OSSERVATORIO

LE NOTE DELL'ANGOSCIA


Nel mondo cristiano i giorni più luttuosi dell'anno sono tre: il giovedì dell'ultima Cena, il venerdì della Passione, il sabato del sepolcro: gli ultimi tre giorni di quella che viene chiamata "settimana santa" e che precedono la più importante festa della religione cristiana, la Pasqua.

Non esiste avvenimento importante senza che non sia sottolineato dal canto e dalla musica. Le note in effetti, suonate o cantate, hanno da sempre accompagnato gli eventi più significativi sia sacri che profani della vita dell'uomo. Esse hanno incorniciato anche il triduo dei tridui, il triduo pasquale.

Anche la morte ha un suo stile musicale: i suoi ritmi, i suoi tempi, le sue melodie sono riconoscibili, penetrano dentro l'anima, danno uno stringimento, quasi un senso di smarrimento. La morte è stata da sempre annunciata e cantata. Ne fanno fede

Le prime note musicali delle passioni furono le "letture intonate" affidate a un cantore che, per evitare l'angosciante tono monocorde, usava variare registro di voce e velocità di esecuzione, a seconda del contenuto del passo che stava declamando. Alcune "litterae significativae" poste sopra il testo indicavano i diversi protagonisti e dunque la diversità di registro e velocità.

Dopo il XIII secolo si introduce nel racconto della Passione il basso (Cristo), il tenore (l'evangelista narratore), e il contralto (gli altri protagonisti). La musica è ancora monodica cioè a una sola voce, e la linea melodica è la stessa. Solo nel XV secolo fa il suo ingresso la polifonia anche nei funebri canti della passione.

Il XVI secolo è caratterizzato dalle "Armonie della Passione", pagine che riunivano in un solo racconto i brani salienti dei quattro evangeli, operando una specie di mixage che va sotto il nome di "passione mottetto". Si trattava di "azione sacra" scritta non più in latino, ma in volgare e rappresentata non in chiesa ma nei teatri durante la quaresima. C'è una ragione per cui questo tipo di musica non ebbe i grandi sviluppi di altri generi. Erano i giorni del lutto universale, il mondo cristiano si fermava attonito nel ricordo della più sconcertante morte mai avvenuta, quella di un Dio, che per la mente umana aveva il sapore della contraddizione. Proprio per questo, era proibito qualsiasi suono e qualsiasi canto: le campane venivano "legate", gli organi sigillati, le trombe riposte. Solo si sentiva in giro il gracchiare stridulo delle trenule, altrove chiamate "troccole", col crepitio rumoroso delle manigliette che sbattevano contro il legno o le borchie di ferro quando la troccola veniva agitata dai "troccolanti" per annunciare le ore del giorno, e l'inizio delle funzioni liturgiche.

Nel XVII secolo durante la quaresima veniva sospeso il melodramma, sostituito dalla "passione-oratorio". I secoli dei grandi maestri, XVIII e XIX, si caratterizzano per composizioni mirabili sulla passione. Non si possono non ricordare la "Missa da Requiem" di Mozart, gli "Stabat Mater" di Vivaldi, Scarlatti, Pergolesi, Haydn, Schubert, Rossini, Verdi; I "De Profundis" di Deprès, Liszt, Schönberg, i "Dies Irae" di Morales, Lasso, Victoria (tutti del XIV secolo), i "Requiem" di Cherubini, Berlioz, Dvorák, Saint-Saëns, Brahms.

Più recentemente, fino verso gli anni 50 del XX secolo, il venerdì santo era caratterizzato dalla paralisi quasi totale della vita ordinaria: bandiere abbrunate, mezzi pubblici fermi, negozi serrati, esercizi commerciali bloccati, cinema chiusi.. L'ufficio divino, soprattutto quello monacale, più lungo e partecipato, era abbellito da musiche suggestive soprattutto gregoriane.