OSSERVATORIO

Da New York la lettera di un salesiano della High School di Ramsey racconta...

UN GIORNO...COME NESSUN ALTRO

Martedì, 11 settembre del 2001, un giorno qualsiasi alla Don Bosco Prep High School di Ramsey, NJ: le lezioni erano iniziate da appena una settimana, gli alunni non ancora presi dal ritmo dell'anno; una fresca brezza appena accarezzata dal sole preannunciava l'autunno. Alle 08,50 uno studente mi avvisa di aver ricevuto una telefonata da suo fratello circa un incidente terribile: un aereo finito contro una delle Twin Towers. Siamo corsi al televisore. Era vero, la torre sembrava una ciminiera. Mentre contemplavamo stupefatti, abbiamo visto l'incredibile: un secondo aereo puntava contro l'altra torre... e l'incredulità divenne orrore.

Con l'immagine del terrificante impatto, mi sono rivolto agli studenti spiegando che cosa era capitato. Ho chiesto un minuto di silenzio, poi una preghiera. La paura si era materializzata, la potevi afferrare attraverso gli occhi dilatati, le labbra strette, i muscoli del corpo tesi... Praticamente tutti o quasi avevano familiari o amici nel World Trade Center (WTC). Gli studenti che avevano genitori o parenti nei due edifici erano in fibrillazione. Si aggiravano scossi e smarriti per i corridoi, digitando freneticamente sui tasti dei cellulari che non ne volevano sapere di prendere le linee intasate. I telefoni della portineria sembravano impazziti... Nel frattempo, ecco un'altra "mazzata": era successo l'assurdo, avevano attaccato il Pentagono! Fu il caos, non tanto fuori quanto dentro le nostre teste! Si accavallavano voci impensabili fino a quel momento: le "Gemelle" erano crollate, era in atto un complotto terrorista, era in pericolo la Casa Bianca, l'America! La scuola quel giorno finì lì, la paura no!

Il 12 settembre cominciarono i tragici conti: tanti familiari dei nostri alunni risultavano dispersi. Iniziava l'attesa angosciosa per saperne di più. Giovedì 13 abbiamo iniziato la scuola con la recita del Rosario, decisi a seguire il programma di un giorno scolastico regolare, ma la lista degli assenti, il clima generale, gli sguardi vuoti, qualche tic di troppo raccontavano un'altra storia. All'ultima decina della preghiera il preside chiese agli studenti che avevano parenti o amici colpiti dalla tragedia di alzarsi in piedi: avremmo pregato per loro le ultime dieci Ave. Ho dovuto fare forza su me stesso per non scoppiare a piangere: più del 60% degli alunni s'era alzato in piedi! Le dimensioni della catastrofe si stavano rivelando inimmaginabili. Avevamo perso parenti, amici, colleghi, e alcuni si erano salvati per miracolo, ma erano sotto uno choc da cui sembrava non riuscissero a uscire. Abbiamo esposto la bandiera a stelle e strisce come richiamo all'unità, simbolo di coraggio e impegno a non smarrirsi in un momento tanto triste per la nostra storia.