SOCIETA' Marzo come donna. Forse. La festa sta cadendo, ma la questione donna è sempre viva

MADRE E FIGLIA DONNE

di Giuseppina Cudemo


Siamo in un consultorio cattolico per intervistare madri e figlie sul loro rapporto. Molto della vita familiare e sociale si gioca su un interscambio genitori figli fatto di colloqui veritieri, sguardi d'intesa, sorrisi d'affetto, gesti collaborativi, reciproca comprensione, silenzi meditativi. Educare è un'arte. Non impossibile.

Cristina ha 16 anni e difficoltà di rapporto con la mamma. La mamma ha le sue ragioni.

"Quando ero bambina mia madre mi faceva indossare abitini tutti pizzi e merletti. Mi piacevano. Li portavo volentieri. Ora no. Lei continua a comprarmi cose femminili, ma io preferisco Jeans e maglioni, così quando ha visto i vestiti chiusi nell'armadio e mai indossati ha smesso di comprarmeli. Ma il problema vero fra me e mia madre è che non riusciamo a capirci. Se provo a dirle che mi piace un ragazzo, già mi vede con l'abito bianco e con la fede la dito, mi dà mille consigli, mi tratta come una bambina, e questo non lo sopporto, così finisce che non le racconto più niente". La madre di Cristina spiega: "La questione dei vestiti l'abbiamo superata, non la ritengo tanto importante. Per i ragazzi no, i nostri sono tempi difficili e così cerco di guidarla a non fidarsi del primo venuto, ma lei ribatte che la tratto come una poppante perché, dice, sa badare a se stessa da sola. E' proprio vero che non possiamo evitare ai figli le esperienze negative vissute da noi. Malgrado le raccomandazioni, infatti, i ragazzi vogliono fare esperienza da soli. La discoteca, le uscite di gruppo, tutto fa stare con il fiato sospeso".

Daniela ha 15 anni. Anche per lei la mamma sbaglia a non volere che vada in discoteca, con il risultato che ci va di nascosto. Poi, un giorno, il compromesso: "Ci siamo accordate, ci andrò solo con i compagni di scuola che lei conosce, e solo una volta ogni tanto. Mi dispiace che non abbia fiducia in me, anche se capisco che le bugie che le dicevo non erano una cosa buona perché andando di nascosto tradivo la sua fiducia". Marta è la madre di Daniela: "Sto costruendo pian piano il rapporto con mia figlia, le concedo qualche uscita, se mi dice che va a studiare da un'amica, mi faccio lasciare il numero telefonico. La città è piena di pericoli, così le do un orario per il ritorno e devo dire che lei collabora a farmi stare tranquilla, per quanto, quando sta fuori di casa sto sempre con il fiato sospeso, ma capisco che non posso tenerla sempre con me".

Tania ne ha 14 di anni. Quest'anno frequenta le scuole superiori. Dice sua madre: "Prima era sempre in casa, studiava per imparare a suonare la chitarra, ora invece mi chiede spesso di uscire con i compagni, la chitarra l'ha abbandonata da tempo e non ha più l'abitudine di raccontarmi le sue cotte e le sue difficoltà; se le faccio una domanda, mi risponde in modo sgarbato, mi tratta come un'intrusa. Credo di avere il diritto di sapere dove va, solo che prima usavo un linguaggio inquisitorio. A questa età le difficoltà tra madre e figlia sono quasi normali, tutto sta ad avere tolleranza ed intuito".

Roberta è la madre di tre ragazze: "Con nessuna delle mie tre figlie, Chiara, Priscilla e Alice, 16, 15 e 11 anni, ho avuto mai grossi problemi per quanto concerne la scuola o il modo di vestire. Le lascio fare. Non sono cose importanti. Però su un punto non transigo, il rispetto. A casa nostra non si è mai detto 'stupido' nemmeno per scherzo. C'è molto dialogo. E anche una grande allegria, perché la nostra casa è sempre aperta ad amici, parenti e amici degli amici. Mia figlia Priscilla ama molto questa 'folla' che le sta intorno. Tant'è che lei è una bambina molto estroversa e allegra. A volte vorrei avere 80 anni per vederle tutte e tre sistemate. Con loro parlo molto, sto attenta a chi frequentano, se vanno in crisi per un foruncolo o perché devono portare la macchinetta ai denti, sdrammatizzo: dài! E' solo per qualche mese. Dopo sarai più bella".

IL PARERE DELLA SCIENZA

Tre psicologhe americane, madri di tre ragazzine tra i 10 e i 15 anni, qualche tempo fa hanno scritto un libro: Madri e figlie una rivoluzione. Dal conflitto all'alleanza, edizioni Baldini e Castoldi. Il libro si basa sulla ricerca condotta dalla psicologa dell'Università di Harvard, Carol Gilligan, fra le adolescenti di quella scuola. Si chiedono le autrici, perché le bambine, solitamente così forti, volitive e sicure di sé, a 15/16 anni diventano fragili e incerte? La risposta è che con il passaggio dall'infanzia all'adolescenza, le figlie che sono nate negli anni 80 ricevono dalle madri dei messaggi contraddittori. Da un lato le mamme ammirano la loro forza, dall'altro le vogliono educare ad essere dolci, un po' gattine, in altre parole a mascherare la loro esuberanza per essere più attraenti agli occhi dei ragazzi. Risultato: le figlie non sanno bene che pesci prendere. Ma tutto questo si può evitare, sostengono le tre studiose. Basta che le mamme facciano lo sforzo di conservare nelle loro figlie l'autenticità e coltivare attitudini e tendenze. Un po' come accade in "Piccole donne", dove una mamma straordinaria riesce più con l'alleanza che con l'opposizione a tirare su delle figlie molto forti. Ciascuna con un carattere ben definito.

Per Anna Bel Bo Boffino, studiosa della psicologia femminile ci sono due tipi di mamme, l'emancipata che lancia alla figlia un messaggio ambivalente del tipo: devi farti valere per la tua intelligenza, però con gli uomini devi puntare sul fascino. Poi c'è la mamma paurosa. Quella che si è conquistata, lavorando, l'indipendenza, ha lottato negli anni 70, ma ha pagato queste ribellioni con molta sofferenza. Alla figlia trasmette messaggi negativi, del tipo: "Stai attenta perché gli uomini mentono, non devi credere a chi dice di amarti". Con esempi materni di questo tipo le figlie crescono senza certezze, senza riferimenti precisi, con il risultato di sentirsi sempre insicure.

FARE ALLEANZA

Che fare dunque con una ragazzina nell'età dell'incertezza? Che magari non vorrebbe crescere per continuare a godere della calda protezione di mamma e papà? O invece si sente tanto adulta da chiedere più libertà, per andare in discoteca o per andare al mare con gli amici. Accontentarla o ostacolarla? Non ci sono regole fisse per tutti, la psicologia attuale propende per l'alleanza, è bene cioè che la mamma lasci crescere la ragazzina in tutta la sua spontaneità. Questo può rafforzare la bambina, ma anche la madre nella sua identità femminile. Va bene quindi l'alleanza , purché la mamma sappia essere distaccata. Altrimenti rischia di favorire la simbiosi, un rapporto che impedisce a entrambe di crescere.

Guardandoci attorno vediamo che l'alleanza in parte esiste già. Le mamme e le bambine che abbiamo intervistato nel consultorio, dimostrano di avere un rapporto molto forte, di rispetto reciproco: le mamme di fronte alla personalità della figlia molto diversa dalla loro, cercano di capire. E le ragazze da parte loro, non sentono così forte il desiderio di ribellarsi, sono solidali e un po' complici. Anche se non possono essere amiche in tutto. Perché tra loro c'è uno spazio che sottolinea la loro individualità. Ed è giusto che sia così, la mamma non deve tendere all'amicizia con la propria figlia, ma deve essere per lei un punto di riferimento, una presenza viva e forte che accompagna con delicatezza e rispetto la crescita della bambina. Insomma molto più che un'amica.

EXEMPLA TRAHUNT

Ricordiamo che non servono tante parole, ma un comportamento coerente. Molte mamme cristiane ritengono la messa domenicale di estrema importanza. Ed è giusto che sia così. Ma fondamentale per la figlia è l'esempio, la coerenza di vita con quei valori irrinunciabili a cui abbiamo sempre fatto riferimento e che hanno determinato le scelte fondamentali della vita.

Foto: Relazioni sempre più labili, dicono gli psicologi, come bolle di sapone...