VOLONTARIATO
Nel CFP di Bologna esiste uno spazio per rispondere alle domande esistenziali...
SPORTELLO DONNA
di Maria Antonia Chinello
Solitudine. Fragilità. Insoddisfazione e nostalgia. Determinazione. Sono solo atteggiamenti, pieghe della personalità, umori? Oppure, è possibile ritrovare un denominatore comune? Per esempio, la donna. Non importa se di origine somala, nigeriana, cubana, brasiliana, haitiana, italiana...
Sono vari e diversificati i tratti delle donne che si affacciano allo Sportello Donna aperto dal Centro di Formazione Professionale di Bologna, proprio al centro della città, vicino alla stazione ferroviaria, nodo di scambio tra il nord e il sud della penisola. Donne che custodiscono infinite storie che gli operatori e le operatrici del CODI (Centro Orientamento/lavoro Donne Immigrate) hanno imparato a decifrare, al di là dell'italiano stentato. Lo Sportello, attivo dal 1999, accompagna le donne immigrate nella ricerca di un lavoro che le renda autonome.
Ne parliamo con suor Angela Elicio, responsabile nazionale del Centro di Formazione professionale di Roma. «L'attenzione alla donna spiega nella dimensione personale, culturale e familiare è tra gli elementi che caratterizza lo Sportello. Si tratta di attenzione alle esigenze di orientamento e di formazione che le donne immigrate fanno intendere e, a poco a poco, giungono a esprimere».
UNA
STORIA TANTE STORIE
Per esempio, Cenerentola. Ha 35 anni. Divorziata. Da circa dieci anni in Italia, da due a Bologna. Ha alle spalle fragili esperienze lavorative. È agli sgoccioli del permesso di soggiorno che, se non verrà rinnovato, significherà non inviare più soldi ai figli rimasti in Somalia con la nonna materna. Nessun parente in Italia e nessuno della sua tribù di origine a cui fare riferimento. Bussa al Centro. È la prima. Dalle sue richieste emergono chiare le linee di intervento su cui si dovrà procedere: cercare un alloggio, trovare un lavoro, regolarizzare la presenza nel nostro paese. La storia di Cenerentola promuove però altre forme di partecipazione. Il CODI attiva così un lavoro di rete con servizi, enti del territorio che operano nello stesso ambito. «In questo impegno sociale continua sr. Angela in filigrana , si possono leggere due motivazioni di fondo. Prima di tutto, l'esigenza di non far dimenticare alle donne le proprie radici culturali, ossia aiutarle e non soccombere all'atteggiamento che le porta a mimetizzare gli elementi della propria differenza culturale. In seguito, l'impegno ad attivare realtà che rispondano a precisi bisogni. Per questo, si è messo tra gli elementi tipici dello Sportello, lo studio di metodologie personalizzate per cercare sul mercato del lavoro quegli spazi occupazionali che sono adatti alle donne che bussano a casa nostra».
Fatti di rapporti di coppia conflittuali e di violenza domestica sono all'ordine del giorno allo Sportello. In questi casi viene anche valutata l'opportunità di una consulenza psicologica. «La sfida che il CODI coglie in questo servizio è l'attenzione all'identità femminile, superando la freddezza dei discorsi normativi. Lo Sportello è consapevole che al di là degli obiettivi strumentali, al di là di ogni resistenza e difficoltà di comunicazione immediata, il contatto caldo e aperto incide maggiormente. Siamo consapevoli che nelle donne mai si potrà cancellare la memoria e gli effetti di un'esperienza dolorosa, fatta di fatica e di fughe, di nascondimenti e di sospetti». È il caso di una giovane donna brasiliana, 32 anni, divorziata e risposata, con quattro figli, tre dei quali del primo matrimonio. Si trova in Italia da sei anni. Quando racconta la sua storia agli operatori dello Sportello, si pensa di orientarla all'assistenza degli anziani. Per questo, frequenza il corso aperto dal Centro di formazione professionale e trova lavoro in una casa di riposo privata. Per arrotondare lo stipendio, fa le pulizie e bada ai figli di un'altra famiglia. Ma il cammino è faticoso: in Brasile non ha avuto vita facile e in Italia non si sente a casa.
«A poco a poco ci facciamo conoscere. Il tam-tam che caratterizza la comunicazione originaria di molte delle donne che conosciamo... funziona anche nella nostra società dominata dalle nuove tecnologie! Nel frattempo, stiamo costruendo una fitta rete di contatti e di collaborazione e ci stiamo organizzando per incrociare la domanda e l'offerta di lavoro». L'attenzione all'identità culturale della donna immigrata si è espressa in servizio di accoglienza, informazione e formazione. Oltre ad indirizzare le donne a scuole di lingua, il CODI ne ha orientate un buon numero a corsi di formazione al lavoro. È un dato importante, se si tiene conto delle scarse opportunità educative adatte a questo tipo di utenza. Il contatto con storie di emarginazione, di violenza, di abbandono, la constatazione dello svantaggio, soprattutto culturale, sofferto dalle donne ha mandato in "crisi" gli addetti allo Sportello. Si stanno così ripensando i progetti per porre in termini nuovi il fenomeno dell'immigrazione femminile.
I cittadini stranieri con permesso di soggiorno agli inizi del 2000 erano circa 1.687. 000 (45,8 % donne, 54,2% uomini; ma la situazione è molto differenziata per nazione: gli immigrati dell'Africa del Nord sono per il 74% maschi, mentre tra i cubani e i capoverdiani più dell'80% sono donne). Gli immigrati sono concentrati per il 62% nella fascia di età tra i 25 e i 49 anni (rispetto al 36,6% degli italiani). Anche i minori stranieri (278 mila e 19% dei residenti) hanno ormai superato in percentuale quelli italiani della stessa età. Il panorama delle provenienze: Europa 40,1%, Africa 27,8%, Asia 20%, America 11,9% e Oceania 0,2%. I gruppi nazionali ad alta incidenza femminile sono: Thailandia, Cuba, Capo Verde, R. Dominicana, Eritrea, Finlandia, Ucraina, Repubblica Ceca, Russia + CSI, Bielorussia Brasile.
(Caritas, XI Rapporto sull'immigrazione - 2001)