SERVIZIO CIVILE Obiettori di coscienza: dopo una snervante attesa finalmente la nuova legge è arrivata.

NON IMBOSCATI MA "DONBOSCATI!"

di Daniele Sandroni


La proposta salesiana verso gli obiettori di coscienza si pone tra esperienza educativa e scelta vocazionale. Essa si configura come una irrepetibile occasione da parte dei giovani di crescere verificando "sul campo" i propri ideali e da parte dei salesiani di incontrare persone disponibili a scelte di forte valenza vocazionale.

Se la coscienza è il giudizio che viene dall'interno della persona, oppure dal "grillo parlante" di turno, l'obiezione di coscienza è il conflitto tra la regola che una collettività impone a un soggetto e l'idea di quest'ultimo: "anche se lo Stato mi obbliga a compiere questa azione, io disubbidisco e sono disposto a pagarne le conseguenze! L'alternativa sarebbe la mortificazione della mia coscienza". Già da questa affermazione il lettore può essere portato a giudicare il fenomeno come una demagogica utopia o un idealismo radicale.

E' difficile per l'istituzione capire l'obiettore, in quanto la logica è questa: una comunità ha bisogno di regole, di chi le faccia rispettare e di chi punisca i trasgressori. Colui che viola le leggi, deve essere punito per prevenire il rischio di emulazione, che creerebbe nel tessuto sociale scompensi non facilmente assorbibili.

Tra i diversi ambiti in cui è emersa la possibilità di fare obiezione (spese militari, aborto, sperimentazione animale) quello di maggior rilievo, sotto il profilo della riflessione compiuta, è il servizio militare.

L'OPZIONE DI COSCIENZA

La legge 772/72, che ha reso possibile l'adempimento dell'obbligo del servizio di leva mediante un servizio alternativo non armato o un servizio civile, è stata considerata la soluzione attraverso la quale diviene improprio parlare di obiezione, dovendosi preferire, piuttosto, il concetto di 'opzione di coscienza'; il che sembra riduttivo, per non dire superficiale.

La cosa a nostro parere deriva dal non aver preso in considerazione la natura 'profetica' della scelta di alcuni obiettori: "io non credo in una società che consideri la violenza come strumento per risolvere i conflitti, ma credo nell'amore come arma di difesa! Una scelta diversa mi ucciderebbe dentro e questa intuizione la voglio comunicare al mondo, anche pagando di tasca mia".

Oggi con la definitiva abrogazione della 772 e la recente legge 230 dell'8 /7/1998 si è irrevocabilmente affermato che sussiste un vero e proprio diritto di obiezione di coscienza al servizio militare che, se non rileva alcuno dei casi di incompatibilità, porta il giovane ad una quasi perfetta equiparazione con i 'colleghi' soldati. La normativa non si può considerare un punto di arrivo ma un'importante tappa nel difficile percorso dei 'profeti della non violenza'.

GIOVANI E OBIEZIONE DI COSCIENZA.

Senza voler compiere analisi sociologiche o di costume circa le realtà giovanili, appare costante, nei giovani di oggi - e forse di tutti i tempi - il fascino verso la radicalità. Essi apprezzano chi compie scelte definitive, chi spende la vita per degli ideali, chi segue una chiara e coerente linea di pensiero, perché sono alla ricerca di come investire la propria esistenza.

Questa radicalità può risultare più o meno palese; la scelta del servizio civile è un'occasione per renderla manifesta. È chiaro che l'obiettore può essere più o meno motivato, ma la realtà di lavoro con cui deve fare i conti costituisce comunque una palestra della mente e dello spirito.

Insomma, la coscienza potrebbe anche non essere stata la causa prima dell'obiezione, tuttavia opportunamente sollecitata attraverso meditate esperienze di servizio, può essere messa in crisi e portare il giovane a decisioni capaci di orientare o ri-orientare la vita.

SALESIANI E OBIEZIONE DI COSCIENZA

I salesiani, abituati dalla attenta sensibilità del loro fondatore a cogliere tutte le opportunità di crescita nei giovani, hanno subito intuito il 'business' educativo: ci viene offerto un anno di tempo di un giovane: lo facciamo vivere con noi, gli facciamo svolgere un servizio verso i più piccoli. Farà bene a lui stimolandolo alla riflessione sulla direzione da imprimere alla propria vita e sarà di indubbio giovamento alla società che potrà contare su forze fresche e motivate.

Certamente potranno emergere difficoltà: in effetti gli slanci ideali vengono spesso attutiti da una realtà quotidiana molto più faticosa e meschina e dalle incertezze stesse del soggetto, non ancora definitivamente orientato. Altro intoppo è costituito dalla permanenza continuata in una comunità religiosa. Risulterebbe difficile per qualsiasi famiglia accogliere in casa propria una persona, spesso un estraneo, per un intero anno; ancora di più se si trattasse di un ragazzo senza grossi slanci di riconoscenza. Che dire poi di quelli che, in barba alla natura religiosa dell'istituzione, pur professandosi atei, vengono ugualmente assegnati all'ente salesiano? Le situazioni di disagio sono facilmente immaginabili (si pensi, per fare solo un esempio, ai momenti di preghiera prima e dopo la mensa...).

UN CASO DIVERSO

In alcuni casi tuttavia la collaborazione è proficua e il servizio rispondente alle finalità dell'istituzione. Abbiamo sentito in proposito Sergio Durando, giovane cooperatore salesiano, incaricato della formazione degli obiettori. Intervistato sull'argomento lui, che vive immerso nella quotidianità della tematica, parla di tre tipologie di obiettori: l'imboscato, il tiepido e il convinto. Questi sono i possibili livelli di partenza, sta alla struttura aiutare i giovani a cercare dentro di sé le domande e le risposte, perché ciascuno possa fare il suo cammino.

Uno dei punti-forza formativi deriva senza dubbio dalla vita comunitaria che costringe gli obiettori a regole, orari, attenzione agli altri, dialogo, confronto... Altra strategia è il meccanismo dell'angelo custode che si affianca al nuovo arrivato. Una cosa è certa: ai salesiani, educatori per vocazione, viene offerta l'occasione di lavorare a tempo pieno con un giovane nell'età delle scelte che è contemporaneamente operatore e destinatario della pastorale giovanile. Questo è senza alcun dubbio un fatto di grande rilevanza educativa e vocazionale.

Certo il fallimento è sempre dietro l'angolo, spesso causato dall'eccessiva fretta di buttare nella mischia le nuove forze che il Ministero destina all'Ente, rischiando la sindrome del 'tappabuchi'.

Gli obiettori, afferma Sergio, non possono considerarsi, in quanto tali, 'educatori alla fede', ma potenziali testimoni di essa, e portatori/animatori nel territorio di una cultura non violenta, di tolleranza e di mondialità... L'obiettore è culturalmente sensibile alla lettura delle ingiustizie (anche quelle più sciocche tra ragazzi)! La scelta di fare obiezione può essere la miccia che innesca in lui la volontà di vivere seguendo gli ideali che finalmente ha l'opportunità di mettere in pratica per un periodo di tempo sufficiente a maturare orientamenti definitivi.

Crediamo inoltre che non sia da sottovalutare il fatto che alcuni possano anche assumere un ruolo di gestione diretta di un oratorio: ciò permetterebbe ai salesiani di dedicarsi più direttamente alla guida spirituale e sacramentale. È chiaro che, per un compito a così alta valenza educativa e carismatica la preparazione pedagogica e il profilo morale devono essere senza incertezze e i ruoli chiari e definiti.

INTUIZIONE EDUCATIVA E SCELTA VOCAZIONALE

Il servizio civile costituisce, quindi, un'occasione privilegiata di incontro con soggetti già pre-disposti a scelte forti. Per questo è necessario dedicarvi progetti e risorse. Il giovane è sensibile alla possibilità di fare qualche cosa per gli altri. Il servizio può dunque costituire l'occasione di una scelta, che, vissuta in un contesto stimolante, e opportunamente seguita, è suscettibile di affascinare il soggetto fino a legarlo per l'intera vita.

La Chiesa si è aperta all'obiezione di coscienza al servizio militare, tanto da definirla 'significativa scelta profetica'. Nel Catechismo per adulti si legge '... risalta il significato educativo che può avere la scelta degli obiettori di coscienza di testimoniare il valore della non violenza sostituendo il sevizio civile a quello militare'... Ancora più esplicito si configura il matrimonio tra obiezione di coscienza e congregazione salesiana, come ricordavamo, date le enormi potenzialità educative e vocazionali che può sprigionare l'incontro con questa tipologia di giovani.

Con l'approvazione della nuova legge, anche in ambito salesiano si deve cogliere l'occasione per aprire nuovi 'cantieri di riflessione' che permettano di meglio posizionare gli obiettori di coscienza all'interno della comunità educativa, in considerazione del loro peculiare ruolo civile.

E' necessario tenere presente che un giovane che compie il suo servizio con fredda e scrupolosa legalità, rimanendo silenzioso, senza mai esprimere il proprio parere, è spesso più preoccupante di chi la pensa diversamente e lo dice.