OSSERVATORIO

LILIUM CANDIDUM


Una storia semplice.

Lilium candidum lo ha battezzato Linneo, il famoso naturalista svedese che ha classificato i vegetali in base alle caratteristiche morfologiche degli organi riproduttori. Il nome deriverebbe dal celtico Li che vuol dire "bianco", quindi i gigli più antichi, quelli spontanei, in Siria, in Palestina, in Grecia, erano certamente bianchi. Più tardi, per opera della selezione naturale e per opera dell'uomo, apparvero gigli di tutti i colori: gialli, arancioni, rossi, violetti, variegati.

Si racconta.

Il giglio si presenta con fusto cilindrico, eretto, alto anche un metro e perfino un metro e mezzo. Ha foglie sparse sotto l'inflorescenza, lineari, oblanceolate, lunghe dai 10 ai 25 cm. I fiori sono disposti in racemi lassi. La corolla è formata da sei tepali bianchi candidi, lattei, lunghi 6/8 cm., con l'apice revoluto, talvolta spruzzati di violetto.

E' un fiore attraente, elegante, molto profumato: il troppo profumo può stordire. Si racconta di un potente che a Roma aveva invitato i suoi nemici a una grande festa. La sala di ricevimento era piena, anzi strapiena di gigli. Lì per lì il profumo piacque, poi però, a stanza chiusa, diventò sgradito, insopportabile, micidiale. E la grande sala si trasformò in una camera a gas: una trappola mortale.

Tra simbolo e leggenda.

Per gli antichi popoli mediterranei il giglio era simbolo di candore e purezza, di potenza e regalità. Simbolo, inoltre, di fecondità: attributo nei culti femminili delle Grandi Madri. Gigli votivi di terracotta sono stati trovati a Paestum e negli scavi di Fratte. Esistono anche statuette femminili portaprofumi a forma di giglio. I greci ammiravano la bellezza del giglio per la simmetria dei tre sepali e dei tre petali. Non poteva essere che un fiore regale, divino. Secondo loro era nato da una goccia di latte sfuggita dal seno di Era mentre allattava il figlio Eracle. Presenti nei giardini reali di Micene, rappresentato su un prezioso vaso di Cnosso, affrescato nel palazzo reale, è il motivo principale nella stanza del Principe dei gigli.

La cultura cristiana

lo riprese e lo arricchì di nuovi significati. In ogni Annunciazione l'angelo si presenta con un giglio in mano: un fiore adeguato a Maria, pura come un giglio, Vergine e Madre, Regina sopra ogni regina. In un testo del Medioevo si legge: "Fissando il giglio con attenzione, si poteva veder uscire da esso una luminosità capace di purificare il cuore e sanare le ferite del corpo".

E' unito al culto di diversi santi: sant'Antonio, san Luigi Gonzaga, san Filippo Neri, san Bruno, san Giuseppe e moltissime sante, tra cui santa Caterina da Siena, santa Chiara, sant'Agnese. Ma in mano a Maria, il fiore più prezioso di Israele, è certamente al suo posto migliore.