LETTERA AI GIOVANI

ABITARE IL 3° MILLENNIO

"NON TEMERE":


Carissimo/a,

Il timore e il coraggio sono le mani della vita quotidiana, senza cui non si può arrivare a tutto e con cui si può dare una mano a tutti. La "e" è importante: senza il timore il coraggio si traduce in protagonismo fine a se stesso, presunzione delle proprie risorse, e perfino incoscienza e sfrontatezza. Senza il coraggio si diventa perdenti, buoni a niente, paurosi come il don Abbondio del Manzoni: "il coraggio uno non se lo può dare"!

San Giuseppe, il giusto, il silenzioso, nella notte più lunga della sua vita, durante il sogno, si sente affidare le sorti di Gesù: "Non temere, prendi...fuggi in Egitto". Il cuore del falegname diventa la culla di quegli imperativi, la culla dove il timore e il coraggio trovano contemporaneamente casa.

Timore non è uguale a paura. Il timore è la paura consegnata a Dio, come la notte che si consegna alla luna e alle stelle. La vita stessa porta nel suo seno la paura. Piccole e grandi sono le paure che fanno il tessuto dell'esperienza. La paura del buio, la paura di uscire di casa, la paura di vivere, la paura di non farcela. Paure, tante paure, sempre paure. Di paura ci si ammala. Quando si è piccoli, i grandi dicono che le loro paure sono piccole paure, paure da niente. E da grandi quali sono le paure? Sono le stesse paure dei piccoli:

La paura di stare soli

la paura di non saper cosa fare
la paura di dire sì
la paura di averlo detto
la paura della vita
la paura della morte
la paura dell'amore
la paura di non amare

La paura di Dio, sì anche la paura di Dio

la paura della guerra
la paura degli altri, di un prepotente come Erode
la paura di rimanere senza lavoro, senza casa, senza patria
la paura del domani, del futuro, sì anche la paura del futuro.

La paura di sposarsi

la paura di farsi prete
la paura di non sentirsi utili
la paura di se stessi
la paura dell'esilio
la paura di avere un figlio, sì la paura di avere un figlio.

San Giuseppe si è ritrovato in quella notte di sogno con tutte queste paure: la paura di Dio, la paura del futuro, la paura di avere un figlio, Gesù il Figlio di Maria. Affrontare le nostre paure è il compito della vita. Occorre imparare a non lasciarci schiacciare dalla paura, ad affidarci alla provvidenza, a non temere. Il cammino che intercorre tra la paura e il timore è la scoperta di una luce che illumina il tuo buio. Ti viene affidato il sogno perché tu ne sia il custode .

Se il timore porta a Dio, il sogno dona il coraggio delle scelte successive. Nella fuga in Egitto Giuseppe rifarà, a ritroso, il cammino dell'Esodo. Il sorgere del sole tardò a venire, ma quando arrivò, il volto di Giuseppe divenne radioso e i suoi polmoni si riempirono di forza e coraggio per la terra d'Egitto che tornava ad essere visitata dalla dinastia di Davide. Il timore e il coraggio portarono Giuseppe dentro la storia di Gesù. Giuseppe come 2000 anni fa abiterà con noi il III millennio, consegnerà ad ognuno il compito di affidare alla storia, attraverso la trepidazione e il timore di Dio, la buona novella. E' il custode per eccellenza. Suo compito è vigilare la vita, la famiglia, il sogno di Dio, il futuro dei figli. Vigilare perché è sempre possibile una nuova strage di innocenti: Erode è sempre nei paraggi, in ogni paese, in ogni tempo.

Tuo

Caro Terraneo