IL PUNTO GIOVANI
di Carlo Di Cicco
Non c’è mai stato un santo a memoria d’uomo, e neppure una santa, di qualsiasi tradizione religiosa, che abbiano lasciato le cose immutate.
In forma dirompente o con gradualità, i santi hanno sempre prodotto trasformazioni interiori o contribuito a mutare abitudini sociali. E vi sono riusciti anzitutto con l’esempio. Proprio come si legge nel Vangelo di Gesù Cristo, per i cristiani l’unico maestro che cominciò a fare e a insegnare.
Uno stile di vita che si riscontra nei santi. Di loro, uomini e donne per gli altri, si raccontano le opere, le storie. Le parole che essi tramandano appartengono a un’esperienza di vita.
Il contrario della società del consumo mediatico dove le parole sono valanga, gli spazi di silenzio inquietano, le testimonianze di vita rarefatte. Nella commercializzazione della parola anche il compito educativo è diventato fortemente sofferente, tanto che una società definita della comunicazione ha reso più difficile che mai tra genitori e figli comunicare parole ed esperienze.
Si pensi a due esempi attuali di santi: Don Bosco e Madre Teresa dei poveri. Distanti per tempo e luogo di vita, vicinissimi e simili per prospettiva di vita ed esperienza spirituale. Entrambi mistici, che hanno sperimentato cioè le profondità della vita spirituale con la fatica interiore che prende a volte la ricerca di Dio che sembra nascondersi. Entrambi che si sono rimboccati le maniche prima di dar vita a istituti religiosi: Don Bosco ha cominciato a raccogliere giovani poveri e abbandonati per dare loro dignità sociale e istruzione e Teresa a raccogliere malati abbandonati e morenti sui marciapiedi per farli morire con dignità. Don Bosco che si è posto concretamente la questione di dare dignità al lavoro dei giovani in un tempo in cui, con la prima industrializzazione scattavano i meccanismi sociali di sfruttamento ed esclusione sul lavoro; Madre Teresa che, con la sua azione, ha posto una spina nel fianco di un sistema economico mondiale che produce poveri e disparità mostruose.
Da questo vivere con gli ultimi e disperati della società, assaggiando la loro solitudine e il disprezzo sociale conseguente, l’uno e l’altra hanno messo mano a risposte concrete a bisogni reali.
Don Bosco e Teresa hanno sostenuto l’idea che tutti possono diventare santi, che la santità è un progetto di vita che dà gioia e pertanto concorre a rendere le società meno dolenti e diseguali. Anche l’educazione dei giovani è un obiettivo accessibile ai più e lo stare dalla parte dei poveri e con i poveri anche, purché si scelgano politiche per l’uomo e non per il profitto.
Il fatto che di tanto in tanto ci vengano posti dei modelli di vita del calibro di Don Bosco e Madre Teresa, lascia pensare che i bisogni dei tempi sono tali da richiedere una concentrazione di impegno in quei versanti che essi hanno particolarmente curato.
L’attualità dell’educazione non è tramontata perché nel mondo si continua a nascere e morire e le generazioni si danno il cambio. Urgente oggi, quando – per dirla con il Papa – i poveri sono legione, diventa lo schierarsi per la giustizia. Madre Teresa con la sua opzione preferenziale per i poveri ci sfida a costruire un mondo capace di vincere la piaga della povertà frutto di un peccato sociale grave.
I santi – alcune figure in particolare – possono benissimo essere posti anche nella riflessione civile, accanto a coloro che hanno speso la vita per la giustizia, la pace, il riscatto da ogni tipo di sfruttamento. Ci si accorgerebbe del paradosso che nel tempo si è creato: aver pensato di mettere gli uni contro gli altri personaggi che hanno lottato per la stessa causa dell’uomo, pur partendo da ispirazioni ideali diverse. Attaccare i santi nei musei è un rischio che incombe sempre: far loro festa lasciandoli sul muro. Madre Teresa ha fatto irruzione nel tempo global. E si è messa all’opera indicando una direzione da prendere in un tempo in cui poveri ed emarginati sono stati definiti “vuoti a perdere” da un sistema che crea ricchezza ma per una minoranza. Discuterne con i giovani preserva la memoria di mondi altri possibili.