STORIA SALESIANA

di Francesco Motto

Don Bosco che scrive Spigolando fra le lettere inedite del quarto volume dell’Epistolario appena pubblicato.

DON BOSCO INEDITO

Alcune fra le molte novità presentate dal  curatore.

“È un piemontese che ricorre ad un piemontese per dare pane ad alcuni poveri piemontesi. Veda V. E. che preambolo! La sostanza poi si riduce a pregare la sua carità a voler promuovere lo spaccio di cartelline di beneficenza che le unisco in numero di dieci”. Indirizzata al cardinal Bilio è una delle 179 lettere inedite del nuovo volume dell’epistolario di Don Bosco edito dall’ISS. Messaggio diretto, preciso, senza fronzoli, tipo “prendere o lasciare”, indirizzato per di più a un “principe della Chiesa” con cui non aveva particolare dimestichezza. Inutile aggiungere che il cardinale acquistò i biglietti della piccola lotteria e come lui centinaia di altri corrispondenti che ben conoscevano come le finanze di Valdocco segnassero costantemente zero per il costo del mantenimento di 850 di giovani, l’acquisto di nuovi immobili, il riscatto di numerosi chierici salesiani dalla leva militare, le spese delle nuove fondazioni, le missioni e così via.

UN IMPORTANTISSIMO TRIENNIO

Il triennio 1873 -‘75 segna un momento cruciale della vita di Don Bosco. Sono gli anni dell’approvazione definitiva delle Costituzioni salesiane, dell’inizio dell’epopea missionaria in Argentina, dell’allargamento della cerchia dei benefattori e delle vocazioni mediante il progetto dei Cooperatori e dell’Opera di Maria Ausiliatrice, della notorietà nazionale per la sua attività di raccordo fra Stato e Chiesa. E sono anche anni di grandi delusioni: la mancata concessione dei “privilegi”, la crescita dei gravi motivi di dissenso con monsignor Gastaldi, la sfavorevole conclusione della succitata lotteria per cui tanto aveva lavorato, i ripetuti fallimenti di una fondazione salesiana a Roma, la morte di persone care…Si comprende dunque come poter ora disporre, per un periodo così breve eppur ricco di avvenimenti significativi, di ben 38 lettere inedite al Papa e alla Segreteria di Stato, di una quindicina di lettere a cardinali e vescovi, di altrettante ad autorità civili, nazionali e locali e di 37 a donne si possa considerare un bel tesoro per una sempre migliore conoscenza del santo educatore di Torino. Spigoliamo dunque fra le pagine del volume alla ricerca di qualche inedito tassello del “mosaico Don Bosco”.

FIDUCIA NELLA PROVVIDENZA

“La c’è la Provvidenza”, diceva Renzo Tramaglino dando i pochi soldi che aveva in tasca a un povera questuante di Milano. E che dire di Don Bosco che scrive a don Tribone: “Ho ricevuto la cara sua lettera col vaglia entro chiuso. Mi giunse in tempo opportunissimo. In quel momento aveva ricevuto un dispaccio da Novara che mi annunziava che un ottimo nostro chierico maestro erasi presentato alla leva militare persuaso di essere riformato. Invece fu fatto idoneo e immediatamente incorporato. Non sapeva più dove rivolgermi per completare la somma richiesta di fr. 2500 [per ottenerne l’esenzione], quando mi giunse la sua lettera che completò precisamente quello che mi mancava ancora. Benedetta la sig.ra zia e benedetto Lei che ne fu organo diretto!”.

Fiducia nella Provvidenza significa fiducia in Dio che si serve di strumenti umani. Ecco allora Don Bosco scrivere alla contessa Callori di Torino a proposito dell’acquisto di un immobile a Valdocco: “Il Rubicone è passato. Il compromesso è fatto. Non ci mancano che danari per fare l'istrumento della nota casa. Finora non ho ancora un soldo; tutta la fiducia è in Lei e qualche poco in alcuni altri. Vedremo: faccia quanto può”.

Una sincera fede è quella che osa farsi autentica profezia, come nella lettera alla sig.ra Marina Pavese: “Siccome il colera continua a minacciarci così io le mando l'anticolerico per Lei, sua figlia e per la sig[ra] Marchesa Santi: due speciali medaglie per Lei e sua figlia; due per la prefata signora cui prego porgere li miei umili ossequi. Le altre me[da]glie ordinarie si possono dare alla famiglia sua e a quella della sig.ra marchesa e a chi giudicherà. Questa ricetta si compone di un Pater al SS.mo Sacramento con una Salve Regina portando la medaglia indosso fino alla cessazione del pericolo”. Don Bosco corre un bel rischio, si direbbe. Più prudente invece con la signora Emma Brancadoro la cui figlia era ammalata: “In Torino si prega all'altare di Maria A […]. Speriamo. È vero che Dio ama gli angeli, e tale è la sua bambina, ma mi sembra che la gloria del Signore voglia la conservazione della medesima”. E alla notizia della guarigione replicava: “Intanto stava con fede aspettando… Ed ora […] trovo la sua lettera che mi assicura avere Iddio ascoltate le nostre preghiere. Dio sia benedetto”.

Al primo posto però per importanza ci sono i beni spirituali, quelli che danno la vera gioia. Lo scrive al giovane marchese Antinori che gli aveva confidato le sue pene spirituali e materiali: “Ognuno ha la sua parte. Questa è una valle di lacrime, è un esilio, un carcere. Si può dunque sperare qui felicità? Niuna. Dunque ai beni eterni, ai beni stabili, che non dipendono dal capriccio degli uomini, alla virtù della religione dobbiamo attaccarci”.

… POLITICA

Sono oltre una quindicina lettere inedite che trattano di “politica ecclesiastica”. Limitiamoci a quella al presidente del Consiglio Minghetti, dove Don Bosco fa la sua professione di fede politica: “Sebbene io viva affatto estraneo alle cose politiche, tuttavia non mi sono mai rifiutato di prendere parte a quelle cose che in qualche maniera possano tornare vantaggiose al mio paese. Per questo motivo nello scorso marzo essendomi recato a Roma mi feci premura di presentarmi al Sig. Ministro Lanza per istudiare un modo possibile con cui mettere i vescovi al possesso delle loro temporalità. Sua Eccellenza, gradì l'idea […]. Mi fece allora vedere quattro proposte del Consiglio di Stato […]. Datane comunicazione al Cardinale Antonelli e allo stesso / [f. 1v] Santo Padre si era rimasti intesi col Presidente dei Ministri, che terminata la discussione della legge sulle corporazioni religiose, appena cominciate le ferie della Camera dei sig. deputati si sarebbe definitivamente concretato il citato progetto sulle basi ivi stabilite”.

Concludiamo con una lettera piuttosto “originale” che, portata in tribunale, contribuì a salvare dalla prigione un certo Davide Lazzaretti, discusso riformatore sociale ed ecclesiale dell’epoca, successivamente ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia: “Abbiamo inteso qualche sinistra voce sul conto del signor David Lazzaretti che cioè sia stato incarcerato. Se mai potesse giovare la mia parola in suo vantaggio io sono disposto a pronunziarla ben di cuore, giacché avendo il piacere di conoscerlo nella scorsa primavera, anzi avendogli io dato ospitalità in questa mia casa per alcune settimane, riconobbi una persona veramente dabbene, desiderosa di fare del bene al prossimo, noncurante dei propri interessi, purché possa giovare agli altri. Se avrà occasione di rivederlo lo riverisca per parte mia, lo conforti coi sentimenti religiosi che la sua carità saprà ispirarle, e se posso in qualche modo giovare conti pure sul suo Obbl.mo servitore Sac. Gio Bosco”.

Ai lettori il sogno di cercare nel nuovo volume conferme e novità della propria immagine di Don Bosco. Sarà un’indagine affascinante e, perché no,  intrigante.