IL PUNTO GIOVANI

UN FUTURO STRAPPATO AI TOPI

di Carlo Di Cicco


1999 ultimo anno di questo secolo. Per scelta delle Nazioni unite è dedicato all'anziano. Non si tratta di una goliardica trovata per celebrare la fine di un millennio decrepito. È piuttosto un segnale di allarme: il secolo 21°, avvertono i demografi, sarà il secolo degli anziani.

Si prefigura una lunga stagione nella quale le persone anziane in larga parte dei paesi del mondo saranno più dei ragazzi con meno di 15 anni di età.
Una condizione impensabile se non ci fosse un generale e progressivo allungamento della vita media di uomini e donne. Ma l'allungamento della vita è un fatto positivo e non una colpa. Può preoccupare il segnale simbolico che accompagna l'invecchiamento della vita.
E' come se l'umanità, nonostante i prodigi della scienza bioetica, sia paradossalmente stanca e con le pile della speranza scariche.

L'anno che verrà, dal nome Duemila, farà svegliare i giovani non solo in un tempo anagraficamente nuovo, ma diverso per la condizione che inaugura.
Dalla scontata certezza che il futuro è dei giovani, si entra in una lunga stagione nella quale si potrà a ragione dire che il futuro conta se non sei giovane.
Ai giovani si chiede di abituarsi a una "coscienza rovesciata".
Se i giovani non l'acquisteranno diventando protagonisti positivi di una svolta graduale, per la terra potrebbe affrettarsi la fine della vita umana.
Resterebbe dimora dei topi.

I giovani d'ora in poi non potranno più essere soltanto eredi degli anziani. L'allungamento della vita con il conseguente ritardo nell'ingresso nel mondo produttivo, pone problemi inediti al modo tradizionale di essere uomini e donne e di fare società.
Cambia radicalmente la condizione giovanile che sta trasformandosi sotto le conquiste della scienza e le leggi del mercato.

Se prevarrà la contrapposizione tra giovani e anziani, la terra rischierà la disintegrazione prima sociale e poi ambientale. E si potrà avverare l'immagine evocata da Gunter Grass di una terra diventata appunto il regno dei topi, eredi di una umanità agonizzante ed estinta.

La spartizione delle risorse vitali tra le generazioni, come le antiche lotte per la sopravvivenza, potrebbe innescare una spirale di violenza incontrollabile.
Riflessioni lungimiranti hanno cominciato da tempo a parlare di solidarietà intergenerazionale per un riequilibrio delle risorse disponibili.
La cultura della rapina dell'ambiente e dell'accumulo di un immenso superfluo di beni di consumo, finora dominante, ostacola il futuro.

Ai giovani resta un compito nel quale i grandi finora hanno faticato o fallito: dare vita sul nostro pianeta a uno sviluppo sostenibile, con tutte le conseguenze.
E' certamente una scelta più difficile che rifugiarsi nelle avventure spaziali.