ATTUALITÀ
METTI UNA SERA, A CENA
di Giancarlo Manieri
Un
venerdì di dicembre a casa di un amico. Il figlio piccolo in un angolo del
salotto, smanetta sulla tastiera del computer in una solitudine popolata di
amici virtuali. Un problema in più per genitori ed educatori. Psicologi,
pedagogisti, professori, venite in soccorso!
Marco, un frugolo di 10 anni, non mi calcola nemmeno un po quando entro in casa, invitato a cena da un caro amico. È catturato dal computer, piazzato in un angolo del salotto, teso e preso nellatteggiamento che avevano i bimbi di un tempo, quando la nonna raccontava le fiabe. Digita sui tasti, Marco, con i due indici. È veloce, segno di una frequentazione giornaliera della macchina; poi, i gomiti puntati ai bordi del tavolo, le mani raccolte a sorreggere il viso, il mento nellincavo delle palme e gli occhi fissi al monitor, attende impaziente Quando una scritta compare sullo schermo, ricomincia frenetico il balletto sui tasti. Mi fermo un attimo a guardarlo, tento anche di interessarlo:
- Ciao, Marco. Che fai di bello?
- Chatto!
- Cioè?
- Parlo con gli amici!
La risposta è stata rapida, secca, di quelle che, lo capisci subito, vogliono decretare la fine di una seccatura, tipo: non rompere, ho da fare! Guardo il papà che fa un gesto rassegnato e forse anche un po sconfortato. La mamma, indaffarata in cucina, non partecipa.
Ovvio che largomento quella sera è Marco. Di lui, nel corso della conversazione vengo a conoscere alcuni particolari che mi lasciano perplesso: racconta un sacco di frottole, il bimbetto. Qualche giorno prima, essendosi imbattuto, via chat, con una ragazza di 14 anni, ha raccontato senza un filo di vergogna né un attimo di perplessità che lui ne aveva 16 di anni, e che avrebbe tanto desiderato conoscerla, che gli scrivesse qualcosa di carino! Lo sfogo di papà Umberto giunge appassionato: che cosa sta succedendo a questi nostri figli della chat generation? Anche noi raccontavamo balle, ma mai così sfrontate!. Ormai un bambino su tre possiede un computer, ma fra qualche mese si arriverà al 50% e oltre. Una macchina è il nuovo compagno dei nostri figli, e Internet è la nuova piazza, il luogo del passeggio per conversare Solo che Internet permette molti più sotterfugi che non il corso o la piazza, molte più bugie e faccia tosta. Non diventano più nemmeno rossi i nostri pupi, maledizione! Sembrano impermeabili ai sentimenti. Il prof. di latino a suo tempo mi faceva tradurre puer mendax ter negavit atque erubuit, e prendeva la palla al balzo, predicando che le bugie, più che le gambe corte e il naso lungo che sono modi di dire, fanno la faccia rossa che è un modo di diventare! E tramontato anche il rossore! Continuiamo a parlare a voce alta, perché Marco sentisse, ma Marco non faceva una piega, probabilmente non sentiva proprio; rintanato dentro alla sua stanza virtuale, non aveva orecchi se non per i suoi virtuali amici. Continua lo sfogo di Umberto, e così apprendo che il frugoletto si aumenta o diminuisce letà a seconda dellamico/a con cui parla. Quelle conversazioni, dunque, risultano del tutto improbabili, spesso decisamente false, condotte sul filo della fantasia, o per meglio dire della menzogna.
Allora che cosa deve fare un povero disgraziato di genitore? Ho ottenuto soltanto che non si blindasse in camera. Se vuole usare il computer deve farlo in salotto. Però, appena ci si avvicina alla postazione per sbirciare qualcosa o sentire meglio, scattano le ire infantili: Fatevi i fatti vostri! Mica io vengo a controllare quello che fate voi! Ho il diritto alla privacy, io!. Ma chi gliele ha suggerite queste cose? Che cosa fare? Perché non è finita: Marco non ci racconta mai nulla. Non veniamo mai a sapere con chi parla, se non per caso. Qualche sera fa era furibondo: si era dichiarato a una ragazza di 61 anni! Quando lha scoperto lira si è trasformata in un torrente di parolacce, tantè che stavo per mollargli quattro ceffoni come si deve in barba alla legge! Circa un mese fa sera intestardito: voleva andare a Prato per incontrare gli amici di amici di tastiera.
- Ma sei matto?
- Papà, Luca è andato a Fabriano, perché io non posso andare a Prato?
- Perché hai dieci anni, accidenti!
- Il nonno dice che suo papà a 10 anni conduceva le pecore sui Sibillini
- Oh, insomma! Ma perché non vai alloratorio, ché almeno lì ti fai degli amici?
- Io ne ho tantissimi di amici
- In carne e ossa, intendo!
- Ce lhanno anche i miei la carne e le ossa
- in demolizione, come la sessantunenne!
- Papà, non capisci nulla, oh!
Aveva ragione, non ci capivo più nulla. Certo non posso bloccare il progresso per difendere mio figlio dalle sessantunenni che chattano! Qualcuno, spero, ci darà una mano... Capisco il mio amico e tento anche una difesa dufficio: daltronde la chat è una specie di liquido amniotico che protegge dalle difficoltà che si possono incontrare nella vita reale. Certo la motivazione tiene poco. Ma anchio ero in difficoltà e si capiva. Sì, come si fa a convincere i giovani che il vero problema non è il reale ma il virtuale? E che la vita non è virtuale ma reale? Esiste un decalogo della Società Italiana di Pediatria rivolto ai genitori. Sarà valido?
- Navigare solo in presenza di adulti
- Non sistemare il computer nella camera del bambino
- Saper usare il computer almeno tanto quanto vostro figlio
- Proteggere il bimbo dai siti non adatti
- Parlare con lui dei suoi viaggi virtuali
- Esortare a non dare informazioni su di sé
- Evitare che abbia una casella mail con password
Labbiamo letto insieme. Ma il problema dei tanti Marco presenti ormai un po dovunque resta, e il mio problema di educatore è ancora più serio.