E' iniziato l'anno caldo per il Giubileo del 2000: un evento di importanza capitale per la storia della Chiesa e del cristianesimo. Non possiamo non sentire la una voce autorevole che alla preparazione del grande evento sta dedicando molte delle sue energie e della sua intelligenza. Lo abbiamo intervistato per voi.
Monsignore, quali sono i compiti del Comitato Nazionale per il Giubileo del 2000?
Il Comitato ha il compito di sensibilizzare la Chiesa italiana perché faccia proprie le indicazioni date dal Papa e le traduca in un cammino di preparazione e conversione in vista dell'evento giubilare. In tal senso abbiamo promosso l'approfondimento delle tematiche giubilari e offerto sussidi per aiutare a cogliere la ricchezza teologica e pastorale del triennio di preparazione tracciato dal Pontefice.
Certo non possiamo illuderci di cambiare il mondo in tre anni, né di santificare tutti i cristiani con un Giubileo. Cerchiamo solo di farci voce perché "venga accolta la grande sfida dell'anno 2000 a cui è sicuramente connessa una particolare grazia del Signore per tutta l'umanità"; dall'altra parte però non ci stanchiamo di invocare quotidianamente il dono della conversione per noi e per tutti.
Vuole chiarire il senso profondo dell'evento, per evitare equivoci e false attese?
Il Papa ha scritto: "Nell'anno giubilare i cristiani si porranno con rinnovato stupore di fede di fronte all'amore del Padre, che ha dato il suo Figlio, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna". E' chiaro, allora, che nel 2000 la Chiesa non celebra la cifra tonda - la soglia magica, mitica... che non esiste! -, ma coglie l'occasione per ricordare a se stessa e al mondo la Persona, che ha spaccato la storia introducendo una novità che lascia perlomeno tutti pensosi: Gesù Cristo!
Il Giubileo non è l'avvenimento, ma l'occasione propizia per sottolineare ciò che, entrato nella storia, attende di entrare anche nella vita di ciascuno, per far nascere ancora... Francesco d'Assisi o Caterina da Siena o Vincenzo de' Paoli o Teresa di Lisieux o Massimiliano Kolbe o Luigi Orione o Teresa di Calcutta, o.
Dobbiamo diventare tutti più cristiani. E' possibile solo mettendoci davanti a Gesù per riconoscere quello che siamo: peccatori, e accogliendo il dono dello Spirito che ci rinnova con la potenza dell'amore.
Qual è l'obiettivo principale di Giovanni Paolo II nell'indire l'ormai imminente Anno Santo?
Dag Hammarshjold, segretario generale dell'ONU, morto per sabotaggio in un incidente aereo in Congo nel 1961, nel suo diario ci offre questa lucida riflessione: "Dio non morirà il giorno in cui non crederemo più. saremo noi a morire quel giorno.". L'uomo contemporaneo sta vivendo questa drammatica esperienza: sta finendo l'illusione di un mondo felice attraverso il benessere e la tecnica, mentre faticosamente riemerge il desiderio di un fondamento ultimo e di un significato trascendente dell'esistenza.
Mario Soldati, scrittore piuttosto agnostico, ha il merito di aver colto il senso religioso della nostra generazione: "Tutto il guaio del mondo, oggi, è proprio questo: il mondo soffre per aver perduto la religione. E quasi tutta la poesia di oggi è, in un modo o in un altro, rimpianto di una religione perduta". In questo scenario di fine millennio, siamo chiamati ad annunciare che il tempo è pieno (e non vuoto, come dicono tanti cultori del niente), perché "il Verbo si e fatto carne". Il Giubileo deve mettere tutti in atteggiamento di sincera conversione per ritrovare la parola convinta e convincente - cioè, la testimonianza - per annunciare che Gesù è il Salvatore.