COME DON BOSCO L'educatore

I BAMBINI IPERATTIVI

di Bruno Ferrero


Sono quelli che nessuno vorrebbe in classe o nel gruppo di catechismo. Impossibile controllarli, assorbono sgridate e ordini imperiosi con una indifferenza totale. Strattonati con violenza, dopo una frazione di secondo sono di nuovo in movimento. Bambini che sono differenti dalla massa, pur essendo perfettamente normali. Il termine riassume fenomeni che possono avere le cause più varie.

E' necessario distinguere con la massima chiarezza un comportamento patologico con un vero deficit di attenzione, che richiede l'intervento di un esperto, da un comportamento semplicemente vivace. Qualsiasi cosa intraprendiate, tuttavia, non aspettatevi che il vostro bambino si trasformi in un "bravo bambino normale". Sicuramente rimarrà un diavoletto, ma siete sicuri che in questo suo comportamento non ci siano aspetti positivi?

Non affibbiate etichette. Fosse anche quella di "iperattivo", termine che suona così scientifico ma in realtà non dice niente né delle cause, né delle possibilità di intervento. Un'"etichetta" del genere scarica tutte le "colpe" sul bambino: è malato, dev'essere curato, è lui che deve cambiare. Sono i nostri alloggi, i nostri miserabili giardinetti, le nostre strade, i nostri vicini di casa e la nostra impazienza, che non sono adatti per i bambini vivaci.

E' necessario agire e non reagire. Non considerare e trattare il comportamento di un bambino vivace come "maleducato", cioè come un comportamento da reprimere: sgridare e punire non possono che peggiorare la situazione. Il bambino che non può comportarsi diversamente da com'è fatto si sente rifiutato o non amato, e quindi diventerà soltanto più nervoso e irrequieto.

Questo è un campo in cui è necessaria tutta la pazienza possibile. Un comportamento nevrotico da parte degli educatori acuisce il problema, non lo risolve. I successi sono quasi impercettibili, ma se l'educatore molla è finita: si va alla rottura.

Non separateli. Normalmente i bambini estremamente vivaci quasi sempre disturbano e infastidiscono: fanno rumore, mettono in pericolo se stessi o gli altri, disturbano il gioco dei compagni. In questi casi l'esperienza di essere rifiutati o emarginati, di essere forzati nella parte della pecora nera li rende aggressivi o li fa diventare ribelli emarginati.

In ogni caso non è nemmeno una soluzione tenerli a casa per paura di tali conflitti: come tutti i loro coetanei - e forse più di loro - hanno bisogno di compagni di giochi; necessitano poi delle esperienze all'interno del gruppo per poter ricuperare i ritardi nello sviluppo che possono essere presenti. Senza tener conto del fatto che le loro madri, particolarmente affaticate, hanno bisogno di spazi per poter riprendersi.

Quando si cerca un posto in un gruppo di bambini, bisognerebbe avere la possibiltà di scegliere e trovare un gruppo piccolo, con educatori disponibili.

Organizzate la loro vita. Il bambino vivace ha bisogno di genitori "metereologhi", che sanno prevedere "il tempo che farà", prevenire cioè le situazioni insolite in cui il bambino sarà coinvolto e prepararlo spiegandogli accuratamente e con calma ciò che dovrà fare. Il bambino iperattivo deve essere aiutato a controllarsi con il meccanismo del pensiero. Si tratta di agire sulla costruzione dell'autocontrollo. Il bambino ha bisogno di ordini chiari e facilmente memorizzabili. E' opportuno cominciare da quelli in cui si è sicuri di essere ubbiditi.

Sostenete la concentrazione. Ciò che disturba i genitori spesso non è soltanto l'iperattività dei loro figli, ma anche la loro incapacità di rimanere concentrati su una stessa occupazione per più di due minuti. I bambini piccoli non riescono ancora ad escludere intenzionalmente tutto il resto, per concentrarsi in una sola attività: la loro attenzione viene continuamente "catturata" da altre cose.

Il fenomeno della mancanza di concentrazione, di cui si lamentano spesso maestre ed insegnanti, richiede in primo luogo un esame di coscienza da parte degli adulti.

Non siamo proprio noi che alleniamo i bambini a fare una singola cosa senza dimenticarsi, però, di tutto il resto? Per esempio, mentre giocano devono fare attenzione ai ciclisti e ai pedoni; anche nel parco devono stare attenti a non perdere i genitori; devono sempre tenere in mente l'ora, non devono dimenticare di andare a casa puntualmente. Quanto alla mancanza di concentrazione a scuola, non è che magari ne sarebbero più capaci se durante gli intervalli avessero più possibilità di sfogarsi ?

La concentrazione, inoltre, nasce anche dall'interesse: è veramente interessante per i bambini ciò che è proposto all'asilo e a scuola?

La concentrazione richiede anche calma interna e tranquillità. Non saremo magari qualche volta noi che, con la fretta e le nostre esigenze molteplici, mettiamo i bambini troppo sotto pressione?

Incoraggiateli il doppio. Il bambino iperattivo ha soprattutto bisogno di ricompense e gratificazioni frequenti. Per lui il tempo è questione di secondi. Ogni tanti secondi scatta il bisogno di cambiamento perché sono alla ricerca di una nuova soddisfazione. I loro comportamenti positivi devono essere adeguatamente "rinforzati".

Non aver paura del futuro. La paura più grande per i genitori di un bambino "iperattivo" è che il loro figlio soffra di un handicap misterioso che lo danneggerà per tutta la sua vita. Invece, secondo le più recenti esperienze, la maggior parte dei bambini iperattivi, diventano adulti completamente normali. Il periodo più duro per loro è quello scolastico, dove si fanno notare per la loro inquietudine e la loro mancanza di concentrazione; ma crescendo quasi tutti diventano sempre più concentrati e più tranquilli. ?


COME DON BOSCO il genitore

NON SI FERMA MAI

di Marianna Pacucci

 

Sin dalla nascita ha dimostrato che le ore dedicate al sonno erano sprecate e che la vita meritava tutte le sue energie. A sei mesi ci convincemmo che non avevamo avuto un bambino, ma una pallina in gomma dal rimbalzo infinito.

In questi undici anni di vita il nostro beneamato figlio non si è mai smentito: non si trattava, come speravamo, della dotazione di batterie più resistenti; il ragazzo è praticamente inesauribile. Esausti siamo invece noi familiari: come dice la nonna, Claudio è un bambino adorabile, ma le stanca la vista.

Per onestà di cronaca, va aggiunto a suo favore che è un ragazzino che non butta via il tempo sprecandolo e che sa orientare le sue notevoli capacità verso esperienze costruttive, nelle quali conta il sapere e il saper fare, realizzare qualcosa ma ancor più mettersi in relazione con qualcuno. Anche quando gioca, che è la sua occupazione preferita e dura buona parte del pomeriggio (visto che i compiti li svolge in modo proficuo ma troppo rapido per le nostre esigenze di recupero psicofisico), in realtà riesce a centrare simultaneamente più obiettivi: è incredibile quante cose può imparare al volo mentre usa i suoi giochi o si trastulla con il computer.

A scuola e in parrocchia, poi, è praticamente adorato. Essendo riuscito a comprendere presto la distinzione fra la maggiore informalità dei comportamenti domestici e il rispetto delle regole in pubblico, manifesta un buon autocontrollo, mentre corre su e giù a risolvere con grande efficienza i problemi comuni: sfoga le sue energie e nello stesso tempo si rende utile a tutta la comunità, attirando la simpatia dei coetanei e la gratitudine dei grandi.

Di ragazzi come Claudio, in giro, ce ne sono sempre di più, anche se per molti una tale ricchezza di qualità naturali spesso rischia di andare sprecata o di essere utilizzata male. Molti genitori intanto si chiedono se i figli sono iperattivi per temperamento o perché vogliono attirare l'attenzione degli adulti, a loro volta troppo impegnati a livello professionale. Nel nostro caso, dicono i nostri amici, prevalgono i cromosomi: nei pregi e nei difetti, Claudio mi somiglia tantissimo e dunque la sua esuberanza sembra essere una questione di trasmissione genetica, più che di clima domestico.

Non credo, peraltro, di dovermi troppo colpevolizzare: proprio la sua vivacità, che ha assorbito sin dall'inizio le mie energie, mi ha spinto a rivedere la gerarchia delle occupazioni giornaliere e a scegliere di dedicare molto tempo alla famiglia, preferendo un'azione preventiva al dover rincorrere a posteriori le interperanze di una personalità così vivace.

Piuttosto mi capita talvolta di domandarmi: avere un figlio iperattivo è una grazia o una condanna? Credo di aver risolto la questione in modo salomonico:

* Un figlio così è certamente un grande dono, ma come tutte le cose belle dell'esistenza comporta anche una grande fatica. Non si tratta tanto di tenerlo a bada perché non combini guai, quanto di riuscire ad essere all'altezza della sua curiosità, degli interessi molteplici, della voglia di protagonismo che richiede di essere continuamente alimentata con esperienze significative e intense. Perché non mortifichi le sue doti naturali, è importante offrirgli stimoli nuovi e produttivi, rispondenti alla quantità e qualità di impegno che mette nel suo fare ordinario.

* Occorre rimanere sempre sintonizzati con le sue domande d'affetto: dietro la voglia e la grinta che caratterizzano le sue realizzazioni quotidiane, c'è un'invocazione di compagnia e di solidarietà che rischia spesso di passare sotto silenzio. Sebbene abbia sempre puntato molto sull'autosufficienza, nostro figlio è molto vulnerabile ed affamato di attestazioni di stima da parte di noi genitori.

* Occorre preoccuparsi che il fare non oscuri l'essere e che fra tante attività si crei un varco per maturare un'attitudine contemplativa che arricchisca l'interiorità e faccia crescere la capacità di radicamento insieme alla voglia di andare. Su questo piano abbiamo cominciato a seminare da parecchio tempo, ma credo che ci voglia ancora molto perché si possa intravedere qualche frutto. Dobbiamo attendere con pazienza che si compia per intero la parabola dell'adolescenza: è faticoso, ma nel servizio educativo c'è bisogno anche di questa disponibilità.