ATTUALITA' La paternità attraverso il cinema: relazioni umane come frammenti riflessi di un legame divino
1999: anno del Padre. La Chiesa
si prepara al Giubileo indagando e riflettendo su questo tema. Per sviluppare
un itinerario che possa coinvolgere a diversi livelli anche i più
giovani, possiamo chiederci quale sia il sentimento, quale l'idea, quale il
bisogno di paternità che la cultura contemporanea ha elaborato fino ad
oggi; ed un approccio interessante lo si può leggere attraverso il
cinema. Ecco una proposta di percorsi cinematografici alla ricerca del "padre
perduto".
Non tutti i film si presentano di facile fruizione ed alcuni, che avremo cura di segnalare, possono destare perplessità per situazioni o linguaggio e risultare più adeguati ad un pubblico maturo che ad una vasta ed indifferenziata platea, magari parrocchiale.
La proposta viene sviluppata a partire da un presupposto: nei film si incontrano spesso figure paterne significative, nel bene o nel male, che rimandano ad una dimensione umana della paternità, rispettata o disattesa dai personaggi, da dilatare verso il suo "divino"; e di qui può partire il dibattito di una assemblea.
È un primo aspetto che può saltare agli occhi in questo insolito viaggio. In chiave solamente umana è una visione che "danna", da cui liberarsi, e subito viene alla mente Padre-padrone dei Taviani, ove la ribellione al padre-tiranno, dispotico retaggio della tradizione sarda, è un imperativo che non rinnega le radici del protagonista; il film sembra suggerire, per contrasto, il tema biblico della ribellione al padre.
Più adatta al mondo giovanile è un'analoga figura paterna presente ne L'attimo fuggente (sicuramente già visto dai più) o nel più recente Shine, ove il padre che distrugge la vita del figlio musicista agisce per la sofferenza di un passato che lo ha segnato: tragicamente il dolore dei padri diverrà dolore dei figli.
Per i più piccini alcuni spunti più in positivo li traiamo da La sirenetta Disneyana, con un padre che sa rinunciare perfino alla "patria potestas" per la felicità della propria figlia, e sa utilizzare il suo potere per il bene di lei più che per soddisfarne i capricci.
È questo un secondo versante su cui sviluppare la riflessione, a partire dall'incomunicabilità tra il padre-Mastroianni ed il figlio-Troisi di Che ora è di Ettore Scola, e dalla figura di vecchio disilluso di Stanno tutti bene di Giuseppe Tornatore al quale non resta che raccogliere i cocci di una famiglia distrutta, fino al racconto di caduta e resurrezione del padre de L'ottavo giorno. In questa pellicola il protagonista ricostruisce il proprio ruolo paterno scoprendo la gratuità delle relazioni umane (grazie alla forzata permanenza accanto ad un originale ragazzo down) e rinunciando all'ottica efficientista ed "aziendale" che lo aveva allontanato dalle sue bambine. A questo proposito la tesi del film è inquietante e fa pensare: il finale, infatti, è solo apparentemente consolatorio e poetico; in realtà il protagonista risulta incapace di reintegrarsi in una società che riconosce solo chi accetta i falsi valori del successo e della produttività e nella quale non c'è posto per i diversi, down o no non importa.
Più sul versante del cinema fantastico ed adatto ad un pubblico molto giovane è lo spielberghiano Hook, con un papà avvocato, chiamato a ritrovare il suo lato "bambino" recuperando il Peter Pan che è in lui, per riconquistare l'affetto dei propri figli. Biblicamente, è un po' il Padre che comunica perché si fa simile ai suoi figli, senza rinunciare nel contempo ad essere Padre; e affrontando anche il rischio che i figli possano allontanarsi e perdersi.
Il padre della sofferenza, accettare la morte del padre, la buona morte, l'eredità spirituale e la permanenza del padre nella memoria: tante le suggestioni legate ad un ampio numero di film, alcuni anche di grande qualità, che permettono percorsi interessantissimi, tutti sviluppabili verso aspetti che trascendono la realtà umana e che aiutano a far risuonare alcune note dell'imperscrutabile rapporto tra ogni uomo ed il Dio Padre.
Così, se film come Dad-papà indugiano troppo sugli aspetti più umanamente lacrimogeni, My life (anch'esso troppo legato alle corde del sentimento) ha il pregio di porre la questione dell'esigenza di un rapporto che vada oltre la morte del genitore. Per palati più fini, Daddy nostalgie ha il pregio della profondità, della delicatezza e dell'eleganza di un autore come Bertrand Tavernier nel trattare le stesse tematiche.
Di fronte a queste domande ultime affiora in vari film la capacità di lasciare al figlio/a un Dono, un'eredità spirituale, una sorta di capacità di guardare alla vita in modo nuovo.
Emblematica a questo proposito è la bella favola di Roberto Benigni La vita è bella; ruolo del padre è quello di donare al figlio una "visione salvifica" in grado di permettergli di sopravvivere alle atrocità del campo di concentramento, nel corpo e nello spirito.
In un'altra storia di deportazione nazista, narrata in Jona che visse nella balena, se è la madre a sostenere con parole di speranza il piccolo protagonista durante gli anni della prigionia, sarà il ricordo del padre che gli consentirà di ricominciare a vivere dopo le terribili esperienze passate.
Come non associare la necessità di avere un'eredità spirituale dai padri, un patrimonio di valori che accompagni per la vita, alle risposte che Dio Padre propone nella Bibbia? Tracce di questo bisogno primario sono evidenti in altre grandi pellicole. Nel nome del padre di Jim Sheridan, ad esempio, racconta il sacrificio estremo di un padre debole nel fisico ma forte nei valori, in grado di divenire riferimento e testimonianza per il proprio figlio nel momento della prova. Portarsi dentro un grande padre significa qui preservare l'identità. E riflessione analoga può essere proposta anche ai giovanissimi con Il re leone o con Bambi.
Per affrontare con una pellicola meno nota, ma molto bella, la capacità di un uomo di divenire padre rivedendo tutta la propria vita, inoltre, si suggerisce il film Kolja. Sul versante "leggero", invece, lo stesso tema viene sviluppato in Tre scapoli e una bimba. Da non trascurare neppure Mrs. Doubtfire (malgrado alcuni ambigui intenti autoassolutori relativi alla cultura americana).
Per completare il quadro del cambiamento totale di chi accetta di divenire padre e diventare da centro della propria vita a "funzione" della vita altrui, si veda anche Aprile di Nanni Moretti, mentre, per i più piccini, può risultare utile lavorare sulla figura di Geppetto nel Pinocchio Disney.
Sotteso a quanto detto è l'idea di un padre capace di presentarsi come un modello per i figli, anche se questo aspetto viene esplorato spesso in negativo: il cinema è pieno di figure di padri mancati, causa di frustrazione e sofferenza (come in Papà è in viaggio d'affari di Emir Kusturica). L'importanza dei modelli, ad esempio, è il tema conduttore di Clockers di Spike Lee (film bello, ma con un linguaggio molto crudo) ove, in assenza di figure paterne, vari personaggi ne svolgono le funzioni di guida: nel bene e nel male.
Un padre è capace di aiutare il figlio che sceglie strade sbagliate? In Bronx di Robert De Niro la figura del padre viene messa a confronto con "maestri di vita" fuorvianti, con cui questi dovrà misurarsi nel cuore del figlio. E' un tema centrale nella Bibbia: il Padre accetta la libertà dei figli che si allontanano da Lui, ma non è indifferente alla separazione.
Music box presenta, infine, una ferita più profonda: il tradimento dei valori e della verità da parte del padre. Ci sono, poi, padri d'odio come in Little Odessa: sono spesso padri che rifiutano il proprio ruolo e le responsabilità conseguenti. L'argomento della responsabilità e del modello paterno viene sviluppato anche in Eroe per caso di Stephen Frears, in chiave di ricerca di riscatto, così come suggestioni positive sull'argomento possono essere colte nel già citato Mrs. Doubtfire.
Insomma sono tante le possibilità, a partire dal cinema, di arrivare al cuore di problemi religiosi che coinvolgono il livello profondo dell'uomo. Se pensiamo di essere Sue immagini, nei nostri bisogni, nei nostri sentimenti, nelle sensazioni e nei pensieri sapremo trovare riflessi dell'Immagine che ci ha generato.
Foto: "La vita è bella": donare al figlio una "visione salvifica" della realtà.