Lettere


NON BASTANO PAROLE

Spett.le BS, mi riferisco alla risposta ad Andrea di Brescia (BS nov. '98). La depressione è una malattia. E' inutile dire a una persona depressa che sta sbagliando, che sta sprecando la vita, che deve agire, deve lottare.è inutile parlargli dell'amore di Dio. Il depresso cerca aiuto, ma non cerca aiuto di parole.I depressi hanno bisogno di un'azione concreta. Non basta dirgli "Ti voglio bene", bisogna dimostrarglielo. Per esempio: "Andiamo a fare una passeggiata, così parliamo un po'"...

Annarita, Terni

Gentile signora/ina, alla guarigione di un malato, soprattutto quando si tratta di certe malattie, concorrono molti fattori. Non esiste una ricetta unica. Ciascuno deve fare la sua parte. Brescia dista un bel mucchio di km. da Roma. Certo non potevo scrivergli: "Caro Andrea, stasera usciamo insieme!". Se è vero che al depresso non basta dirgli "Ti voglio bene", o "Scuotiti", è altrettanto vero che non basta dirgli "Usciamo insieme!". Tutto ci vuole: le parole, i fatti, i farmaci, la preghiera. e una buona dose di fortuna.

E' proprio perché non sottovaluto la depressione che tra le decine e decine di lettere che arrivano in redazione ho scelto e pubblicato quella di Andrea., perché qualcuno, magari vicino, sotto casa, faccia la sua parte, e gli dica: "usciamo insieme!". Qualche altro: "Ti capisco", altri ancora: "Quel dottore potrebbe suggerirti qualche rimedio.", ecc. Nemmeno lei da Terni può fare molto di più che scrivergli. Un altro ragazzo ha scritto una lettera in redazione perché la girassi ad Andrea. E' quello che ho fatto. Era uno che. desiderava fare la sua parte.

 

ANCORA AD ANDREA

Ricevo un'altra lettera rivolta ad Andrea. La pubblico, su richiesta della scrivente, augurandomi che possa far del bene al destinatario.

Caro Andrea, ho vissuto anch'io con la morte nel cuore, gli incubi e le allucinazioni per molti anni,; a differenza di te ho avuto la fortuna di avere due genitori e una sorella che mi sono stati sempre vicini. Io sono uscita dal "tunnel" grazie anche alle cure mediche; ho anche pregato molto. Credo che anche per te farebbe bene questa strada. Per ora lascia perdere gli studi, c'' sempre tempo, quando avrai trovato la serenità interiore, di continuarli. Spero che ti abbia fatto piacere questo intervento sul BS e mi auguro che tu risponda alla mia lettera. Ti lascio il mio indirizzo: Puiatti Elena (non giuro sul cognome che ho tentato di interpretare), Strada delle Calandrine, 8, 33080 Prata di Pordenone

 

LA CHIESA, CHE CATASTROFE!

[.] Comincio, Direttore, col ricordare i chilometri di file di volontari aztechi che andavano a farsi strappare il cuore per offrirsi al loro dio. le svariate centinaia di migliaia di morti per costruire le Piramidi [.] i 30 milioni (sic!) di persone arse vive dalla Inquisizione, l'accanita e feroce opposizione ad ogni forma di progresso scientifico [.]; il perché sono stati scomunicati i comunisti e non anche i nazisti; perché la Chiesa abbia detenuto un ferreo potere politico con eserciti, ghigliottinamenti, impiccagioni, rapine, soprusi. morti inspiegate come quelle di Papa Luciani. Mi creda, scriverei volumi.

E poi osservi. siccità, alluvioni, gelo, vento, grandine, parassiti. tutto colpa del peccato. Ma che colpa ne ho io se Adamo mangiava le mele? . (e via continuando per due pagine con amenità del genere.n.d.r.)

Antonio, Gioi

Beh, caro lettore, legga libri che raccontino meno panzane! E, se vuole un consiglio, a proposito del fatto che avrebbe da scriverne per interi volumi, prima di avventurarsi in un terreno così alieno per lei, le conviene rattoppare un po' il suo deposito storico-culturale: la storia non si fa con i romanzi.

Anche per quanto riguarda la teologia o più semplicemente la dottrina cristiana, il suo eloquio fa acqua come una schiumarola!. Ripeto: scelga meglio i suoi testi di lettura così poi potremo ragionare. Però le do atto che alla fine della lettera una cosa la dice proprio giusta: "Io, scrive, continuerò a sforzarmi di trattare gli altri come vorrei essere trattato io stesso". Perfetto, questa sarebbe la cosa migliore da lei detta. se non l'avesse già detta Cristo! Per cominciare potrebbe leggere l'enciclica di Pio XI sul nazismo (Mit Brennender Sorge, 17 marzo 1937) così può rendersi conto di come la Chiesa amasse il nazismo (!).

 

DISCRIMINAZIONI IN PARROCCHIA?

Gentilissimo direttore. siano alle soglie del 2000 e ancora esistono discriminazioni nella casa di Dio. Nella mia chiesa (fanno servizio) sempre e solo i soliti appartenenti all'Azione Cattolica. Ma che gli altri non sanno leggere? Gli altri non sono dei fedeli come tutti? E non sono all'altezza di farlo? Quando sono nella mia chiesa ho l'impressione di fare la bella statuina. Mi sembra giusto dare a tutti i fedeli la possibilità di partecipare attivamente alla liturgia.

Lettera firmata

Mi trova perfettamente d'accordo, gentile signora. La messa è presieduta dal sacerdote ma celebrata da tutti. Quindi il suo discorso non fa una piega. Le pieghe... le fa qualche improvvisato lettore quando, invece di "proclamare" la Parola, la smozzica, si magia le parole, tossisce, soffia, ripete, balbetta. Capita sa? O quando trovi sempre un rifiuto ad ogni richiesta di collaborazione. Capita sa? In questi casi la cosa da fare è farsi avanti, "opportune et importune", tanto per essere col Vangelo, chiedere e richiedere di partecipare, di leggere, di accogliere i fedeli, di fare volantinaggio, di servire.

Anch'io sono contrario alle "belle statuine": gente che fuori della chiesa ride, scherza, si agita, parla a valanga, ma appena si ritrova nella navata gli si sclerotizzano le corde vocali, e. gli si addormenta tutto il resto: un processo di mummificazione, che sparisce, come per incanto, appena si riguadagna l'uscita!

 

SUORE E RAP. ANCORA?

Caro BS. sono un giovane di 25 anni e ti scrivo in merito alla notizia appresa al telegiornale di alcune suore salesiane che sono andate a un corso di musica moderna. Non è certo con un corso di musica che si riesce a capire il mondo giovanile, ma . buttandocisi dentro, mettendo al centro loro e non noi. stando in cortile con loro anche quando fa freddo. A mio avviso questi sono atteggiamenti che vogliono farci apparire moderni, ma che servono a poco. Più che corsi di musica ci servirebbero corsi per farci veri cristiani, forse così gli oratori sarebbero più pieni di giovani. Dio solo converte, a noi spetta il difficile compito di amare. Queste suore che rappresentano la Chiesa, rischiano di farla deridere e tralasciano i veri problemi che assillano i giovani. A una suora o sacerdote non si chiede che sappiano l'hip-hop ma che sappiano fare ciò che la loro vocazione richiede. Alla fine della vita il Padreterno chiederà conto di quanto hai amato non ballato.

Nicola, Venezia

Sei fuori strada, caro Nicola: le FMA non hanno alcun bisogno di apparire moderne: lo sono, e "dentro i giovani", come dici tu, ci si sono buttate. Ma tu m'insegni che non basta buttarsi, così alla garibaldina: bisogna prima di tutto saper bene dove ci si tuffa e poi come nuotarci in mezzo.

Tu scrivi: "A noi spetta il difficile compito di amare". Sacrosanto! Ma per quale ragione credi che le suore abbiano fatto quel che hanno fatto? Non sono andate a scuola di rap per imparare a ballare, ma per imparare a capire, per avvicinarsi a dei linguaggi che sono propri dei giovani e sfuggono spesso agli educatori. In definitiva l'hanno fatto proprio per imparare il difficile compito di amare.

C'è di più. Don Bosco esortava i suoi salesiani ad amare quello che i giovani amano, affinché essi a loro volta amino quello che gli educatori propongono. Capito la sottigliezza? Preparare il terreno perché Dio ci semini su. Perché è vero: "è Dio che converte", ma non senza la collaborazione dell'uomo. Stai tranquillo: le suore salesiane non tralasciano i veri problemi, tutt'altro; esse fanno delle scelte furbe e mirate per capirli i veri problemi, quindi non solo non "fanno deridere la Chiesa" ma la faranno amare e proprio da quelli che la amano meno.

La vocazione salesiana richiede precisamente di capire i giovani "in situazione", non in maniera astratta: i giovani hanno una loro cultura e abbastanza esclusiva, tu dovresti saperlo bene, non conoscerla è tagliarsi fuori dal loro mondo. Quante volte ti è venuto di dire, sentendo un sermone, una predica, un intervento: quello lì parla di cose di cui non capisce niente. Allora, io dico, meno male che abbiamo delle suore che quando aprono bocca sanno quel che dicono. Perché non si ama in qualunque modo comunque, si ama sapendo come amare.

 

RINGRAZIAMENTI

Non potendo rispondere a tutte le lettere, ne arrivano tante, almeno voglio ringraziare alcuni. Calogerina di Canicattì che mi fa i complimenti per il BS e certi articoli giovanile e certe risposte; Giuseppe Guardiani di Torre S. Patrizio che mi invia una breve (mica tanto) relazione sui diversi tipi di inquinamento sulla quale concordo; Gianpiero Fiore di Vico Equense che lamenta la perdita della presenza delle FMA a Vico, ricordando con commozione il bene fatto e esprimendo il suo grazie sincero; suor Petronilla Isonni, missionaria in Brasile, per la magnifica lettera in cui racconta la sua avventura in nave mercantile, tra disagi e pericoli di ogni genere ma con la gioia nel cuore, attribuendo la sua vocazione alla lettura del BS; Giusy di Maletto, che fa i complimenti al BS perché lo trova "diverso", e promette di farlo conoscere ai suoi amici; Lorenzo Celli di Padova che ricorda con commozione e affetto i suoi ex insegnanti e dai nomi che fa (Uguccioni, Liviabella, Chiari, Biavati, De Bonis, Pilla.), pezzi da novanta nella congregazione, deve esser anche lui un grand'uomo!, il simpaticissimo Anzalone Michele di San Cataldo, che mi racconta il suo sogno di laurearsi in teologia e pure quello di una "Bella Signora" che lo assicura della promozione, nonostante la quasi certezza di essere bocciato. sogno avveratosi!; Silvia Craveno di Varazze che, congratulandosi con l'impostazione del BS, invoca qualche articolo rivolto alle giovani coppie. che speriamo prima o poi di realizzare; Nello Governatori di Roma che mi invia una sua significativa poesia in dialetto romanesco con applicazioni i moderne: "M'hanno ariccorto immezz'a la cartaccia/ abbandonato in fonno a 'n vicoletto!/ Gnisuno m'accarezza e me s'abbraccia, gnisuno me regala baci e affetto!"; Tumelero Graziella di Graglia, che, con squisita sensibilità materna, si preoccupa di Andrea; il giovane Gaetano Notero di Messina che mi chiede di pubblicare un articolo su Domenico Savio, perché è un esempio affascinante di santità giovanile che andrebbe imitato; Maria Anna Carollo, via S. G. Bosco, 142, 90011 Bagherìa, cordialissima, che si offre di corrispondere con persone che "avessero bisogno di qualcuno che parli con loro".

E tanto altri che non posso citare. per motivi di spazio. Ci proverò più avanti.

 

APPELLI

Sono una bambina di 11 anni e anch'io colleziono appassionatamente immaginette sacre. Chi mi può aiutare inviandomene? Posso contraccambiare.

ROBERTA SABA, via Pio Piras, 4; 09036 GUSPINI CA

"Le chiedo, caro direttore, di inserire anche me nell'elenco di chi raccoglie e scambia santini: VETRANO MARIA, Via San Paolo, 68; 92010 CALTABELLOTTA". Ecco fatto! E' caccia ai santini!