COME DON BOSCO... l'educatore
di Bruno Ferrero
«Ho
paura dei leoni, dei pipistrelli e delle verifiche di matematica», confessa
Laura, 9 anni. «Ho paura di quasi tutti gli animali» le fa eco Dario, di otto
«e pure di mio padre che mi urla».
molte delle cause di reale paura nella vita dei bambini possono sorprendere i genitori. I bambini possono essere veramente spaventati da cose che sono bazzecole per gli adulti: un cane nuovo nel quartiere, un vecchio acero con i rami secchi. Possono anche spaventarsi per espressioni usate così, senza pensarci. Una bambina di tre anni chiese a sua madre: «Mamma stai veramente cadendo a pezzi, come hai detto alla zia?». Talvolta un bambino prende un modo di dire alla lettera.
La scuola produce ansia e spesso viene citata con altri eventi spaventosi, come la guerra. «Ho paura degli assassini e delle note sul registro» dice un bambino di 10 anni. Ed Erica, 9 anni: «Una storia che mi fa paura è quella di non essere ammessa alla quinta». Una delle armi più usate dalla scuola è l'insuccesso. "L'andar male a scuola" può veramente far paura anche agli adolescenti. Può far germogliare, per esempio, l'angoscia di essere abbandonati e rifiutati, sia da compagni e insegnanti a causa della propria inettitudine e incapacità, sia dai genitori a causa della propria negligenza e del proprio disimpegno.
Anche la famiglia è un'incubatrice di incubi: c'è il timore concreto della violenza dei genitori, della loro morte, del divorzio. «Ho paura di papà quando è infuriato nero», «di quando mamma e papà litigano e si picchiano», «di mio padre quando lo guardo».
Vivere con una paura vera annienta giorno per giorno il senso di sicurezza e la fiducia in se stesso di un bambino. La paura scardina l'ambiente solidale di cui un bambino ha bisogno per crescere, esplorare, imparare e lo lascia perennemente in apprensione, con un'ansia generica che può rovinare dalle fondamenta il suo modo di interagire con gli altri e di far fronte a nuove situazioni.
La paura viene quotidianamente rinforzata dal terrorismo dei mezzi di comunicazione. Purtroppo. Una serata davanti alla tv o alla consolle di un videogioco può tramutarsi in una vera overdose di incubi veri e finti. I bambini in fondo riflettono le paure dei genitori e degli adulti che li circondano: sono lo specchio dell'atteggiamento carico di preoccupazione, pessimismo e ansietà di genitori e parenti. Un ragazzino che esce di casa riceve tante raccomandazioni come se partisse per la guerra. Un disagio confermato dalle pesanti statistiche che documentano un consumo sempre più alto di medicinali contro ansia e depressione somministrati anche a bambini e adolescenti.
quando un bambino ha paura, va preso sul serio qualunque ne sia il motivo. La paura è negli occhi di chi la prova e abbiamo bisogno di vedere il mondo dal punto di vista dei bambini. Frasi del tipo: «Non fare la sciocca», «Non è niente», «Cresci!», «Cosa sono questi piagnistei» hanno solo l'effetto di sminuire una bambina facendo crescere le sue paure in modo sotterraneo. Eppure ai bambini piace giocare con il concetto di paura. Si divertono a scappare all'Uomo Nero e il brivido provocato dalle storie che incutono timore e dai film dell'orrore li elettrizza. E' anche questo un modo per esorcizzare le paure, ma funziona solo se al di là dell'incubo ci sono braccia accoglienti e una casa sicura.
L'ancoraggio a un punto di sostegno stabile, "a prova di bomba" è la strada migliore per contrastare la paura, e quindi giungere a neutralizzarla. Per l'adulto maturo tale sostegno è nella sua stessa persona, e può consistere nell'amore per gli altri, in una fede. I ragazzi hanno bisogno di un appoggio esterno, nei confronti del quale devono nutrire i due sentimenti fondamentali dell'affetto e della fiducia. I genitori, di norma. Costoro sono la prima e più formidabile arma che ogni giovane possa impugnare per combattere la paura, tutte le paure. Se i genitori sono due, come di solito accade, il punto di riferimento per il figlio è la coppia. La quale naturalmente è tanto più valida quanto più è affiatata, unita e armonica.
L'armonia familiare sembra che costituisca l'unica base sicura per l'evoluzione del figlio. In un clima familiare disteso, sereno, tranquillo, il ragazzo ha modo di esporre i suoi problemi e di poterli eventualmente discutere con serietà. Una possibilità determinante per il superamento delle sue angosce. Che siano in gioco problemi scolastici, o sessuali, o sociali, o esistenziali, ciò che conta è il poterne parlare in un'atmosfera di rispetto e di comprensione, senza banali superficialità e soprattutto senza osservazioni ironiche o critiche offensive. Un punto sul quale i genitori devono andare d'amore e d'accordo, se vogliono dare una mano al figlio. Se, per esempio, uno dei due drammatizza, magari col condimento di lamentele e di fosche previsioni, e l'altro prende tutto alla leggera e butta ogni cosa sul ridere, è poco probabile che il ragazzo trovi un sostegno per il superamento dei suoi disagi.
l'ambiente familiare deve fare attenzione alle fobie e alle ansie ingiustificate. Il figlio di genitori controllati ed equilibrati sta meglio di quello che vive in un ambiente gravato da genitori apprensivi e tremebondi. È buona cosa spiegare e far vedere a un ragazzo ciò che serve per evitare le malattie, le norme igieniche, le precauzioni da prendere nelle diverse circostanze, ma non è cosa altrettanto buona insegnare la paura. La solidarietà e la benevolenza dei genitori sono la più efficace prevenzione e la più valida cura di tutti i disturbi, derivati dal timore, che colpiscono l'adolescente. Questo è ancor più vero quando i guai nascono dai problemi scolastici. La scuola può essere vissuta dai ragazzi come un nemico, e qualche volta lo è davvero. Per questo l'atteggiamento dei genitori dovrebbe trasmettere ai figli due principi di base. Primo, che davanti al nemico non si scappa, ma si combatte. Secondo, che non si combatte solo per vincere, ma anche e soprattutto per affermare se stessi e per difendere la propria dignità.
...il genitore
di Marianna Pacucci
Costa fatica
confrontarsi con le paure dei ragazzi, perché i bambini non dovrebbero avere
mai timore di niente, se vengono rafforzati e confortati dall'amore dei grandi.
C'ero quasi riuscita, quando i figli erano piccoli, a rassicurarli da quelle ansie che talvolta provavano quando si sentivano impotenti di fronte ad una realtà di cui percepivano le contraddizioni nascoste e i pericoli remoti. Il massimo che ci concedevamo in casa era una sana paura del lupo cattivo, che aveva un effetto salutare quando i capricci dei miei figli oltrepassavano la soglia della sopportazione famigliare. Ma di questo personaggio era più frequente che ce ne scordassimo, perché c'erano ben altri trucchi per rabbonire le loro esuberanze.
Adesso che sono cresciuti sento imbarazzo, perché mi accorgo che i timori dei ragazzi sono anch'essi cresciuti e sfuggono al mio controllo e alle possibili strategie risolutive. Inoltre, mi tocca chiedermi se, in qualche modo, le loro insicurezze sono il riflesso di sentimenti e atteggiamenti che noi adulti comunichiamo loro, anche involontariamente. D'altronde, quale genitore non ha paura al pensiero degli incontri che i figli possono fare al sabato sera quando se ne vanno in giro fino a tardi con gli amici, ma anche a mezzogiorno quando tornano da scuola? Chi di noi non pensa, talvolta, che le barriere educative possano rivelarsi insufficienti a proteggere i ragazzi da relazioni sbagliate con i coetanei? E in quanti sfuggiamo alla dolorosa constatazione che il futuro grava su di noi come un'incognita spesso minacciosa?
Questi pensieri sono, in fondo, legittimi e non dobbiamo vergognarcene. Però dobbiamo chiederci se in questo modo partecipiamo a quel lavorio subdolo della società contemporanea, che vuole i giovani insicuri, apatici, chiusi nel privato e nel particolare, incapaci di guardare oltre il presente; quella società che rende noi adulti sempre più possessivi e iperprotettivi. Una complicità del genere, credo che non ce la possiamo proprio permettere!
Inoltre, mi rendo conto, nel rapporto con figli adolescenti, che le paure più terribili non sono quelle che vengono dall'esterno, dalla qualità della vita sociale, ma quelle che i ragazzi si portano dentro: il senso di inadeguatezza di fronte agli impegni quotidiani, l'incapacità di affrontare i problemi in modo costruttivo, il sottrarsi a confronti impegnativi circa i valori da vivere, il rifiuto di solidarietà verso chi vive una sofferenza o un disagio. Alla ricerca di antidoti e anticorpi per esorcizzare le mie paure e quelle dei figli, sono lentamente approdata ad alcuni punti fermi.
Il primo: sicuramente non è facile convivere con le incertezze della vita, ma questo è uno stimolo importante per non fare troppo assegnamento su sicurezze psicologiche di basso profilo. Quando si diventa un po' esigenti nel porsi domande e nel cercare risposte ai problemi di ogni giorno, è ovvio che ci si complica la vita, ma è anche possibile costruire qualcosa di solido che serva nei momenti di disorientamento, di delusione, di stanchezza.
Secondo: è vero che molte situazioni creano disagio, ma non bisogna mai lasciarsi prendere da sentimenti di impotenza. La qualità della nostra esistenza dipende in gran parte dalla responsabilità con cui decidiamo per che cosa conta vivere ed, eventualmente, morire. E le risorse della solidarietà sono in genere sufficienti quando abbiamo bisogno di conferme sulle cose per cui vale la pena spendersi fino in fondo.
Terzo: le risorse dell'amore famigliare rappresentano sempre una riserva di coraggio verso ciò che fa paura; aiutano i figli a valorizzare e apprezzare le proprie energie e a non sentirsi mai soli di fronte alle difficoltà e agli imprevisti. Tutto questo non dissolve magicamente le paure, ma consente di discriminare quali sono le ragioni reali di apprensione e quali invece fittizie; soprattutto, rende evidente che la vita - grazie a Dio - non ci mette mai di fronte a prove superiori alle nostre effettive possibilità.