STUDI SALESIANI

Un prete brianzolo acquista una foto da un antiquario milanese... con sorpresa!

è lui o non è lui? è lui!

di Francesco Motto

Risolto il giallo del "nuovo" volto di Don Bosco. La scoperta di una "nuova" foto, e i vari passi di un'intrigante ricerca conclusasi positivamente.

"Mi scusi, chi è secondo lei il sacerdote al centro di questa foto?". Alla domanda un fotografo de "La Stampa", due del Museo della fotografia di Torino, un espositore di fotografie ottocentesche del Museo del Risorgimento a Roma e altri mi rispondono immediatamente: "Don Bosco". Non così invece vari salesiani: "Don Bosco? Mah!& Sì, ha qualche somiglianza, però& E poi, chi ha mai visto questa foto? Nelle foto Don Bosco o è da solo, o con giovani o, comunque, con salesiani; qui addirittura è con donne!& E poi di una foto così non vi è cenno nelle decine di migliaia di pagine scritte su Don Bosco". Non occorre essere psicologo per sapere che ogni figlio di Don Bosco ha in mente un "suo" volto del padre, quello che più gli piace, che più gli sembra esprimere la sua personalità. E fra la trentina di volti che si conservano (diversi fra loro, e tutti ritoccati dai rispettivi fotografi), ne sceglie uno... Ma allora, è lui o non è lui questo prete? Non mi rimaneva che studiare la foto.

I PERSONAGGI SECONDARI

Incomincio dai quattro personaggi fotografati col prelato! Se riuscissi a individuarli, se risultassero conoscenti e/o amici di Don Bosco, avrei fatto un passo nella giusta direzione. Si tratta di donne! Mi viene subito in mente l'accusa di misoginia rivolta a Don Bosco. Ma qui non sono donne qualsiasi; dai vestiti che indossano e dal fatto che si possono permettere - nei primissimi anni dalla scoperta della fotografia - una foto in uno studio privato, non può che trattarsi di signore, ricche o benestanti. Ora, chi non sa che Don Bosco con alcune di costoro era "di casa", per farsi aiutare? Il verso della fotografia mi dice che la foto è stata scattata a Chieri: devo cercare fra i residenti nella zona. Con l'aiuto di suor Marina, entusiasta di quello che si potrebbe rivelare una sorta di scoop donboschiano d'inizio terzo millennio, faccio pubblicare la foto sul giornale di Chieri. Ma nessun lettore è in grado di identificare le quattro signore. Qualcuno avanza ipotesi, suggerisce nomi, tuttavia nessun elemento utile mi viene offerto. Consulto archivi e biblioteche della città, e rintraccio così i dati anagrafici del fotografo: Stefano Terrazzino, nato a Chieri nel 1839, capace di leggere e scrivere, con studio fotografico in via Vittorio Emanuele II, al civico 2; figlio d'arte: il nonno è pittore, lo zio è pittore, il fratello minore diventerà pittore-fotografo. La tecnica fotografica adottata e la sala di ripresa mi indicano che dovrei datarla non dopo il 1869, anche perché il "sistema brevettato" del Ferrazzino non risulta nell'elenco nazionale dei brevetti ufficialmente riconosciuti dal 69 in poi. Con quale famiglia di Chieri Don Bosco poteva essere in rapporto di tale intimità da accettare di farsi fotografare con loro? Solo la famiglia dei Bertinetti: Carlo, la moglie Ottavia Debernardi e la damigella Giacinta, sorella nubile di Carlo, abitanti a poche decine di metri dallo studio fotografico del Terrazzino. Don Bosco li aveva conosciuti oltre venticinque anni prima, quando avevano fatto da padrini di Battesimo all'ebreo Giona, convertito da lui stesso. Nella loro casa Don Bosco si era difeso dall'accusa di "magia bianca", avanzatagli dal sarto Comino e dal fratello di Carlo, don Luigi Bertinetti. Colà aveva subito l'esame per l'ammissione alla vestizione. Diventato sacerdote, in occasione dei suoi viaggi al paese nativo sovente passava da quell'accogliente dimora; ne conosceva il personale di servizio e gli amici che la frequentavano, fra cui l'anziana signorina Braja, sorella di Domenico, uno dei membri della sua "società dell'allegria. Alla loro morte i Bertinetti lasciarono tutti i loro beni a Don Bosco. Avevo ottimi motivi per presumere che le due signore sedute davanti al sacerdote fossero la moglie e la sorella di Carlo, tanto più che la stessa foto conferma che quest'ultima è visibilmente più anziana della cognata.

IL PASSO DECISIVO

Mi mancava il più, l'identificazione del sacerdote. La risposta degli esperti e dei "tecnici" della fotografia cui a Torino e Roma mostravo la "mia" foto di Don Bosco assieme alle ben note altre foto del santo mi lasciava insoddisfatto: "Sì& non si può escludere&". Volevo la certezza. Mi balenò l'idea di rivolgermi alla "scientifica" dei carabinieri per sottoporre la foto a un serie di esami antroposomatici e di confronti con le foto "ufficiali" del santo, ed essere in grado di rispondere alle seguenti domande: se trattasi di Don Bosco, se potrebbe trattarsi di Don Bosco; se non trattasi di Don Bosco. Detto fatto. Dopo un po' di tempo, mi vengono consegnati due fascicoli, uno di testo e uno con fotografie, ingrandimenti, sovrapposizioni, tabelle, immagini computerizzate, ecc. Dallo studio risulta che fra le fotografie confrontate la serie di coincidenze nei tratti fisici del volto, e nei caratteri funzionali di tutto il corpo e della stessa veste che il sacerdote indossa è impressionante. Conclusione: fra le quattro possibilità che solitamente si contemplano nei casi d'identikit di persone ("non compatibile", "affine", "compatibile", "compatibile totalmente = identico") la scientifica esprime "con ragionevole certezza un giudizio di compatibilità totale = identità tra i soggetti" confrontati.

AL MICROSCOPIO

Alla "scientifica" rimane un solo dubbio: l'evidente difformità, tra i caratteri somatici dei soggetti a confronto, della morfologia della bocca, che nella fotografia inedita risulta più piccola, rispetto alla bocca che solitamente appare nelle foto più diffuse. A parte che in questo caso il volto è di dimensioni ridottissime (meno di un cm.) e che la foto è piuttosto piatta, priva cioè dei particolari in rilievo, le apparenti minori dimensioni della bocca si potrebbero spiegare con l'esecuzione di un ritocco, o con un'espressione vera di disagio dovuta ai lungi tempi di posa imposti dalla fotografia di quei tempi. L'ipotesi mi sembra valida; non mi resta che procedere alla verifica. Il microscopio di un laboratorio di restauro fotografico mi rivela i vari interventi correttivi del fotografo-pittore, bocca compresa. Il giallo è così svelato, la ricerca per ora è finita: sono di fronte a un "nuovo" volto di Don Bosco che, benché ritoccato come da prassi dell'epoca, ci offre le sue fattezze a 113 anni dalla morte. Può essere soddisfatto don Walter Brambilla che ha acquistato la foto da un antiquario milanese; può essere ancor più contenta la Famiglia Salesiana che arricchisce la galleria dei "volti" del suo fondatore. La storia riserva sempre delle sorprese.

(Per saperne di più si veda Ricerche Storiche Salesiane, n. 39, gennaio-giugno 2002).