INSERTO Il pellegrino che "devotamente" percorre il tradizionale itinerario giubilare delle basiliche romane, giunto a Santa Maria Maggiore non può ignorare Santa Prassede, ubicata praticamente a un lato della stessa piazza, quasi di fronte al campanile della famosa basilica. Dovrà cercarla però, perché non si nota subito, come capita per tutte le altre, è.
A Santa Prassede si arriva per
caso. E' occultata dai palazzi che circondano la piazza di Santa Maria
Maggiore; non ha facciata, ma due antiche colonne di granito segnano l'accesso
all'ampio portico, unito alla basilica da una ripida scalinata. L'accesso
più frequentato è quello laterale, di modo che nella chiesa si
entra in punta di piedi, quasi timorosi di essere degli intrusi.
Conoscere la struttura della basilica di Santa Prassede e comprendere i tanti particolari che ne compongono l'architettura vuol dire possederne la storia. L'edificio è passato attraverso numerosi rifacimenti e restauri. L'ultima ricostruzione è del 822, sotto il pontificato di Pasquale I; dell'edificio più antico non rimangono tracce, anche perché il nuovo fu costruito in luogo diverso, benché non lontano dal precedente.
Il papa recuperò dagli edifici antichi, ormai in irreversibile rovina, 16 colonne di granito, capitelli e architravi marmoree, disponendoli su due file in modo da creare un organismo a tre navate. Nonostante gli elementi fossero diversi per origine e forma, il complesso risultò unitario. Qui si constata come si possa stabilire un'armonia nella diversità. Ogni pezzo di marmo e di pietra ha una sua fisionomia e una sua storia, ma tutti concorrono a creare un insieme di classica, anche se un poco rustica, bellezza.
Lungo i secoli che ci separano dalla ricostruzione, la chiesa subì importanti interventi di restauro che ne modificarono in parte l'aspetto. Il risanamento più visibile è del XII secolo: per salvaguardare la statica dell'edificio furono messi in opera gli arconi che attraversano la navata e inglobano alcune delle colonne di granito fatte collocare da papa Pasquale. Sul finire del 1500 le pareti laterali, quella interna della facciata e i pilastri furono ricoperti di affreschi raffiguranti storie della passione, figure di apostoli ed elementi tratti dal vasto repertorio della pittura tardo manierista.
Pasquale I fece anche decorare l'abside, l'arcone trionfale e il sacello di san Zenone con splendidi mosaici. Il piccolo ambiente, edificato come mausoleo di Teodora mamma del papa, fu detto di san Zenone perché in esso furono posti i resti del santo, recuperati dal cimitero di Pretestato. La meraviglia è motivata non solo dal rivestimento musivo, ma anche per la concezione dell'architettura del locale. Si entra per una porta massiccia costituita da due colonne di marmo nero che sorreggono uno spesso architrave di marmo pregiato. Un lunettone a mosaico, con un doppio giro di medaglioni, circoscrive una finestra centinata, occupata da un'urna cineraria con due sottili anse e la superficie strigilata, cioè a flessuose scanalature parallele. Ai quattro angoli dell'ambiente principale, quattro colonne di porfido rosso, montate su basi finemente scolpite, si staccano dagli angoli, plasmando lo spazio con una modernità tale da essere preso in considerazione dallo stesso Michelangelo, quando progettò la cappella Sforza in Santa Maria Maggiore.
I mosaici, tra i più belli di tutta la cristianità medioevale, furono eseguiti da artisti romani utilizzando tessere a fondo oro. Questa profusione di sostanza preziosa crea, assieme alle figure, una sorta di paradiso in terra; non per nulla l'edificio è denominato Giardino del Paradiso. La struttura della volta è segnata da quattro angeli che, poggiandosi sulle colonne, sostengono un medaglione con il volto del Salvatore. La splendida Madonna (mosaico del XIII secolo) della nicchia dialoga con le due sante sorelle Prassede e Pudenziana; altri ritratti di santi e di membri della famiglia papale rivestono le pareti. In un piccolo ambiente attiguo è conservata una colonna che la tradizione dice essere quella a cui fu legato Gesù durante la flagellazione, portata a Roma da Gerusalemme nel 1223.
Sull'arco trionfale, in una festa di colori, compare la Gerusalemme celeste dalle mura gemmate entro cui stanno, ai piedi di Cristo assistito da due angeli, la Madonna, san Giovanni Battista, i dodici apostoli, Mosè ed Elia e le due sante Pudenziana e Prassede. A destra e a sinistra schiere dei martiri, accompagnate dagli angeli e dagli apostoli Pietro e Paolo.
La parte centrale dell'abside è occupata da una imponente figura di Gesù benedicente, immerso nelle acque del Giordano, per ricordare il battesimo. A destra e a sinistra sono raffigurati gli apostoli Pietro e Paolo: il primo presenta santa Pudenziana che è seguita da san Zenone; il secondo santa Prassede, seguita da papa Pasquale offerente un modelletto della chiesa. La sequenza dei personaggi non è disposta a caso: la Chiesa di Roma ha avuto il suo inizio grazie alla predicazione dei due apostoli ed è stata fecondata dal sangue dei martiri. Fuori dal catino il mosaico illustra alcuni passi dell'Apocalisse: ventiquattro vegliardi offrono le loro corone al divino Agnello assiso sul libro con i sette sigilli, in mezzo ai sette candelabri e ai simboli degli evangelisti. Tutti i mosaici sono dell'epoca di Pasquale I che li ha 'firmati' facendo apporre il suo monogramma al colmo degli archi.
L'ampia cripta posta sotto l'altare maggiore raccoglie, entro sarcofagi paleocristiani, il corpo di santa Prassede, e i resti di tanti altri martiri, qui trasportati quando le invasioni barbariche avevano reso insicuri i cimiteri suburbani, cioè quelli collocati al di fuori delle mura di Aureliano.
La basilica ha visto passare sotto le sue navate i più illustri personaggi della cristianità; san Carlo Borromeo ne ebbe il titolo cardinalizio, e fu uno dei promotori dei restauri e dell'aggiornamento della decorazione. I monumenti funebri più rimarchevoli sono quelli del cardinale Pantaleone Anchier de Troyes, assassinato in questa chiesa nel 1286. L'opera è attribuita ad Arnolfo da Cambio, l'artista che progettò la cattedrale di Firenze e Palazzo Vecchio. Alla cerchia di Andrea Bregno, che operò a Roma nel tardo '400, è attribuita la tomba del cardinale Alano Cetine di Taillebour: il corpo del defunto è custodito dagli apostoli Pietro e Paolo e dalle sante Prassede e Pudenziana.
Parte dell'arredo liturgico non è più quello antico; nuove norme liturgiche volute dal Concilio di Trento ne hanno modificato l'aspetto. L'altare maggiore è sormontato da un baldacchino barocco posto su colonne di porfido, opera di Carlo Fontana. All'altare fanno la guardia quattro angeli opera del Rusconi (1730)
Elementi architettonici
Il corredo architettonico della basilica cristiana è quanto mai complesso; in alcuni edifici sono presenti elementi destinati ad aumentarne la monumentalità. Uno i questi è l'ARCO TRIONFALE. Si situa tra la navata e il presbiterio, quasi a fungere da accesso al luogo della celebrazione. Sovente è decorato con scene tratte dalla Scrittura, come in Santa Prassede. Tutte le basiliche sono chiuse al fondo da un'ABSIDE a pianta semicircolare. La parte alta, una fetta di sfera, si chiama CATINO ABSIDALE. Roma è colma di splendidi esempi di catini absidali decorati con mosaici preziosi. La parte bassa è sovente occupata dalla CATTEDRA PAPALE, un sedile di marmo arricchito di sculture e decorazioni a mosaico. L'altare maggiore delle più importanti chiese romane è sovrastato dal CIBORIO, una sorta di baldacchino, sorretto da quattro colonne, fatto di marmi preziosi scolpiti. Celebri sono quelli di San Paolo Fuori le Mura e di San Giovanni in Laterano. Una versione barocca è quello grandioso in bronzo che sovrasta l'altare papale nella basilica di San Pietro, opera di Lorenzo Bernini.
I simboli cristiani
Nell'arte figurativa è diffuso l'utilizzo del simbolo: una cosa che ne rappresenta un'altra, con la quale è, in qualche modo, collegata. I cristiani dei primi secoli hanno fatto largo uso del simbolo sia per motivi di sicurezza personale che per desiderio di sintesi. Purtroppo i simboli figurati antichi hanno perso oggi gran parte della loro valenza comunicativa. Diamo una brevissima descrizione di alcuni simboli più in uso nei primi tempi del cristianesimo.
Il segno della croce: l'atto più eloquente e popolare del culto cattolico. I ministri benedicono persone e cose tracciando questo segno. Il cristiano è invitato a "farlo" all'inizio delle sue azioni. Diverse sono le varianti: attraverso tappe successive si è passati dalla croce formata da due sempli-ci tratti, l'uno perpendicolare all'altro, a quella dai signi-ficati complessi, come
la croce gemmata, arricchita dalle lettere apocalittiche (alfa e omega), e da pietre multicolori. Esemplari di questo tipo di croce sono in un mosaico del catino absidale di Santa Puden-ziana, nell'atrio del battistero di San Giovanni in Laterano, nell'arco trionfale di Santa Maria Maggiore, nella cupola del mausoleo di Galla Placidia a Ravenna.
Una croce con i simboli apocalittici è dipinta ad affresco sulla parete di un cubicolo del cimitero di Ponziano; i bracci sono arricchiti con pietre preziose, all'estremo due torce e alla base un cespo di arbusti. Il senso è evidente: le lettere apoca-littiche alfa e omega, dicono che quella è la croce di Cristo principio e fine di ogni cosa; le gemme stanno a significare che da segno d'ignominia è diventato segno di gloria. Gli arbusti che il legno della croce è vivo non morto (cfr. Rm. 6,5). In Santa Prassede, la croce è posta sul faldistorio (un prezioso trono pieghevole), e viene esaltata dai gesti dei due apostoli Pietro e Paolo.
Il monogramma (dal greco monos 'unico' e gramma 'segno'), formato delle lettere dell'alfabeto greco X (chi) e P (rho), intrecciate insieme, è simbolo di Cristo.
Come anche il pesce (in greco ixthùs), il cui acrostico (una parola formata con le iniziali di quelle che compongono la frase) significa 'Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore'; una profes-sione esplicita nel Signore risorto.
L'ancora, simbolo della speranza per chi è in cammino, sulle lapidi cimiteriali rappresenta l'approdo, la salvezza ormai raggiunta; la croce appesa all'estremità superiore, sta ad indicare che la salvezza è stata raggiunta grazie alla morte e risurrezione del Signore Gesù.
L'anfora da cui nascono i tralci di vite, simboli dell'Eucarestia, ricorda la splendida urna cineraria in marmo posta sopra l'architrave della porta di accesso al sacello di san Zenone in Santa Prassede
La fenice, raffigurata sulla palma sinistra del catino absidale rappresenta Cristo sole sorto e risoto, come l'araba fenice che risorge dalle sua ceneri.
Secondo la tradizione era sorella di santa Pudenziana e figlia del senatore Pudente, che san Paolo nomina nella seconda a Timoteo. Il martirologio romano al 21 luglio ne tesse l'elogio in questi semplici termini: "A Roma santa Prassede vergine, che educata alla castità e alla legge divina, dedicava il suo tempo all'orazione e al digiuno. Morì nella grazia del Signore e venne sepolta accanto alla sorella Pudenziana sulla via Salaria.