IL DOCTOR J.

ALLO?! NIENTE . TI RICHIAMO DOPO

di Jean François Meurs


Caro doctor J.,

Domenica in chiesa, proprio davanti a me, ho visto una ragazzina che nella tasca di dietro dei jeans aveva infilato la cornetta di un vecchio telefono, su quella adiacente una scritta bene in evidenza: "Se volete parlarmi sganciate il ricevitore", mentre il filo a tortiglione era collegato con la tasca anteriore. La cosa mi ha distratto. Alla fine della messa "ho sganciato". Lei si è voltata, facendo l'occhiolino. e abbiamo riso insieme. Voleva prendere in giro lo snobismo che spinge i coetanei, soprattutto maschi, a fare gli sbruffoni con il portatile sempre in vista. Anch'io trovo eccessiva questa moda del telefonino, come se potesse rimpiazzare le relazioni dirette! Alcuni compagni ne fanno uso anche quando non hanno niente da dirsi. E' solo per scacciare la noia?

Angelo, 16 anni, Civitavecchia

 

Caro Dottore,

Ho quattro figli: 17,16,14 e 10 anni. I pasti in famiglia sono interrotti da continui e fastidiosi squilli , e i tre più grandi sono sempre con la cornetta all'orecchio; spessissimo litigano perché "è ora di chiamare". Anche il più piccolo comincia. C'è da diventar matti, non si riesce più ad avere una vera conversazione insieme. Mi domando perché le telefonate si concentrino durante i pasti. "Ma mamma, così siamo sicuri di trovarci!". Abbiamo lottato per salvaguardare il momento in cui siamo riuniti ma i nostri sforzi sono stati messi in corto da questa invenzione invadente. Mia figlia primogenita mi ha suggerito la soluzione: un portatile, così possono chiamarsi quando gli pare". Io resisto: è costoso, e poi, niente vale un incontro in carne e ossa. Sì, il telefono è un meraviglioso strumento di comunicazione, però impedisce una piena comunicazione. Mia figlia insiste che essendo io un'apprensiva potrei essere avvisata quando si verifica un contrattempo, o semplicemente per dirmi che tutto va bene. Sarà vero, ma non sono convinta. E lei?

Emilia , Montechiarugolo

 

Consumo patologico, chiacchiere senza scopo, esasperazione dei genitori. C'è tutto quello che si sa da tempo a proposito di telefono e di adolescenti. Altro si intuisce: quando le relazioni vanno in tilt, o i legami familiari si tendono, i ragazzi trovano rifugio nel gruppo (il numero degli amici non è mai così elevato come durante l'adolescenza). Il telefono non crea il gruppo, però lo nutre, assicurandogli quel legame ombelicale che unisce i membri. A volte si tratta di una socievolezza fine a se stessa, come avviene in certe telefonate: "Come va? Niente di speciale. Ci si richiama?". Ma non bisogna dimenticare che in una conversazione privata è lo scambio affettivo che dà senso. Si spettegola, ci si impappina, ma la cosa importante è quella sorta di fleboclisi affettiva che la telefonata rappresenta.

Se un terzo delle chiamate è per socializzare, un altro terzo riguarda appuntamenti, serate, uscite. Se ne parla per gustarli in anticipo, o si vuol tastare il terreno per controllare se l'amico/a ci sarà o no. Il portatile ha il vantaggio di permettere di decidere all'ultimo momento. Un altro terzo, infine, riguarda l'aiuto reciproco dopo la scuola: ci si consulta sui compiti. Anche il fax dà il suo contributo.

Sono sempre di più i ragazzi che usano il telefono per dare messaggi ai genitori. Ma non è un buon segno, indica un deficit relazionale. E' il caso di quella ragazzina di 13 anni che lascia messaggi sulla segreteria telefonica della mamma. "quando ho voglia di dirle cose importanti che non posso dire in presenza di tutti"; possono essere parole che dispiacciono, cose che uno non ha saputo dire sul momento, o anche slanci di tenerezza che il pudore impedisce di esternare. La "cassetta vocale", accessibile solo attraverso un codice personale, è utilizzata come una messaggeria ultra-privata. Per alcuni è un modo di forzare l'ascolto, di farsi posto nella vita dei genitori sempre occupati, e troppo assenti. Questo non rimpiazza la conversazione tête-a-tête, ma permette di riannodare i fili spezzati.

Non è il caso di Emilia, che vuole, al contrario, dedicare del tempo alla sua famiglia. Ho sentito un padre dire che aveva regalato un portatile ai suoi figli, ma toccava loro pagare l'abbonamento e le telefonate: un modo di liberare il telefono familiare nei momenti in cui egli attendeva una chiamata importante, ma anche di insegnare ai figli a gestire l'aspetto economico e la durata della conversazione. Un modo radicale di risolvere i problemi.

Quel che è certo è che i genitori hanno un ruolo da giocare nell'apprendistato telefonico, per esempio fissando una "soglia" da non oltrepassare, il che è una maniera di rendere autonomi. Perché l'autonomia, contrariamente a quanto dice certa pubblicità dei portatili (parlo con chi voglio, quando voglio, come voglio), è riuscire ad articolare bene tempi personali e tempi sociali. In effetti, telefonare è introdursi nella vita degli altri senza aver chiesto il permesso: è necessario imparare a rispettare il tempo degli altri, a imporsi dei limiti. L'importante, insomma, non è essere rintracciabile o no, ma imparare a creare un tempo veramente umano.