogni edificio dove l'umanità vive è parlante. Parlano i condomini delle nostre periferie, segno del disinteresse per le persone che vi abitano e degli interessi degli speculatori; gli appartamenti dove viviamo, alcune volte tanto angusti da non poter ospitare se non una famiglia fatta di poche persone.

Poco si è salvato dell'antica dotazione della basilica di Santa Sabina; il monumento più prezioso è l'antica porta lignea, scolpita al tempo della costruzione (432 circa), uno dei pochissimi cimeli di scultura lignea dei primi tempi del cristianesimo. Nei pannelli, di diversa grandezza, sono scolpiti a rilievo alcuni fatti dell'Antico e del Nuovo Testamento. Vi è pure una delle primissime rappresentazioni della Crocifissione. Nella navata principale è da vedere la decorazione marmorea del recinto della "scola cantorum" del IX secolo, voluta da Eugenio II e le tarsie di marmi policromi che ornano gli spazi tra gli archi delle navate. Sulla contro facciata, sopra l'ingresso principale, vi è una grande scritta a mosaico con tessere d'oro su fondo blu che ricorda la fondazione della chiesa ad opera di Pietro d'Illiria; agli estremi dell'iscrizione due figure femminili rappresentano la Chiesa dai Gentili e quella dal Giudaismo. Un tempo, prima degli interventi cinquecentesci, tutta la fascia sotto le finestre era decorata a mosaico con scene di cui non si conoscono i soggetti.

OSPITI ILLUSTRI

Ovunque a terra ci sono lastre sepolcrali; la più interessante è quella di Munio de Zamora, generale dei domenicani, morto a Santa Sabina nel 1300. E' di marmo, ma la figura del frate è in mosaico policromo. Qua e là lungo le pareti, sono inseriti i resti della decorazione che lungo i secoli ha reso preziosi gli altari e l'apparato decorativo della chiesa: una splendida edicola di marmo con intarsi musivi oppure la decorazione cosmatesca di un altare.

Nella conca absidale vi è un affresco di Taddeo Zuccari del 1559, con raffigurato Gesù che predica dal monte: una chiara allusione all'impegno prioritario dei domenicani, il cui nome preciso è "Ordine dei Predicatori". Di un altro membro della famiglia Zuccari, Taddeo, sono gli affreschi della cappella di san Giacinto con scene tratte dalla vita e dalla liturgia di canonizzazione del santo. Un altro ambiente importante, la cappella di santa Caterina da Siena, si apre sulla navata opposta: oltre agli affreschi di Giovanni Odazzi, sull'altare è collocata una bella pala con la Madonna del Rosario e i santi Domenico e Caterina del Sassoferrato (1643).

In fondo alla navata di destra è conservata la tomba del cardinale Poggio del Monte di Auxia, arcivescovo di Monreale, morto nel 1483. Le sculture, opera di un artista vicino ad Andrea Bregno (1418-1503) rappresentano la salma del porporato adagiata sopra un sarcofago di forme classiche e vegliata dalla Madonna con il Bambino e, a fianco, le sante Caterina da Siena e Caterina d'Alessandria; il prelato fa conoscere la sua vita esemplare attraverso la personificazione delle virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza. La scritta sulla cassa è il motto della sua vita virtuosa: UT MORIENS VIVERET VIXIT UT MORITURUS: "Per avere la vita dopo la morte, visse come se fosse sempre in punto di morte ".


GLOSSARIO

Le Stazioni Liturgiche

Il mercoledì delle Ceneri, il papa si reca processionalmente a Santa Sabina e dall'ambone della scola cantorum esorta i fedeli a vivere nella conversione il tempo quaresimale. Il primo a compiere questo rito nella basilica fu papa Gregorio Magno (590-604). La consuetudine però è più antica. Fin dai primi tempi della diffusione del cristianesimo nella capitale dell'impero, durante la quaresima, i cristiani usavano radunarsi nelle case, e poi in quelle che sarebbero diventate le più venerande chiese di Roma, per celebrare una particolare liturgia penitenziale. Sia le case che le chiese furono denominate Stazioni Liturgiche. Le Stazioni Liturgiche più importanti sono le basiliche patriarcali: San Giovanni in Laterano, San Pietro in Vaticano, Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le Mura, Santa Croce in Gerusalemme, e San Lorenzo al Verano.

Oggi il papa partecipa solo ad alcune delle liturgie stazionali; un tempo invece era un suo compito particolare; nelle chiese stazionali si esponevano le reliquie dei martiri e si cospargeva il pavimento di foglie di alloro; al mattino si celebrava la Messa stazionale e la giornata si concludeva con una processione che vedeva partecipi tutti gli abitanti del rione.

I Titoli

Le antiche chiese di Roma non hanno soltanto il privilegio effimero delle liturgie stazionali, alcune sono Titoli, nel senso che sono indicate come sede di un cardinale.

Le origini dei Titoli si perdono nella notte dei tempi e gli studiosi non sono concordi nel definire come siano nati. Alcuni affermano che con il termine Titolo erano designate le abitazioni dei primi 25 preti romani ordinati da Cleto, il terzo papa, su ordine di san Pietro stesso. Ne consegue che i primitivi edifici con questo nome non erano chiese ma case private.

Lungo i secoli i Titoli crebbero di numero; alcuni furono soppressi, altri furono spostati da una chiesa all'altra. Anche la chiesa del Sacro Cuore al Castro Pretorio fondata da Don Bosco è moderna sede di un Titolo, e il titolare, attualmente, è il cardinale arcivescovo di Torino.


SANTA SABINA

Il martirologio romano al 29 agosto riporta solo due righe sulla poco nota martire romana dell'Aventino: "A Roma, sul colle Aventino, il natale (cioè la morte n.d.r.) di Santa Sabina martire, che sotto Adriano imperatore, colpita con la spada, ottenne la palma del martirio". E in realtà poco più di sa di questa donna. Si trattava probabilmente una nobile pagana, moglie del senatore Valentino, convertita al cristianesimo dalla sua ancella Serapia. Nella sua casa si raccoglieva un gruppo di cristiani per la preghiera la liturgia. Accusata presso il prefetto Elpidio, dopo aver deposto nel sepolcro il corpo dilla serva uccisa per essersi dichiarata appartenente alla nuova fede, fu a sua volta arrestata e subì il martirio il 29 agosto 125. Le sue reliquie sono sotto l'altare della basilica a lei dedicata, che venne costruita proprio sulla sua casa, intorno agli anni 422/32. Una sua immagine museale è a S. Apollinare Nuovo di Ravenna, nella basilica che ospita all'interno il meraviglioso mosaico raffigurante la lunga teoria dei primi martiri cristiani. Il disegno riportato è quello raffigurato in Santa Sabina, opera dello Zuccari.