Lettere
Amelia, Genova
Risponde il prof. Ottavio Losana
In un questionario a corsi di educazione sessuale nelle medie superiori abbiamo chiesto "Quando, secondo te, un rapporto sessuale può essere valido?" Le possibili risposte erano: "Dopo 1 14 anni/ Dopo i 18 anni/ Dopo il matrimonio/ Altro". La grande maggioranza ha risposto "Altro", e le specificazioni di questo tipo: "Quando si è maturi", "Quando ci si sente pronti", "Quando c'è l'amore", e simili. Dunque i ragazzi pensano di poter scegliere il momento e la modalità della prima esperienza sessuale, in piena autonomia, senza tenere conto delle regole. I genitori che sperano di rimediare a suono di ordini o limitazioni peggiorano il rapporto con i figli e non hanno un risultato garantito. Qual è la strada? Bisogna aiutarli a decidere nel modo più corretto possibile. E' ammissibile affidarsi unicamente alla propria sensazione di essere pronti? Chiaramente no; si arriverebbe all'assurdo di un bambino/a di 10/11 anni che si sentono pronti. La maturità va in qualche modo misurata. E se è possibile misurare la maturità fisica, quella psicologica, sociale, morale è un problema un po' più complesso.
Un rapporto sessuale non è mai una pura prestazione corporea, ma costituisce sempre una relazione globale e coinvolgente. Come si può misurare la maturità globale della persona? Suggerisco alcuni parametri che possono caratterizzare la qualità del rapporto e dunque aiutare genitori e figli a riflettere. La sincerità: se in una relazione c'è chi inganna e chi viene ingannato il rapporto non può essere valido. Quante volte nelle relazioni giovanili si cerca di farsi più belli, più esperti, più furbi di quel che si è? Il disinteresse: se c'è chi ci guadagna e chi ci perde il rapporto non è valido. Quante volte tra i giovani si cerca prima di tutto la propria soddisfazione senza essere ancora capaci di farsi carico delle esigenze dell'altro? La responsabilità: la capacità di affrontare le conseguenze delle proprie azioni, sapere che non è un gioco ma una cosa terribilmente seria. Può coinvolgere molte altre persone: genitori, parenti, amici. Siamo disposti ad ammettere responsabilmente i nostri atti o cerchiamo di fare tutto di nascosto? Conseguenza potrebbe anche essere mettere al mondo un figlio: siamo disposti ad affrontare anche questa responsabilità?. Insomma, il dialogo educativo è ancora l'arma più valida a disposizione di genitori ed educatori. Ovviamente certe riviste che purtroppo girano tra i nostri figli di educative non hanno proprio nulla, il loro fine è ben altro.
* Psichiatra - Torino
Gentile direttore, siccome vedo che lei risponde alle lettere che riceve, mi faccio coraggio e voglio anche io scrivergli per esprimere una perplessità che tengo dentro di me da molto tempo. Però lei non mi prenda per femminista spinta, è solo curiosità di una ragazza liceale che condivide tuttavia con qualche amica... Insomma io vorrei fargli una domanda, che, fatta al nostro prete, per poco non ci lincia. Eccola la domanda: perché non potrei dire "Madre nostra che sei nei cieli", invece di "Padre" ecc.?.
Laura, Cagliari
Cara Laura, la fede in Dio non si connota in base a una determinazione sessuale. Dio, Principio di ogni principio, Sorgente senza origine, non si può certo essere qualificato né come maschio né come femmina. Le parole umane, proprio perché umane, sono inadeguate per descrivere o definire ciò che umano non è. Oltretutto, come tu saprai, il linguaggio è una convenzione, una serie di segni e simboli, scritti o orali, che ci permettono di comunicare, ma certo non di definire compiutamente una realtà che trascende il linguaggio stesso. Di Dio è più logico non-dire che dire (la chiamavano teologia apofatica, del tacere), in quanto si sa solo quello che non è, non quello che è. Comunque a Dio è applicabile - sempre per restare nell'ambito della convenzione orale - sia il principio maschile che quello femminile, e questo per un ragionamento logico alquanto elementare: se è Padre ed è unico, è indubbio che sia anche Madre: una cosa non va senza l'altra nell'ordine naturale. Del resto nominare Padre e Figlio vuol dire proclamare anche la Madre. E questo è tranquillamente supportato dalla Scrittura. Ti cito Isaia 66,13: "Come una madre consola un figlio, così io (Dio) vi consolerò". E se mi chiedi il perché di questa radicata convenzione maschilista, ti posso ricordare che veniamo da una cultura tipicamente "patriarcale". Man mano che questo ancestrale patrimonio si "depatriarcalizza" sarà possibile accostarsi con maggior naturalezza alla realtà anche femminile di Dio. Ma non dimenticare che, fatta la conquista, anche questa sarà ancora una convenzione: il mistero di Dio resterà (fortunatamente!) tale in tutta la sua interezza e intangibilità . E comunque il modo migliore per attingere Dio non è la "disquisitio" sul suo principio sessuale, ma l'amore puro e profondo, che, come ben sai, non è né maschio né femmina.
Caro Direttore, sono cresciuta a Torino, vicino ai salesiani, ho preso parte ai festeggiamenti per la canonizzazione di san Giovanni Bosco nel 1934. Lo scorso mese, ospite di parenti ho sentito uno sproposito: Don Bosco non è santo. Infatti il nuovo ospedale è stato intitolato solo a "Giovanni Bosco". Apro il vostro Bollettino e non trovo mai davanti a Giovanni Bosco il titolo "San". Insomma!. Gradirei una spiegazione, per contestare quanto dettomi recentemente, anche in privato. Vi ringrazio e saluto.
Laura, Saronno
Cara signora
Don Bosco è santo, altro che se è santo! Una santità guadagnata sul campo. Badi che non parlo in senso metaforico. Se l'è guadagnata a ricreazione, a passeggio, giocando, facendo catechismo all'aperto. Se l'è guadagnata in cortile. Proprio per questo la sua è una santità popolare, come del popolo "più popolo" erano i suoi ragazzi, santità senza segni esteriori, che penetra dentro e non sai perché. o meglio lo sai: le vette di S. Teresina, S. Francesco di Sales, S. Agostino le ha raggiunte anche lui, ma seguendo percorsi diversi, quelli dei ragazzi. Lei sa bene che i ragazzi non conoscono titoli e anzi sono insofferenti a darne (eccetto i. titolacci!). Ricordo a Portorecanati, quando il vescovo Carboni venne per una serie di incontri. Disse: "Io sono Tarcisio. Di fronte a Dio siamo tutti uguali". Il primo che intervenne fu un giovane dell'oratorio: "Senti Tarcisio, tu hai detto.". Ci fu chi divenne paonazzo, chi sbiancò, io stesso provai qualche disagio. L'unico ad esserne felice del "non titolo" fu proprio il vescovo. Tarcisio vescovo, si firmava. Non cessava di esserlo per non averlo chiamato monsignore o eccellenza.
San Giovanni Bosco nell'immaginario popolare è rimasto Don Bosco, non perché non sia santo, ma perché oltre ad essere "Padre e Maestro" è rimasto soprattutto "Amico", come dice la canzone, e a nessun amico si danno titoli.
Ai numerosi lettori che mi hanno fatto notare come il XXI secolo non inizi affatto nel 2000, bensì nel 2001, dico che hanno perfettamente ragione. Un decennio finisce col decimo anno, un secolo finisce con la fine del centesimo anno, così un millennio finisce ovviamente con la fine del millesimo anno, il che in parole povere ma vere vuol dire che il XXI secolo non comincia con l'anno 2000 ma esattamente un attimo dopo la mezzanotte del 31 dicembre dell'anno 2000, e precisamente con il primo istante del primo gennaio del 2001! Il che ancora significa che l'anno 2000, tutto intero, appartiene ancora al XX secolo. Data soddisfazione agli amanti della precisione, ribadisco che nell'immaginario popolare e nell'eloquio comune festeggiare il 2000 è festeggiare la fine del secolo XX e l'entrata nel XXI.
Le voglio dare una notizia, signor direttore del BS, perché mi piace e vorrei che fosse messa in pratica anche da noi. Lo sa che in America, dove c'è "tolleranza zero" è diminuita la criminalità? Mi domando perché non si possa usare lo stesso metodo anche in Italia. Non una sola volta sento dire (e viene anche a me di dire): "Basta con tutta questa micro e macrocriminalità che non risparmia più alcuna città e alcuna istituzione. Voglio anche farle notare che la "tolleranza zero" non la usa una nazione fascista, ma la più democratica che esista e quella che più tiene ai diritti umani e civili.
Maribù, Belluno
Maribù (se si chiama così, visto che non ricevo altre indicazioni dalla sua lettera), conosco la famosa "tolleranza zero" di Rudolf Giuliani, sindaco di New York, la "Grande Mela" e questa è la prima osservazione: non l'America ma New York. La seconda è che, pur stimando l'America per tante ragioni, nutro qualche dubbio sulla asserita (da lei non da me) alta qualità dei diritti umani e civili (processi, condanne alla pena capitale anche per delitti compiuti quando si era minorenni, disgraziati che attendono per anni l'ora fatale confinati nella "cella della morte".), sì, più ci penso più i dubbi aumentano. So anche della diminuzione percentuale della criminalità. E tuttavia non riesco a essere d'accordo su questa operazione. Badi bene, non perché sia costosissima e da noi funzionerebbe poco perché è altamente tecnologica con dispiego e impiego di mezzi e uomini che attualmente non possiamo di sicuro permetterci, ma perché, se mi permette, non è affatto educativa. Mi spiego con linguaggio da cortile: dopo che hai costretto uno a non fare una cosa , non l'hai convinto a non farla più. Resterà in agguato e al primo spazio di libertà che gli si presenta approfitterà per colpire ancora. Che ci si guadagna ad avere una città bloccata, che assomiglia più a un carcere che a una convivenza familiare? Tentazioni giustizialiste le abbiamo tutti e tutti i giorni, ma qui si tratta di considerare bene ciò che vogliamo: la giustizia o la soluzione dei problemi? Ora il carcere (la giustizia) non ha mai cambiato la testa di nessuno. Purtroppo. Senza contare poi che la soluzione del problema non può mai essere un'ingiustizia, non le pare?
Do un secondo elenco di nominativi di lettori che gentilmente scrivono in redazione. Sdebitarmi un po' è il minimo che posso fare, se non altro per avvisare che le loro missive sono giunte a destinazione, anche se non ho la possibilità di rispondere a tutti.
Voglio dunque ringraziare Antonella Melis che mi parla di sofferenze e problemi di depressione per qualche disgrazia avuta e mi prega di pubblicare il suo indirizzo (via Pio Piras, 45, 09036 Guspini CA) per poter scambiare lettere e per chiedere immaginette sacre di cui fa collezione. Vitaliano Dorelli, accenna ancora alla scuola cattolica, dicendo che non ha potuto frequentarla né farla frequentare perché costa. devo anche chiedergli rispettosamente scusa di non aver compreso del tutto il senso della sua lettera. Lorenzo Celli, che ricorda con straordinaria gratitudine la formazione culturale e religiosa appresa dai salesiani al Vomero di Napoli e a Villa Sora (Frascati), citando alcuni "grandi" della nostra storia. Marinella Saija, (c/o Giuffré, Via Caronie, pal.29, n°7, 98121, MESSINA ME) che, come tanti, manifesta disagi per la mobilità cui è stata costretta dalle circostanze e speranze per una ritrovata serenità. Si offre di corrispondere con chi ne ha voglia, per condividere esperienze di gioia e di sofferenza. Come anche Augusto D'Aniello (via Fracanzano, 2, 80127 NAPOLI) di 19 anni: che ha il desiderio di scambiare scritti via lettera o e-mail (vialabis@tin.it) con quanti vogliono confrontare idee, pensieri, opinioni. Osvaldo Alessandria, che spesso scrive in redazione, facendo osservazioni puntuali, sempre dettate dall'amore al BS e a Don Bosco, su affermazioni dei lettori o dei giornalisti che scrivono sulla rivista. E avrebbe una gran voglia di rispondere anche lui sul BS a qualche lettera. Rosa Scarso, (via Calanchi, 145, 97010 Frigintini RG) che interviene ancora su Andrea e si offre di corrispondere con lui, se egli vorrà scriverle. Giuseppe Ditolve, che dà atto al BS di avergli suggerito tanti spunti di riflessione, il che non può che farci piacere. Annalisa Mossang, che, ispirndosi a Don Bosco afferma di aver fondato una "Organizzazione non lucrativa" che, in Francia, si chiama "Jeux Creativité Partage", che si occupa dei bambini del quartiere - soprattutto extracomunitari - a livello culturale e anche ludico, e afferma di trovare nuove idee di animazione e titoli utili di libri nel BS. (Continua)
Anticipatamente ringrazio chi, del proprio paese, vorrà inviarmi una cartolina o foto del monumento ai caduti e una immaginetta del santo Patrono. Giuseppe Filardi, Via Carasole, 47, 89025 ROSARNO RC.