IL PUNTO GIOVANI
di Carlo Di Cicco
LA POLITICA DEL PADRE NOSTRO
Con il tempo, si è scivolati in una generale disaffezione dalla politica. Coprendo con il disimpegno verbale una sostanziale e inconfessata preferenza per scelte senza spessore. Pensando così di imitare Don Bosco e la sua “politica del Padre Nostro”.
Sembra che la politica sia uscita gradualmente ma inesorabilmente dall’orizzonte educativo, tanto che in anni recenti gli stessi vescovi italiani hanno sentito il bisogno di promuovere scuole di formazione politica. La politica è stata sostituita tra molti educatori con il qualunquismo, il ritiro nel privato, o con la paura legata ancora agli anni della contestazione studentesca.
Sul piano educativo permane una debolezza congenita: l’educazione alla politica o non esiste o si confonde con le interminabili liti legate alle scelte partitiche. Molti genitori e insegnanti temono di toccare questo tasto. E alcuni esponenti politici pare siano giunti a promuovere segreterie telefoniche dove denunciare gli insegnanti critici con le istituzioni. Sembra che educare alla politica scotti più che educare alla sessualità.
Ma pensare di poter costruire una società più libera, solidale, rispettosa dell’ambiente è fare politica. Iscriversi a un partito è un modo esplicito e forte – importante per la nostra Costituzione – ma non unico e prevalente di fare politica. I volontari fanno una politica nuova.
In Italia c’è stato un prete educatore straordinario, don Milani, che ha ridato dignità pienamente umanistica alla politica. Definendola in modo non convenzionale, e libera dai lacci ideologici. Fare politica significa lavorare insieme per uscire insieme dai problemi comuni.
A questo punto è facile cogliere la lungimiranza di Don Bosco sulla politica del “Padre nostro” che, se tornasse in auge nella Chiesa, piacerebbe certamente ai giovani e ridarebbe vigore agli educatori. Proviamo a dare scampi di riflessione su questa politica seguendo la traduzione interconfessionale del “Padre nostro” in lingua corrente del Nuovo Testamento.
“Padre nostro che sei nei cieli”: la fraternità universale boccia ogni discriminazione di razza, sesso, cultura, censo.
“Fa che tutti riconoscano te come Padre”: non ci sono idoli di nessun genere per chi riconosce Dio come Padre; neppure il denaro, il successo, il potere o altri leader contano di più.
“Che il tuo regno venga”: è la grande profezia da annunciare e conta prima di tutti gli imperi. La venuta del Regno si annuncia con la liberazione degli schiavi e con l’asciugarsi di ogni lacrima.
“Che la tua volontà si compia anche in terra come in cielo”: è la bussola per il dialogo tra generazioni, tra classi sociali, tra Stati e anima critica della globalizzazione, riconoscendo il primato della volontà salvifica di Dio su furbizie e prepotenze di ogni risma.
“Dacci oggi il nostro pane necessario”: bando agli sprechi, alla cultura del consumismo, scelta di sobrietà e lotta alla fame di milioni di uomini.
“Perdona le nostre offese come anche noi perdoniamo a chi ci ha offeso”: il perdono va a braccetto con una scelta esistenziale di non violenza che richiede grande forza e coraggio interiore.
“Fa che non cadiamo nella tentazione”: i pericoli della vita sono in agguato. Anche quello di peccare, ossia di pensare di essere ciascuno di noi l’ombelico del mondo.
“Ma liberaci dal Male”: il Male con la maiuscola bussa dentro e fuori di noi, lo sperimentiamo. Sotto forma di odio, malattia, morte, guerra e violenza di ogni genere. L’alleanza con Dio è urgente per la nostra liberazione.
Geniale allora questa “Politica del Padre nostro”, lontana dall’educazione qualunquista, carica di senso di responsabilità, finestra sul mondo, terribilmente solidale e altruista. Cioè cristiana.