STORIA NOSTRA Bova Marina ha celebrato 100 anni di storia… salesiana: la sua voce è forte e chiara

UNA VOCE DAL PROFONDO SUD

di Giancarlo Manieri


Ogni storia è un groviglio di vicende la cui trama più segreta sfugge all'indagine dell'uomo… C'è una mano che dirige gli eventi c'è una mente che dà senso alle vicende, c'è una volontà che non oscura le imprese, non disperde gli eroismi, c'è una Provvidenza di cui possiamo scorgere tracce. Anche a Bova Marina…

"Là dove c'era l'erba, (anzi il bovile, il vaccarizio) ora c'è una città!". Celentano non c'entra, c'entra invece Bova, o, per dir meglio, Bova Marina che di Bova è discendente. Siamo nel profondo Sud della Calabria: più a sud c'è solo il mare Ionio. Il mare dunque gli fa da baluardo; colline di viti, ulivi, mandorli da corona; gelsomini e ginestre, oleandri, prati di sulla e… bergamotti da tappeto; argille, marne, arenarie ne costituiscono le difese.

L'insediamento a mare si deve alla lungimiranza di un vescovo che nel 1820 costituisce la parrocchia di san Costantino sulla marina, col segreto intento di spostare dal monte armi e bagagli per iniziare a vivere in una zona che intuiva destinata a grande sviluppo. Tutti contro naturalmente. Ma il vescovo non s'arrese e qualche anno dopo costruì nella nuova località il seminario. Una sfida. Il futuro era sul mare non in collina.

ARRIVANO I NOSTRI

Agli fine del secolo XIX in un Borgo di circa 1500 anime arrivarono anche i salesiani, inviati da Don Rua e chiamati da monsignor Rossi, vescovo colto, giovane e dinamico, per gestire il nuovo seminario, voluto per il rinnovamento del clero bovese. Ovvio: I nuovi arrivati, figli di un "prete da cortile", non potevano esaurire la loro carica carismatica dentro le mura di un seminario diocesano. Arrivarono in quattro e si ritrovarono in un posto paesaggisticamente incantevole ma economicamente debole e socialmente fragile. La punta dello stivale d'Italia, geograficamente marginale e politicamente socialmente marginata, per troppo tempo si perse dietro uno sviluppo senza speranza:

"… la fami cu' la pala
si pigghia e cu' la zappa,
cu' e ggiovani si la scappa
a Novajorca!
"

Un paese deve Cibo ordinario erano "fichidindia, erbe di campagna, pane d'orzo, castagne, lenticchie"; i vestiti e le scarpe, quando c'erano, ci si industriava a farli durare intere generazioni.

A Marina di Bova i salesiani arrivarono in quattro nell'autunno del 1898: un prete come direttore, don Motta, e tre chierici. Arrivarono come professori del seminario per cui divennero "i professori" per antonomasia, tant'è che il titolo è diventato quasi un soprannome e anche oggi i salesiani sono più facilmente chiamati "professore" che "don". Alla direzione del seminario restarono per cinquant'anni. Li sloggiarono i bombardamenti e il degrado.

In realtà chiusi "in convento" a fare gli insegnati non ci rimasero molto. I professori erano prima di tutto salesiani, e, fedeli al carisma, sciamarono verso la marina a incontrare i figli del popolo. L'attrazione verso la missione loro più congeniale li portò ben presto a fondare l'oratorio. Il primo, poco più che una baracca, intitolato a sant'Emilio, sorse in località Mesofugna, due chilometri circa dal seminario. I salesiani incaricati lo raggiungevano ogni giorno a piedi, estate e inverno, col bello o il cattivo tempo: un andirivieni durato 36 anni fino alla costruzione e inaugurazione del nuovo, nel 1953, intitolato stavolta, più salesianamente, a Domenico Savio. Fin dai primi tempi scesero anche in parrocchia che aveva abbandonato, si fa per dire, il protettore primitivo, san Costantino, per porsi sotto il manto dell'Immacolata. Nel 1933, sotto l'episcopato del salesiano monsignor Cognata, passò completamente ai salesiani.

VICENDE DI STORIA ORDINARIA

Il vecchio seminario si prese tutte le ingiurie del tempo e della storia… l'incuria - i salesiani davvero non possedevano nemmeno i mezzi per una manutenzione ordinaria - l'alluvione, i bombardamenti l'avevano reso precario e quasi fatiscente… certamente invivibile. Tanto per capirci, non ebbe mai la luce elettrica: il poco chiarore appena sufficiente per non accecarsi venne sempre fornito da lampade ad acetilene e a petrolio. Né ebbe le tubature dell'acqua: per lavare e dissetarsi ci si accontentò sempre dell'acqua piovana o di quella portata dall'asino… povero frate asino! Baraccati nel 1908, dopo il pauroso terremoto di Messina, che lesionò alcune delle sue strutture murarie, le baracche, provvisorie, restarono fin oltre il 1922! Facile immaginare in che stato fossero ridotte. Solo la minaccia di ritirare i salesiani fece scattare un po' tutti, autorità municipali e semplici cittadini, o forse è meglio dire cittadine: si mossero più le mamme che i papà.

Eppure la vita dei seminaristi rifiorì. I salesiani misero in pratica il loro metodo, in qualche modo "salesianizzarono" il seminario: musica, canto, teatro, accademie e le famose "compagnie", gruppi di impegno apostolico di matrice tutta salesiana, crearono all'interno affezione e all'esterno ammirazione.

Rabberciato alla meglio nel 1926 i salesiani resistettero nel complesso fino al 1947, poi lo restituirono al vescovo e con l'aiuto dei buoni, costruirono dalle fondamenta la loro attuale presenza. Non li fiaccarono i terremoti, non i bombardamenti, né le alluvioni, come quella terribile del 1951, quando "a Bova Marina piovve come un diluvio tre giorni e tre notti consecutivamente, senza requie"; non li sgomentò l'immigrazione verso le città del triangolo industriale del Nord alla ricerca di un po' di refrigerio economico.

UN BOOM NON ECONOMICO

Il boom apostolico di Bova Marina cominciò negli anni 50… dieci prima di quello economico. La gioventù bovese e quella dei dintorni ebbero prima la nuova scuola media parificata, poi il ginnasio, cominciando a diventare il centro propulsore di cultura giovanile e scolastica. Immune da ideologie, per quella antica furbizia di don Bosco che preferiva la politica del "paternoster" allo schieramento politico dei suoi figli. Il che significava non tanto non far politica, quanto non parlare di politica, o parlarne il meno possibile, ma agire il più possibile da politici consumati: il Padre Nostro non è una ideologia ma una vita!

Insomma è stata, è e continua a essere buona norma per i salesiani tenersi fuori per quanto è possibile dagli impicci di partito per privilegiare la politica dei valori e possibilmente creare testimoni che tali valori inverino nella vita di ogni giorno, a qualunque schieramento scelgano di appartenere.

Non furono pochi i salesiani benemeriti, che diedero il meglio di sé per migliorare alleviare le sofferenze della povera gente. Uno fra tutti. Don Miotti, "uomo senza formalità" con una "disponibilità fuori del tempo, rigoroso testimone di una Chiesa aperta al sociale"; uomo senza fronzoli, "missionario di frontiera", che si donò corpo e anima "ad alleviare le pene della gente debole", e riuscì a coniugare "senso civico e carità cristiana, solidarismo sociale e povertà evangelica", frutto maturo di quella pedagogia salesiana che pretendeva e pretende di creare "onesti cittadini e buoni cristiani" perciò, e ancor più, buoni preti.

LA TERZA FASE

Non bastarono i salesiani e nemmeno gli anni del boom economico né l'apprezzato e prestigioso insegnamento della scuola salesiana. Quando la nuova scuola media si affermò ovunque a Bova Marina per i salesiani iniziò quella che può essere considerata la terza fase della loro storia bovese, quella che li costrinse a rinunciare alla scuola per dedicarsi all'oratorio e alla parrocchia, opere più strettamente ecclesiali. L'offerta di una scuola gratuita ebbe il sopravvento sulla serietà, la profondità, il prestigio della scuola dei preti.

Contemporaneamente lo sviluppo, l'industrializzazione, le grandi opere pubbliche, il porto e i villaggi turistici, strade asfaltate, e le infrastrutture hanno aggredito anche Bova col loro corteo di bene e di male. Tensioni sociali, speculazione edilizia, instabilità civile, droga, sopraffazioni… si paga un scotto ben alto alla modernità. I salesiani hanno continuato - e lo fanno tutt'ora - a impegnare fino in fondo le risorse della loro creatività e del loro zelo. Cooperatorio e Cooperatrici ed exallievi tennero e tengono alto il nome di Don Bosco.

Oggi comunque a Marina di Bova poche persone possono non dirsi exallievi per studi o formazione: a scuola, in parrocchia o all'oratorio ci sono passati tutti o quasi.

Foto: Don Vecchi e il corteo per le vie di Bova Marina, il 24/10/1998