FOCUS
TUT
Tut, 22 anni, è un giovane della tribù Nuer, uno spilungone i cui piedi escono fuori da ogni letto. Ha l’AIDS Tut, ed è ridotto a uno scheletro che attende la morte, assistito dalle suore di Madre Teresa. Oggi l’ho trovato immobile, gli occhi vitrei, il respiro quasi impercettibile. L’ho chiamato: “Tut, sono qui, il tuo papà!”. E’ orfano, il mio spilungone e come padre non ha che il missionario; “Sono qui”, ripetevo mentre scacciavo le mosche dalla sua faccia, che tornavano sempre alla carica. Non risponde, lo lascio pregando.. Dopo qualche ora torno al suo capezzale. Era sveglio e sorridente, pulito e cambiato. Aveva passato la crisi. Quando mi ha visto si è messo a piangere, mormorando: “Abba konjo, il padre è buono!”. Detto da lui, ormai prossimo alla morte… la cosa mi ha colpito come una fucilata: ecco che cosa l’Africa sofferente vuole dal missionario, non grandi opere ma tanto amore. E io so, dopo 50 anni di missione e mille peripezie, che amare è la cosa più bella e difficile del mondo. (Vincenzo Donati)